27/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Croazia chiede al tribunale dell'Onu di condannare la Serbia per genocidio
La Serbia, ancora una volta, alla sbarra. Alla Corte Internazionale di Giustizia, all'Aja, in Olanda, è cominciato il dibattimento rispetto alla mozione presentata del governo della Croazia rispetto alle riparazioni di guerra che Zagabria chiede a Belgrado rispetto al conflitto degli anni Novanta nato dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia.

La Croazia si è rivolta al tribunale delle Nazioni Unite, che ha il compito di dirimere le controversie tra stati, per chiedere che venga riconosciuta la responsabilità diretta dello stato serbo nelle violenze, negli omicidi, nelle distruzioni di proprietà di cittadini croati e nelle torture subite da questi. ''Tutte queste azioni vennero effettuate con il preciso intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo razziale'', recita l'atto d'accusa dei legali della Croazia. L'accusa è chiara: genocidio.
Il team legale serbo, guidato da Tibor Varady, ha aperto i lavori battendo su alcuni tasti che, nelle prossime udienze, diventeranno un tormentone giuridico. La Corte, per la Serbia, non ha competenza sulla materia. All'epoca dei fatti, la Serbia odierna non era un membro delle Nazioni Unite e quindi non può essere sottoposta alla sua giurisdizione transazionale, attivata dalla convenzione contro il genocidio della quale non era firmataria. Ma al di là della giurisdizione, per Varady, non c'è stato genocidio.
''Riconosciamo le sofferenze patite dai croati, ma il conflitto nella ex Jugoslavia non può essere semplificato a un'unica vittima e un unico carnefice'', ha concluso il rappresentante legale della Serbia.

Le posizioni restano, per ovvi motivi, molto lontane. La giurisprudenza in merito ha un caso di riferimento. L'istanza presentata dalla Bosnia – Erzegovina, allo stesso tribunale dell'Aja, contro la Serbia, rispetto al massacro di Srebrenica. Sarajevo chiedeva che venisse condannata la Serbia per il genocidio perpetrato nell'enclave musulmana, nel luglio 1995, quando almeno 8mila civili vennero sterminati dalle milizie serbe. La Corte riconobbe che si trattò di genocidio, ma ritenne la Serbia responsabile solo di non aver evitato che avvenisse e di non aver punito i colpevoli, senza accusarla di una qualsiasi responsabilità oggettiva.
Adesso i giudici della Corte dovranno pronunciarsi sulla competenza o meno della questione e, in caso affermativo, in merito alla vicenda.
La questione è complessa, perché da un lato bisogna individuare il rapporto diretto o meno tra il dissolvimento della ex Jugoslavia e la nascita della Serbia moderna, tanto quanto un legame giuridico tra i crimini di Milosevic e la responsabilità dell'attuale esecutivo di Belgrado. Non sarà facile, come non lo è scrivere la parola fine sulla storia contemporanea nei Balcani.

Christian Elia

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità