La misura degli abusi sessuali ai
danni di minori da parte degli operatori umanitarie e dei
peacekeepers è sottostimata per via dei meccanismi burocratici
che disincentivano le denunce. Lo dichiara l'Ong britannica Save the
Children, in un rapporto pubblicato oggi.

“Per ogni caso di abuso di cui si
viene a sapere ce ne sono molti di più che vengono taciuti”
ha dichiarato l'autricedel rapporto Corinna Csaky. Il rapporto, che
si intitiola “No one to turn to”, nessuno a cui rivolgersi, è
stato realizzato ad Haiti, in Costa D'Avorio e nel sud del Sudan nel
2007. In tutti questi luoghi Save the Children ha documentato abusi
su bambini commessi da operatori internazionali. I crimini più
diffusi sono la prostituzione minorile, spesso in cambio di cibo, la
pornografia e il traffico di bambini come schiavi sessuali. “Le
persone che vivono nei luoghi dove vengono distribuiti aiuti -
spiegano gli operatori di save the Children - hanno paura che coloro
che hanno abusato di loro possano tornare e ferirli, oppure che
smettano di aiutarli, o di essere stigmatizzati dalla famiglia e
dalla comunità”. L'autrice del rapporto aggiunge che le
agenzie umanitarie dovrebbero prendere seriamente il problema e
mandare regolarmente ai propri staff messaggi che illustrino la
situazione e i rischi. Save the Children raccomanda inoltre di creare
di sistemi di denuncia realmente efficaci.