26/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo l'elezione di Michel Suleiman a capo dello Stato, il Paese torna lentamente alla normalità
Scritto per noi da
Cristiano Tinazzi e Cristina Provenzano

Dopo i combattimenti delle scorse settimane, che hanno acceso le strade di Beirut e del Libano portando il Paese indietro di vent’anni, tutto sta tornando lentamente alla normalità. A Doha, nel Qatar, le varie fazioni hanno trovato un accordo che porterà all’elezione di Michel Suleiman, capo di Stato Maggiore dell’esercito libanese, alla carica presidenziale.

Foto di Cristiano TinazziDowntown, il quartiere-vetrina della capitale, ha riaperto i suoi locali e i suoi negozi di lusso. La persone sono tornate alla loro quotidianità, anche se i segni degli scontri rimangono evidenti. I fori delle pallottole nelle vetrine dei negozi di Hamra, e la presenza dei militari ad ogni incrocio lasciano la città in uno stato di ovattata attesa. Domenica è il giorno in cui il Libano si è lasciato alle spalle mesi di agonia politica e di conflitti interconfessionali. Non tutti sono comunque ottimisti. “Non mi fido più di nessuno”, dice Seoud Labban, sunnita. “La politica nel nostro Paese è sempre stata manovrata dall’estero, anche noi sunniti siamo stati usati dagli americani come i cristiani prima da Israele”.

Foto di Cristiano TinazziGiovedì sera le strade che costeggiano piazza dei Martiri erano percorse da una carovana di macchine addobbate con manifesti dello sceicco Hamad bin Khalifa al Tani e bandiere del Qatar, quasi fossero caroselli da finale dei mondiali di calcio. I quartieri cristiani di Ashrafiyeh, Rmeil e Saif, sono vestiti a festa, ricoperti di gigantografie del generale Suleiman ‘presidente di tutto il Libano’. “Vogliamo tornare a lavorare. A casa non riesco a portare che una ventina di dollari al giorno, dai quali devo togliere il costo della benzina che continua ad aumentare. Riusciamo a malapena a mangiare con quei soldi. Senza turisti Beirut è morta” si sfoga un tassista. Intanto ai moli della Corniche, splendido lungomare della città, sono attraccati decine e decine di yacht. Giovani donne prendono il sole protette dal filo spinato.

Foto di Cristiano TinazziDavanti all’Università Americana di Rue Bliss, gli studenti sembrano non preoccuparsi particolarmente. “Non importa come, ma noi vogliamo essere governati da gente capace che voglia solamente il bene del Libano”, dice la gentile proprietaria di una libreria. “Non mi piacciono i militari, ma se il nuovo presidente non si farà condizionare dal suo entourage e sarà un uomo pragmatico, allora le cose potranno sistemarsi”. La memoria ritorna al generale Fuad Chehab, comandante delle Forze Armate e presidente del Libano dal 1958 al 1964. “Sì, forse farà come lui, non lo so, l’importante è che rappresenti la nazione”, conclude la libraia sorridendo serena dietro al bancone, mentre legge una rivista di moda. Fuori dal negozio, lungo la strada in una delle centinaia di guardiole militari, Hassan, 27 anni, mitra in mano, chiede di essere fotografato. “Welcome to Lebanon”. Ride anche lui, aspettando il presidente.
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Libano
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