La Serbia, ancora una volta, alla
sbarra. Alla Corte Internazionale di Giustizia, all'Aja, in Olanda, è
cominciato il dibattimento rispetto alla mozione presentata del
governo della Croazia rispetto alle riparazioni di guerra che
Zagabria chiede a Belgrado rispetto al conflitto degli anni Novanta
nato dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia.

La Croazia si è rivolta al
tribunale delle Nazioni Unite, che ha il compito di dirimere le
controversie tra stati, per chiedere che venga riconosciuta la
responsabilità diretta dello stato serbo nelle violenze, negli
omicidi, nelle distruzioni di proprietà di cittadini croati e
nelle torture subite da questi. ''Tutte queste azioni vennero
effettuate con il preciso intento di distruggere, in tutto o in
parte, un gruppo razziale'', recita l'atto d'accusa dei legali della
Croazia. L'accusa è chiara: genocidio.
Il team legale serbo, guidato da Tibor
Varady, ha aperto i lavori battendo su alcuni tasti che, nelle
prossime udienze, diventeranno un tormentone giuridico. La Corte, per
la Serbia, non ha competenza sulla materia. All'epoca dei fatti, la
Serbia odierna non era un membro delle Nazioni Unite e quindi non può
essere sottoposta alla sua giurisdizione transazionale, attivata
dalla convenzione contro il genocidio della quale non era firmataria.
Ma al di là della giurisdizione, per Varady, non c'è
stato genocidio.
''Riconosciamo le sofferenze patite dai
croati, ma il conflitto nella ex Jugoslavia non può essere
semplificato a un'unica vittima e un unico carnefice'', ha concluso
il rappresentante legale della Serbia.

Le posizioni restano, per ovvi motivi,
molto lontane. La giurisprudenza in merito ha un caso di riferimento.
L'istanza presentata dalla Bosnia – Erzegovina, allo stesso
tribunale dell'Aja, contro la Serbia, rispetto al massacro di
Srebrenica. Sarajevo chiedeva che venisse condannata la Serbia per il
genocidio perpetrato nell'enclave musulmana, nel luglio 1995, quando
almeno 8mila civili vennero sterminati dalle milizie serbe. La Corte
riconobbe che si trattò di genocidio, ma ritenne la Serbia
responsabile solo di non aver evitato che avvenisse e di non aver
punito i colpevoli, senza accusarla di una qualsiasi responsabilità
oggettiva.
Adesso i giudici della Corte dovranno
pronunciarsi sulla competenza o meno della questione e, in caso
affermativo, in merito alla vicenda.
La questione è complessa, perché
da un lato bisogna individuare il rapporto diretto o meno tra il
dissolvimento della ex Jugoslavia e la nascita della Serbia moderna,
tanto quanto un legame giuridico tra i crimini di Milosevic e la
responsabilità dell'attuale esecutivo di Belgrado. Non sarà
facile, come non lo è scrivere la parola fine sulla storia
contemporanea nei Balcani.