26/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Va in scena a Dakar l'ennesimo sciopero contro i bassi stipendi e gli aumenti del prezzo del riso
Scritto per noi da
Alessio Antonini
 
Il presidente Wade questo lo sa, come sa benissimo che l'aumento dei prezzi degli alimenti è legato alla crescita di domanda di materie prime da parte della Cina e dell'India e a causa della politica estera statunitense che ha mandato alle stelle il prezzo del petrolio. "Il Senegal è un produttore di greggio e di materie prime - spiega Andrea Goldstein dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - ma ormai la regione dell'Africa Occidentale ha legami più solidi con la Cina e con il Brasile di quanti ne abbia con l'Europa. I padroni delle concessioni petrolifere sono gli esponenti politici senegalesi che si guardano bene dall'additare come un problema l'aumento della domanda dei mercati asiatici o di criticare la politica di espansione americana". Questo metterebbe in crisi, da una parte, i rapporti con le autorità cinesi che fanno affari con il governo e, dall'altra, i rapporti con l'Africom, il comando unificato statunitense per l'Africa, che coordina le operazioni militari statunitensi su tutto il continente nero. "La Fao - aggiunge Bia - questa volta è il debole tra i forti e il governo è consapevole che le sue dichiarazioni non avranno conseguenze".

Foto di Alessio AntoniniIl discorso di Wade però mette in luce un problema che è diventato chiaro negli ultimi anni: "Non c'è più confine tra l'impianto degli aiuti umanitari, le imprese occidentali e le politiche di sicurezza - scrive Sesnan - i singoli soggetti agiscono di concerto e si scambiano favori reciproci". Ne è prova la facilità di passaggio degli operatori umanitari dalle organizzazioni alle imprese e il contatto continuo con gli ambienti militari. "E' nostra intenzione proteggere e aiutare paesi come il Senegal che hanno gravi problemi di sicurezza sul territorio - ha detto l'ammiraglio statunitense Anthony Kurta, coordinatore territoriale del programma Africom - anche contribuendo ai programmi di sviluppo". La presenza fino all'inizio di maggio della portaerei USS Fort McHenry nelle acque territoriali senegalesi è stata letta dal governo come un chiaro segnale dei rapporti che il Paese deve mantenere con gli alleati americani. L'amministrazione dakarois è terrorizzata dal finire su una possibile lista nera dei terroristi perché questo comporterebbe la fine dei contratti commerciali come sono stati intesi finora. Fino al 2003 il Senegal infatti intratteneva ottimi rapporti diplomatici con i paesi del Golfo Persico per scambi di expertise sull'estrazione petrolifera, rapporti che si sono immediatamente raffreddati in seguito alla prima visita ufficiale del presidente americano George Bush a Dakar. "Gli Stati Uniti hanno chiarito al governo senegalese che è più vantaggioso per il Senegal stare dalla loro parte - scrive Daniel Volman dell'African Security Research Project - le conseguenze di una scelta diversa possono essere immensamente gravi per i gruppi dirigenti del paese".

Basti pensare che l'allarme terrorismo dell'anno scorso ha spinto a modificare il percorso della Parigi Dakar che ha sempre portato turismo e denaro in Senegal. La gara più famosa del mondo infatti nella sua edizione 2009 non toccherà né Parigi né tantomeno Dakar: si farà in Sud America, da Buenos Aires in Argentina a Valparaiso in Cile. "Quello che gli Usa non possono fare per il momento - prosegue la Yousof - è proporre qualcosa di più vantaggioso rispetto a quello che già offre la Cina". In cambio di aiuti per la lotta all'Hiv e alla povertà erogati dall'organizzazione umanitaria protestante World Vision gli Usa hanno ottenuto in tutta l'Africa occidentale le cosiddette lily pad facilities (installazioni a ninfea), luoghi in cui gli aerei militari statunitensi possono atterrare e ripartire senza dover avvisare le torri di controllo o le autorità locali, come gli insetti sulle piante che galleggiano sull'acqua, appunto. Nel gioco al rialzo, la Cina però ha offerto di più: la costruzione di gran parte delle nuove opere edilizie di Dakar in cambio del petrolio che sarà scoperto in futuro. Di fatto un guadagno immediato a costo zero che sposta tutto il rischio dalle imprese senegalesi a quelle cinesi. Una manna per chi governa il Senegal.

Foto di Alessio AntoniniLa Fao dunque è l'unico bersaglio rimasto su cui si può scagliare il presidente senegalese senza creare incidenti gravi. "La Fao ha dimostrato senza dubbio incompetenza - insiste Bia - ma questa volta non c'entra nulla con i problemi del Senegal. Le difficoltà sono ben altre: cioé che noi cittadini non contiamo niente e le cose ci passano sopra la testa senza che noi possiamo fare nulla". Il sole infatti splende ancora alto mentre gli aerei militari statunitensi decollati dalla pista di Kaolak a 200 chilometri dalla capitale senegalese pattugliano i cieli della penisola dakarois. Ma la maggior parte dei senegalesi pare non si accorga nemmeno di quello che succede più in basso. Accanto ai sacchi di iuta vuoti rimasti sull'asfalto al termine della manifestazione sfrecciano tre toyota nere appena uscite dal palazzo presidenziale. Stanno andando nella residenza di rue 18 prolongee: la sede dell'ambasciata cinese. 
 
Categoria: Risorse, Economia
Luogo: Senegal