28/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Nepal saluta il passaggio da monarchia assoluta induista a repubblica federale (a guida maoista)
Nel giorno della proclamazione della repubblica tre ordigni sono stati fatti esplodere a Kathmandù. Il primo di fronte al palazzo dove è riunita l'Assemblea Costituente. Un'altra bomba è scoppiata pochi minuti dopo davanti allo stesso edificio e una terza è esplosa in un parco, causando il ferimento di una persona.

Il 28 maggio è una data che rimarrà nella storia del Nepal. Oggi il re Gyanendra lascerà il palazzo reale e la nuova Assemblea Costituente democraticamente eletta, a maggioranza maoista, proclamerà la nascita della repubblica. “Oggi è una giornata epocale” dicharava martedì il leader dei maoisti Prachanda. La monarchia del regno himalayano lascerà dunque il passo a una nuova forma di governo repubblicano, che nei dettagli non è ancora stata concordata. Proprio per queste ultime indecisioni, la riunione dell'Assemblea per la proclamazione, attesa per questa mattina, è stata rimandata di qualche ora.

Re Gyanendra Nonostante i molti molti allarmi per la sicurezza, fin dall'alba di mercoledì mattina le strade di Kathmandù erano invase di gente festante, che dava l'addio al re e salutava l'avvento della repubblica. Può sembrare strana questa disaffezione popolare dopo un regno di 239 anni, esercitato come fosse una teocrazia. In Nepal, infatti, il re è considerato una reincarnazione del dio induista Vishnu. Nei fatti, però, il sostegno popolare alla famiglia reale era andato calando già nel 2001, quando l'attuale monarca salì al potere dopo la misteriosa strage dei suoi fratelli, tra cui il suo predecessore re Birendra, molto amato dalla gente. Il prestigio reale è stato incrinato anche dagli insuccessi nei dieci anni di lotta contro i maoisti, iniziata nel 1996 e costata la vita a più di 13 mila persone. Ed è definitivamente crollato nel 2005, quando Gyanendra esautorò il governo e assunse i poteri assoluti. Una mossa quest'ultima che portò un anno dopo alle proteste antimonarchiche che decretarono la fine del suo potere.

L'Assemblea Costituente nepalese Il sostegno alla repubblica non è però ancora totale, negli ultimi due giorni la capitale Kathmandù è stata presidiata dalla polizia per prevenire incidenti, proteste o saccheggi. E tra lunedì e martedì tre ordigni sono stati fatti esplodere in città, causando il ferimenti di sei persone. Due bombe di medio potenziale sono state poste vicino al palazzo dove si riunisce la Costituente e la terza, quella che ha causato i sei feriti, nel parco di Ratna, nel centro della capitale. Questi attentati sono stati rivendicati da un partito fondamentalista indu chiamato Ranabir Sena. Oggi dunque la capitale è presidiata dalla polizia anche per evitare nuovi attentati, mentre nel sud, il sedicente esercito del Terai ha indetto uno sciopero per protestare contro la Costituzione provvisoria. Da domani però la tensione si dovrebbe sciogliere e il governo ad interim del premier Gyria Prasad Koirala ha già proclamato tre giorni di festa nazionale.

Nepalesi manifestano con un finto cadavere del re Rimane aperta la domanda sul futuro di Gyanendra, che dalla proclamazione della repubblica perderà tutti i suoi privilegi e, secondo molti, potrebbe scegliere l'esilio in India. Il suo volto è già stato tolto dalle banconote e i suoi ritratti sono spariti dalle strade. Gyanendra, la regina Komal e la regina madre Ratna Rajya Laxmi si trovano ancora nel palazzo di Narayanhity, nonostante il governo li avesse invitati a lasciare la residenza reale entro ieri. Non essendo partito spontaneamente, il re dovrà ora attendere comunicazioni dal governo, che già nei giorni scorsi minacciava azioni legali contro di lui se non avesse liberato il palazzo, dove presto sorgerà un museo. Indiscrezioni riportate dai media locali riferiscono che Gyanendra avrà 15 giorni di tempo per andarsene.

Manifestazione pro repubbblica Dai problemi del re al quelli del parlamento. Mercoledì la formalizzazione del passaggio alla repubblica è slittata di alcune ore per mancanza di un accordo sulle nomine e sulla forma di governo. I tre partiti vittoriosi alle elezioni dello scorso aprile, il partito del Congresso del premier Koirala, i maoisti e i leninisti, stanno ancora discutendo. Pare che i maoisti, che hanno la maggioranza, spingano per una forma di governo presidenziale che conceda loro maggior spazio di manovra. Manca ancora, inoltre, l'accordo sui nomi dei 26 membri dell'assemblea non eletti dal popolo: 575 deputati sono stati scelti nelle scorse elezioni, altri 26 devono essere nominati dal parlamento. Tante questioni sono insomma ancora da definire, ma l'Assemblea Costituente ha due anni di tempo per scrivere la bozza di Costituzione. Per ora basterà votare la fine della monarchia e, almeno su quello, l'accordo in parlamento è scontato.
 

Naoki Tomasini

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