La
capacità di parlarsi, però, non manca solo all'interno
del consolato italiano, ma anche tra 'gli internazionali' e 'i
locali'. ''Nessuno tra noi che parli albanese, nessuno tra loro che
parli inglese. E' l'incomunicazione più totale. A sera ognuno
torna nella sua casetta di dragodan, e la corrente poco dopo va via.
Rimane illuminata solo la prishtina dei potenti. E' il kosovo che in
silenzio, fragile scompare''. Riflessioni personali sull'incontro,
raccontate con una punteggiatura fresca ed eclettica, condita di
riflessi culturali mai banali, tutto questo è
Non aprire
mai. E molto di più.
E'
anche una mappa che non vuole essere esaustiva, ma uno spunto di
riflessione per ragionare su un linguaggio, un codice, che apra 'noi'
agli 'altri'. Quando una persona smette di essere un 'kosovaro' e
diventa Mensur, Valon o Enver si rovesciano le prospettive, viene
strappata via la coperta di Linus dei pregiudizi che ci mette al
riparo dalle contraddizioni degli stili di vita che ci sono stati
preparati. Questo libro rompe l'indugio del pregiudizio e, di questi
tempi, si tratta dell'unico vero atto rivoluzionario possibile.