Il Tpp, riunito a Lima, ha espresso il verdetto contro le violazioni dei diritti umani da parte delle imprese europee
scritto per noi da
Alessia Marucci
Il
16 maggio, dopo tre giorni di dibattiti, conferenze, eventi
culturali, è terminata la terza Cumbre de los Pueblos,
promossa da diversi movimenti sociali e organizzazioni non
governative dell'America Latina, del Caribe e dell'Europa. L'evento è
culminato con la consegna del documento finale e del verdetto del
Tribunale Permanente dei Popoli ai rappresentanti degli stati
partecipanti e al presidente della Boliva, Evo Morales.
Il
Tribunale era stato chiamato a giudicare le politiche neoliberali e
le imprese multinazionali europee operanti in America Latina.
Cenni storici. Il
Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un organismo nato
sulla scìa del Tribunale Russel sulla guerra in Vietnam e
sulle Dittature del Cono Sud in America Latina. L'aspirazione
del Tribunale è quella di dare visibilità e qualificare
in termini giuridici tutte quelle situazioni in cui la massiva
violazione di diritti fondamentali non trova un riconoscimento né
risposte istituzionali, sia a livello nazionale che internazionale.
Dall'anno della sua fondazione, avvenuta in Italia nel 1979, il
Tribunale, nelle sue 35 sessioni, ha appoggiato le lotte dei popoli e
denuciato le violazioni di diritti umani fondamentali commesse per
mano di stati dittatoriali o imprese multinazionali.
Verdetto di Lima. Nelle
parti iniziali del verdetto si legge che ogni caso presentato ha
messo chiaramente in evidenza il fatto che le violazioni denuciate
non sono incidenti casuali, ma “normali” espressioni di
politiche generali e che le violazioni di diritti da parte delle
multinazionali si sviluppano in condizioni di totale permissività
e/o impunità da parte delle autorità pubbliche
responsabili. Si rileva il carattere sistematico delle violazioni
commesse, del disprezzo alla vita e alla dignità delle persone
in quanto singoli e in quanto appartenenti a comunità
indigene.
I casi da giudicare. Al
Tribunale sono stati presentati un totale di 24 casi, divisi per aree
tematiche: settore minerario, petrolifero, farmaceutico,
biotecnologico, idrico, forestale, finanziario, siderurgico. Tra le
multinazionali europee accusate di aver violato i diritti dell'uomo e
dei lavoratori locali, Unilever (Inghilterra-Olanda), Suez
(Francia), Union Fenosa (Spagna), Bayer (Germania), Aguas de Saltillo
(Spagna), Cemaq Mainstream S.A. (Norvegia), Syngenta (Svizzera),
Proactiva (Spagna), Shanska (Svezia), Monterrico Metals (Regno
Unito), Botnia (Finlandia).
Tra
le imprese giudicate, l’italiana Telecom, per i recenti fatti
accaduti in Bolivia. L’impresa italiana aveva acquistato il 50
percento delle azioni dell’impresa nazionale Entel,
rinazionalizzata l'anno scorso dal governo Morales. Oggi la Telecom
chiede circa sessanta milioni di dollari di indennizzo, e intanto la
Sovraintendenza delle Banche ha congelato i conti della boliviana
Entel.
Aggressione morale. Gravi
violazioni sono state individuate per quanto riguarda i rapporti di
lavoro, attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento, la
criminalizzazione della protesta sociale, caratterizzata da
repressioni violente commesse dagli organi militari e paramilitari.
Con una continua contaminazione delle falde acquifere, dei fiumi, con
la deforestazione selvaggia, la ricchissima biodiversità di
queste regioni - bacino amazzonico, area andina - è seriamente
messa in pericolo: azioni del genere possono rompere fragili
equilibri in maniera irreversibile. Non
si tratta, secondo il TPP, solo di un'aggressione fisica ai suoli e
alle acque, ma anche di un’aggressione morale alla madre terra
(pachamama). Secondo la cosmovisione dei popoli nativi gli esseri
umani vivono in simbiosi con la natura grazie alla quale possono
vivere. Non solo distruzione di un habitat, ma anche di un intero
bagaglio culturale, di un complesso sistema di credenze che vede
nella natura un essere vivente, una madre, e l'atto di contaminazione
corrisponde, quindi, ad un atto di morte.
I responsabili. Per
quanto riguarda le responsabilità, il verdetto dice che è
lo Stato, sia ospitante che di origine della multinazionale, a dover
vigilare, proteggere e sanzionare le violazioni dei diritti umani
commesse sia da enti pubblici che privati.
La
mobilità di capitali, la de-localizzazione delle
multinazionali, l'utilizzo di innumerevoli filiali, i codici di
condotta volontari che portano all'irresponsabilità di fronte
al diritto interno e internazionale sono terreno fertile per
l’impunità.
Vista
l'importanza dei contenuti trattati la sentenza del TPP sarà
inviata al Consiglio Economico e Sociale dell'Onu, alla Corte Europea
dei Diritti dell'Uomo, alla Commissione Interamerica dei Diritti
Umani e ai governi dei paesi membri dell'Unione Europea, affinché
possano agire a seconda delle competenze e delle facoltà.
Linguaggio comune di lotta. Fino
a questo momento, il lavoro del Tribunale è stato
importantissimo: ha permesso la documentazione sistematica non solo
dei fatti, ma anche delle loro cause e radici, grazie all'ascolto di
tutti i popoli, soprattutto di quelli che in questa globalizzazione
non hanno un volto. Altro merito del Tribunale è di essere
stato uno spazio in cui le diverse voci dell'America Latina -
sindacalisti, attivisti, rappresentanti dei popoli nativi - si sono
incontrate per denunciare pubblicamente, tutte insieme, le loro
storie e le violazioni subite. E' in momenti come questo che può
nascere un linguaggio comune di lotta, perché ci vogliono
tante voci per ricordare ad esempio allo stato peruviano di aver
firmato e ratificato nel 1994 la Convenzione 169 sui Popoli Indigeni
e Tribali dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e che è
suo dovere rispettarla.