24/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ecuador dall'interno
Caro FRATELLO,

indigene rispetto ai fatti nazionali che considero più importanti, ho aspettato a scriverti che terminasse la visita europea di una delegazione governativa equadoriana, che si è caratterizzata per la franchezza con la quale ha messo in chiaro due progetti alla comunità internazionale: il Piano di Pace dell'Ecuador in risposta al Piano Colombia, e la salvaguardia delle risorse naturali in Amazzonia per contribuire alla conservazione ambientale del pianeta in cambio di un riconoscimento economico da parte dei paesi industrializzati. Questa è la sensazione che abbiamo da queste parti, in aggiunta alla presentazione personale e sociale in Europa di un Governo che non pretende nient'altro che “rimettere in ordine” il paese, programmando una riorganizzazione giuridica a favore di una governabilità per tutti i cittadini, come ha dichiarato il presidente Rafael Correa..Per fare in modo che il moderno mondo capitalista si tranquillizzi. (anche se qui, il nostro governo, si definisce una democrazia partecipativa.)

Ciò nonostante indigna il comportamento dei media nazionali e regionali, soprattutto quello delle televisioni, che hanno cercato di minimizzare al massimo i contenuti e gli obiettivi dei progetti della delegazione ecuadoriana, e le risposte ottenute dai governi di Spagna e Francia, e anche della Comunità Europea, a Bruxelles. Certo, questo comportamento collima con la campagna di disinformazione sulla verità dei fatti latinoamericani, che punta a mantenere l'immagine di una regione instabile per la presenza di governi “totalitari, antidemocratici e portatori di povertà”, come dichiarano i politici e i giornalisti mercenari delle minoranze esclusi dai governi di otto paesi del Sudamerica. A questi non conviene propagare le buone notizie -che considerano sovversive- che arrivano dai paesi del mondo.

Il fatto è che di fronte al Piano Colombia che il governo di questo paese implementa (secondo le parole dei leader democratici dovrebbe chiamarsi “Piano USA”), evidentemente guerrafondaio, con un budget che supera i 15 miliardi di dollari, con un esercito considerato fra i cinque migliori del mondo e che strategicamente ha deciso di non controllare la sua frontiera sud per mantenere aperta la possibilità di un intervento con il pretesto della presenza delle FARC in quelle zone, si presenta un altro piano, il Piano di Pace ecuadoriano: composto da variegate truppe per rispondere efficacemente alla spinta di oltre un milione di persone, in cinque province di frontiera: Esmeraldas, la provincia costiera; Carchi e Imbabura, le andine; Sucumbios e Oregliana, le amazzoniche; sorprendentemente le meno controllate dai governi precedenti, come dimostrano gli alti indici di insalubrità, analfabetismo, disoccupazione e sottoccupazione, inquinamento ambientale e carenza di vie di comunicazione, tra i problemi più risaputi. Una frontiera altamente esplosiva, confinante con le FARC! (Ciò rende necessaria la presenza dell’esercito che costerebbe al paese più di 100 milioni di dollari).

indigeneIl segretario tecnico del Piano Ecuador, durante un intervento nella televisione pubblica, la scorsa notte ci faceva sapere che il piano progettato e già in fase di attuazione si accompagnerebbe alla costruzione e al miglioramento di vie di comunicazione; centri di salute con nuovi medici e infermiere; costruzione di scuole e presenza di insegnanti; riorganizzazione di agricoltori e cittadini per migliorare la produzione e la commercializzazione, aumento dell’occupazione, con l’introduzione di incentivi, sistemi di credito agevolato, mezzi di produzione; programmi di tutela ambientale con controlli rigorosi delle estrazioni petrolifere e altre materie prime, con riduzione della deforestazione; realizzando esposizioni binazionali, festival di arte, fomentando le manifestazioni culturali affinché gli abitanti della zona recuperino e si approprino di un’identità che stanno perdendo. (Ha affermato che non molto tempo fa è stata realizzata un’esposizione nella zona di frontiera alla quale hanno partecipato popolazioni colombiane e ecuadoriane, e entrambe si sono sforzate di non parlare delle proprie origini, proclamando un sentimento di “latinoamericanità”, secondo lui molto sentita. Bene!!) Inoltre invitò alla partecipazione cittadina e delle organizzazioni nazionali, regionali e internazionali con iniziative e nuove proposte. (Ricordi l’alfabetizzazione in Nicaragua, nel ’79? Non ti sembra che gli assomigli? Con la volontà politica sarebbe possibile, no?)

Se non ricordo male, qualche mese fa ti avevo già parlato della proposta che presentò all’ONU il presidente Correa sulla tutela delle riserve di petrolio – che a realizzarla, per molta alta tecnologia che si usi, si danneggerebbe comunque l’ambiente- in cambio di compensi economici da parte dei paesi industrializzati che dicono di essere decisi a salvaguardare il pianeta dal riscaldamento globale. Questa volta ha esposto il suo progetto davanti all’Unione Europea. Se la comunità internazionale lo comprendesse, potrebbe capire l’enorme sacrificio che un paese come l’Ecuador dovrebbe affrontare nel momento in cui decidesse di rinunciare a una grossa somma di denaro in cambio di un compenso che non raggiungerebbe nemmeno la metà, con l’unico obiettivo di preservare il benessere dell’Umanità. Magari riuscisse a realizzarsi questa iniziativa e si producano iniziative simili da altre parti.

indigenaIntanto, al suo ritorno, avrà luogo un incontro con le popolazioni indigene radicali, che minacciano il suo governo ricordando le promesse incompiute – esse dicono; soprattutto perché nella questione mineraria, settore dagli incalcolabili interessi nel quale il governo e la Assemblea e già intervennero, non condividono i loro progetti. Questo particolare merita un commento, ma ne parleremo più avanti.

Dobbiamo stare attenti nel nostro cammino.. e badare che il vento sia favorevole e il mare calmo.

Arrivederci e hasta siempre!


Pato
 
Parole chiave: pato, ecuador
Categoria: Politica
Luogo: Ecuador