L'Egitto ha prorogato oggi per altri 2 anni uno stato d'emergenza ormai pluridecennale
e molto controverso, che avrebbe dovuto essere revocato perché considerato una
delle fonti delle continue violazioni dei diritti civili in atto nel Paese.

La decisione è stata presa dal presidente Hosni Mubarak malgrado avesse promesso,
in occasione della sua rielezione nel 2005, che le leggi speciali imposte nel
1981 dopo l'assassinio del suo predecessore Anwar Sadat sarebbero state rimpiazzate
da norme antiterrorismo. L'opposizione e numerose organizzazioni umanitarie contestano
lo stato di emergenza e sostengono che le autorità egiziane lo abbiano usato per
soffocare ogni forma di dissenso, sia laico che religioso, nel Paese. In base
alle leggi speciali, infatti, non ci sono limiti al periodo di detenzione preventiva
e i civili possono essere processati davanti a tribunali militari, come è successo
di recente ai membri dei Fratelli musulmani, l'organizzazione, illegale in Egitto
dal 1954, che può contare su deputati "indipendenti" che occupano il 20 per cento
dei seggi parlamentari. "Il governo ha paura a promulgare una legge antiterrorismo,
perchè ci sono enormi diversità di interpretazione sul termine. In ogni modo,
il progetto a cui lavora oggi è una minaccia per tutte le libertà civili e accorda
poteri speciali al capo dello Stato", ha detto il numero due dei Fratelli musulmani
Mohamed Habib per commentare la decisione.