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La grande Gerusalemme. Gli
insediamenti principali della Cisgiordania sono ormai realtà
difficilmente rimovibili, anche qualora ci fosse la volontà
politica di farlo. Di fatto però, le colonie non solo non
vengono messe in discussione ma, mentre proseguono le trattative
successive ad Annapolis, tra rappresentanti israeliani e palestinesi,
il governo continua ad annunciarne l'espansione. I lavori fervono
soprattutto negli insediamenti attorno a Gerusalemme est, che vanno a
comporre una cintura attorno alla parte orientale della città,
quella abitata da arabi. La cintura delle colonie, collegate tra loro
e al territorio israeliano da strade per soli coloni, e protette dal
muro di separazione, ha già di fatto isolato la provincia di
Betlemme, che si trova pochi chilometri a sud di Gerusalemme. Oggi
gli abitanti della città e dei campi profughi che la
circondano sono costretti a lunghe deviazioni per giungere nella
città Santa. Ammesso che abbiano i documenti in regola per
accedervi. Altrimenti sono costretti a vivere all'interno di quella
che ormai è una “riserva” circondata da muri.
Espansioni. Recentemente il
governo ha autorizzato l'espansione di due colonie, che si trovano
tra Betlemme e Gerusalemme, Har Gillo e Har Homa. Queste,
allargandosi nel modo previsto, finiranno presto col toccarsi e
raggiungere il blocco di Gush Etzion, a sud, fino a creare un
insediamento continuo che circonderà Gerusalemme Est da sud,
sud-est e est, dove si trova anche Male'e Adumim, la più
grande colonia della Cisgiordania. A quel punto Gerusalemme Est sarà
circondata da quartieri ebraici e potrà essere lentamente
assorbita. É questo il progetto di quella che viene chiamata
la Grande Gerusalemme: una realtà imposta sul terreno che
vanificherà qualunque possibile accordo di spartizione della
città Santa. Mercoledì 21 maggio, il ministero
israeliano dell'edilizia ha annunciato che 300 nuove abitazioni
saranno costruite anche a Beitar Illit, un'altra colonia a sud di
Gerusalemme, dove già risiedono 35mila ebrei ortodossi. Ancora
una volta la decisione ha scatenato le proteste palestinesi, anche di
quelli coinvolti nel negoziato come Yasser Abdel Rabbo, che ha
accusato Israele di non prendere sul serio il processo di pace.
“L'unica cosa che prendono sul serio sono le colonie” ha
dichiarato, “e ne continuano l'espansione nonostante le richieste
da parte paestinese e internazionale per fermarle”. Rabbo ha
concluso con una previsione: secondo lui i recenti guai giudiziari
del premier Olmert finiranno per frenare il processo di pace, ma le
colonie continueranno a crescere.
Beit Sahour. Sebbene anche una
parte della società civile israeliana spinga per il ritiro dai
territori occupati, nei giorni scorsi un centinaio di coloni ha
deciso di occupare anche una parte di Beit Sahour, una piccola cittadina vicino
a Betlemme. Si tratta di una zona che, secondo gli
accordi di Oslo, è sotto sovranità palestinese.
Protetti dall'esercito, che tra l'altro teneva lontani i giornalisti,
i coloni hanno occupato un edificio che in passato era già
stato usato come base militare da Israele. Gli occupanti sostengono
di avere invaso la zona per via del suo valore storico, legato in
qualche modo alla tradizione ebraica, ma il governatore del distretto
di Betlemme è di tutt'altra opinione: “Questa azione dei
coloni non accade per caso -ha spiegato- sono venuti con l'avallo e
il sostegno del governo”. Una volontaria internazionale che risiede
a Beit Sahour ritiene che questa occupazione sia solo dimostrativa:
“La loro azione -spiega- serve semplicemente dimostrare a Bush (in
visita in Israele durante le commemorazioni dell'indipendenza), la
loro volontà di continuare a costruire insediamenti, ma non lo
faranno veramente”. Ma il più indignato è il sindaco
di Beit Sahour, che spiega come il comune stesse per costruire in
quella zona un parco e un ospedale per bambini. “Difenderemo la
nostra terra da questo attacco” ha dichiarato.Naoki Tomasini