I delegati di 111 Paesi hanno raggiunto ieri a Dublino un accordo storico per
la messa al bando delle cluster bomb. Dopo dieci giorni di intensi e spesso confusi
negoziati, la notizia dell'accordo è arrivata a sorpresa, preceduta dalle dichiarazioni
della Gran Bretagna che aveva anticipato ieri mattina la decisione di smantellare
le cluster dal proprio territorio. "La Convenzione sulle armi a grappolo prevede - ha annunciato il ministro degli Esteri irlandese Micheal Martin - che ogni
stato
firmatario si impegni in modo solenne a non utilizzare, produrre o acquistare"
qualsiasi tipo di munizione cluster. Il testo, concordato con due giorni di anticipo
rispetto alla fine dei lavori, verrà votato e approvato venerdi in seduta plenaria
e firmato definitivamente il 3 dicembre a Oslo.
Boicottaggio. Proprio a Oslo era infatti iniziato, nel febbraio 2007, il processo che ha portato
alla decisione attuale. Attraverso alcune tappe intermedie (Wellington, Lima,
Vienna), è stata elaborato un accordo che obbliga ogni Paese firmatario a non:
usare munizioni cluster; produrre, acquistare, commercializzare, stoccare, trasferire
direttamente o indirettamente munizioni cluster; assistere o incoraggiare chiunque
a intrattenere attività proibite dall'accordo con un altro Stato membro della
convenzione. Secondo gli accordi, i Paesi dovranno procedere alla distruzione
dei loro arsenali di munizioni cluster entro otto anni dalla firma dell'accordo.
Secondo i detrattori del processo di Oslo, questo lascerà il tempo per la costruzione
di nuove munizioni, sempre più sofisticate e sempre più precise, in grado di produrre
danni minori alle popolazioni civili e aggirare eventuali restrizioni. I maggiori
Paesi produttori di cluster bomb hanno boicottato la conferenza di Dublino. Stati
Uniti, Russia, Cina, India, Israele e Pakistan erano infatti assenti, e come tali
non rientrano nella convenzione.
La posizione dell'Italia. Il Senato ha votato ieri sera all'unanimità (con 271 voti) un ordine del giorno
bipartisan per la messa al bando delle cluster bomb, le cosiddette bombe a grappolo.
L'ordine del giorno è il frutto di un'intesa raggiunta all'ultimo momento tra
la maggioranza e l'opposizione. L'odg impegna il governo "ad assumere nell'ambito
della Conferenza di Dublino, a seguito della dichiarazione di Oslo, nel rispetto
degli impegni internazionali e delle operazioni di pace delle Nazioni Unite dell'Ue
e dell'Alleanza Atlantica, anche in relazione alle esigenze di integrazione reciproca,
una decisa posizione a favore della messa al bando delle cluster bomb".
Il nostro Paese era presente alla conferenza di Dublino con un cartello di organizzazioni,
riunite nella 'Campagna italiana contro le mine', il cui coordinatore, Giuseppe
Schiavello, è stato raggiunto telefonicamente da PeaceReporter.
Schiavello, come giudica la posizione del nostro Paese?
E' una posizione che cerca di tutelare anche l'interesse degli Usa. Impossibile
pensare il contrario, con la presenza delle basi Nato. A differenza delle mine
anti-persona, gli Usa tengono moltissimo a mantenere lo stock di munizioni cluster
nelle loro basi anche in Gran Bretagna, Germania. Gli Usa hanno fatto pressioni
diplomatiche fortissime per evitare il divieto di operazioni congiunte, ovvero
l'interoperabilità, che avrebbe sancito la possibilità per gli Stati firmatari
di usare le cluster bombs nelle operazioni congiunte o nel caso di intervento
in supporto ad altre nazioni. Uno degli altri articoli dibattuti è stato quello
sulla transizione, e fortunatamente non è stato approvato. Si chiedeva che trascorressero
dai 10 ai 15 anni per l'entrata in vigore del trattato.
Qual'è il prossimo passo?
La firma del Trattato a Oslo, a dicembre, poi una legge nazionale di ratifica.
Con la ratifica di trenta Paesi, il Trattato entrerà ufficialmente in vigore.