
Dalla mezzanotte di ieri 300.000 agricoltori affiliati ai quattro principali
sindacati del l'agricoltura hanno decisio di bloccare la vendita di grano destinato
all'esportazione. Da giovedì inoltre non si comercieranno bovini da lavoro. Queste
misure si protrarranno fino al prossimo lunedì. Così le organizzazioni rappresentative
del settore agricolo argentino hanno annunciato che riaccenderanno la protesta
contro governo, accusato di "cercare qualunque giustificazione per rimandare la soluzione"
della disputa sulle imposte alle esportazioni di grano. Si tratta della terza
ondata di proteste che da oltre due mesi affliggono l'agricoltura argentina e
rischiano di gravare pesantemente sul mercato mondiale di cereali e carni bovine,
di cui il Paese sudamericano è uno dei maggiori esportatori. Il governo del presidente Cristina Fernández sostiene che gli agricoltori in
protesta hanno usato un "tono aggressivo" nel corso delle manifestazioni pubbliche,
fatto che ha reso più difficile il dialogo. Dal canto suo, Mario Llambías, a capo
della Confederaziones rurales argentinas, ha dichiarato: "Il governo si dimentica
le offese che stiamo subendo. Ci hanno accusati di essere sprovveduti, golpisti,
piromani e oligarchi".