Ha scelto il momento sbagliato il regista Jean-Stéphane Sauvaire per presentare,
al festival di Cannes, il suo nuovo film
Johnny Mad Dog, tratto dall'omonimo romanzo di Emmanuel Dongala e che narra la storia di un
bambino – soldato africano. Secondo un rapporto pubblicato oggi dalla
Coalition to Stop the Use of Child Soldiers, infatti, negli ultimi quattro anni l'utilizzo dei bambini – soldato si è drasticamente
ridotto, passando dai 27 conflitti nel 2004 ai 17 attuali.

I numeri del rapporto mettono in evidenza una realtà significativa, ma che è
una buona notizia fino a un certo punto: secondo il rapporto, infatti, l'impiego
dei bambini nei conflitti si è ridotto più per la cessazione delle guerre che
per una reale sensibilizzazione verso i minori. A livello di legislazioni interne
per punire il loro reclutamento e il loro impiego, infatti, poco o nulla è stato
fatto. E in alcuni stati, come nel Myamnar, l'utilizzo di bambini – soldato verrebbe
addirittura incoraggiato.
Ancora una volta, è l'Africa a classificarsi come ultima della classe: in Ciad,
Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Somalia e Uganda (dove
recentemente i ribelli del Lord's Resistance Army avrebbero rapito un centinaio di bambini per utilizzarli come guerriglieri)
l'utilizzo dei minori nei conflitti sarebbe rimasto invariato. Un po' per le esigenze
belliche, un po' per le mancanze dei programmi di recupero, che non hanno abbastanza
fondi per garantire a tutti un'adeguata smobilitazione oppure non includono bambini
che, pur avendo servito negli eserciti come portatori o cuochi, non sono eleggibili
perché non avrebbero utilizzato armi.

In assenza di campagne di sensibilizzazione e legislazioni adeguate, gli incentivi
per reclutare i giovanissimi rimangono forti: i bambini hanno meno necessità degli
adulti, non ricevono paghe, vengono nutriti e vestiti con poco, sono più propensi
ad obbedire agli ufficiali e hanno meno istinto di autoconservazione (cosa che
permette di mandarli allo sbaraglio nelle operazioni più difficili).
Considerazioni che nulla tolgono all'importanza della riduzione del numero dei
conflitti. Una tendenza che va a vantaggio di tutti i civili, non solo dei bambini,
e che è in parte ascrivibile agli sforzi della diplomazia internazionale e alle
missioni di peacekeeping, spesso criticate per le loro mancanze ma il cui effetto positivo su alcuni
conflitti (come in Sierra Leone, Liberia e Costa d'Avorio) non è evidenziato a
sufficienza.
red