29/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Crisi di governo, economica e militare nel Paese dell'alluminio. Come nel 2007
Senza governo, con i militari in rivolta e l'opposizione pronta a scendere in piazza. In Guinea il tempo pare essere tornato indietro a un anno fa, quando il presidente Lansana Conte dovette cedere di fronte alle proteste di piazza e agli oltre 180 morti causati dagli scontri tra manifestanti e polizia, nominando un governo di unità nazionale. Ma una settimana fa il premier è stato sfiduciato per decisione del presidente, provocando le ire di opposizione e sindacati. E da due giorni i militari sono in fermento per le paghe arretrate.

L'ex-premier, Lansana KouyatéIl fulmine all'anestetizzata vita politica guineana è arrivato la scorsa settimana, quando il presidente Conte, salito al potere nel 1984 grazie a un golpe, ha deciso di licenziare il premier Lansana Kouyaté, l'uomo “di consenso” scelto assieme ad opposizione e sindacati a séguito degli incidenti del febbraio 2007, causati dal carovita ma presto diretti contro l'entourage del presidente, responsabile della mala gestione del Paese. Al posto di Kouyaté, impegnato nel varo di una legislazione che avrebbe dovuto regolamentare le prossime elezioni, previste per il 2009, è stato posto Ahmed Tidiane Souaré, ex-ministro delle Miniere e uomo vicino al presidente. Il tutto senza consultare l'opposizione che, divisa dopo le proteste dello scorso anno, ha trovato un motivo per ricementare l'alleanza con i sindacati e al suo interno. Finora, alcuni partiti hanno risposto freddamente all'invito fatto da Souaré affinché entrassero nel governo, mentre altri hanno minacciato di tornare a manifestare per le strade.

Se l'opposizione si è limitata a minacciare, l'esercito in piazza ci è sceso per davvero. Anzi, ha preferito chiudersi in caserma. Così hanno fatto lunedì i soldati della base Alpha Yaya Diallo nella capitale Conakry, che ospita i reparti di élite dell'esercito, per protestare contro il carovita (nonostante per i soldati i prezzi siano calmierati) e per la mancata paga. I militari, che reclamano il pagamento di arretrati del valore di 5 milioni di franchi Cfa (circa 1.000 dollari) dal 1996, hanno addirittura catturato il vice-capo dell'esercito, il generale Mamadou Sampil, giunto alla base per trattare con loro, rilasciandolo solo ieri sera dopo intense trattative. Il mezzo ammutinamento si è esteso anche ai reparti di stanza a Kindia, 130 km a nord della capitale, e a N'Zérékoré, nel sud.

Militari per le strade di Conakry durante la crisi dell'anno scorsoPer l'ennesima volta, e a intervalli più o meno regolari, è riemerso il cortocircuito nella politica guineana: un presidente che governa attraverso i suoi fedelissimi, estremamente reticente a dividere il potere con l'opposizione, e che ritiene la sua presidenza una sorta di dono divino, da difendere a tutti i costi. Ai suoi piedi ha un Paese dalle grandi potenzialità (primo esportatore al mondo di bauxite, con un terzo delle riserve mondiali, oltre a ferro, oro, diamanti) ma consumato da una crisi economica che dura da anni, con servizi inesistenti e un'inflazione che ha reso proibitivo anche l'acquisto dei generi di prima necessità. In parte tradita da un'opposizione incapace di mobilitarsi se non nei momenti di crisi, la popolazione ha davanti una difficile scelta: chinare la testa, come ha fatto per anni, o scendere in piazza. Come l'anno scorso, al prezzo di 186 vittime.

Matteo Fagotto

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