Preso 'Thierry', per la stampa spagnola è il numero uno dell'organizzazione armata. I tanti dubbi
Preso il numero uno, il
capo, l'uomo che 'pesa' di più, militarmente e politicamente,
nell'organizzazione armata basca Eta. La notizia è strillata
dalle agenzie, i partiti politici spagnoli si congratulano con le
forze di polizia. Spagnole e francesi, perché l'arresto è
avvenuto a Bordeaux. I giudici e fonti dell'antiterrorismo
riempiono i taccuini dei cronisti. Eppure c'è qualche cosa che
non torna nelle cronache diffuse e tutta la giornata, ieri. E più
di un dubbio si leva anche dagli analisti e dai politici del Partido
Nacionalista Vasco (PNV) che esprime la presidenza del governo basco.

I fatti. Bordeaux, un
appartamento nel centro della cittadina nel sud della Francia. È
una casa vicina alla stazione, dipartimento di Gironde. Martedì
notte, sono le 23.30 passate, quattro persone sono riunite, sono
armate con pistole automatiche. Il blitz franco-spagnolo scatta, gli
agenti della Gendarmerie e quelli della Guardia civil fanno irruzione,
nessuno reagisce. La notizia scala le agenzie di stampa: “Detenuto
il numero uno di Eta, Thierry”. Thierry è Francisco Javier
Lopez Peña,
49 anni, membro della direzione politica dell'organizzazione armata
basca.
Con lui
sono finiti in manette Jon Salaberria, già militante della
sigla elettorale Euskal Herritarrok (noi cittadini baschi), Aihnoa
Ozaeta, in passato membro della mesa nacional
di Herri Batasuna. Era sua la voce che
leggeva il testo dell'ultima tregua, a tempo indefinito, poi
naufragata nel 2007. Igor Suberbiola, condannato per la sua militanza
nell'organizzazione giovanile Haika, latitante dal 2003 e descritto
come membro di Eta. Un quinto uomo, che avrebbe affittato il covo,
veniva arrestato a Baiona, mentre nel Paese basco, ad Andoain, le
manette erano per l'ex sindaco di Herri Batasuna Joxean Barandiaran,
che in uno dei suoi mandati aveva nominato Ainhoa Ozaeta come vice
sindaco. Fonti dell'antiterrorismo spagnolo raccontano alle agenzie
di stampa che l'ex sindaco si sarebbe incontrato con Thierry solo due
giorni fa. E sempre fonti dell'antiterrorismo affermano che è
stato lo stesso Thierry a ordinare l'attentato alla caserma della
guardia Civil di Legutio: cento chili di esplosivo su una Berlingo,
un morto, tre feriti. Dal Senegal parla il ministro dell'Interno
spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba: “Non è una semplice
operazione in più – dice subito – è stata arrestata
la persona con più peso politico e militare della banda
terrorista”. Eppure, il virgolettato di Rubalcaba dovrebbe lasciare
aperta la porta di un dubbio: il ministro dell'Interno, che ha
passato molte stagioni nelle stanze del governo ai tempi di Felipe
Gonzalez, non ha detto 'il numero uno'. E a ragion veduta. “Dal
1992 a oggi ci sono state nove operazioni di polizia contro esponenti
della direzione politica di Eta – spiega Giovanni Giacopuzzi,
autore di diversi libri sul conflitto basco – E in nove occasioni
le fonti di stampa spagnole hanno annunciato l'arresto del 'numero
uno' dell'organizzazione”. Non è un problema di poco conto,
anche perché un altro fraintendimento costante riguarda la
struttura interna di Eta che viene, spesso, stravolta. “Non esiste
un numero uno, in Eta – aggiunge Giacopuzzi – esiste una
direzione collegiale. E in tutte le operazioni che si sono svolte in
passato si è sempre constatato che l'organizzazione non
dipendeva da una sola persona, ma che aveva forze sufficienti per
garantire ogni volta un ricambio continuo, dopo ogni colpo che
subiva”.

Francisco Javier Lopez Peña
“Thierry” viene indicato come l'uomo che sbaragliò la
corrente di Josu Ternera, più dialogante secondo i media,
ordinando l'attentato del 30 dicembre del 2006, all'aeroporto di
Barajas, indicato come la fine del negoziato. Che non morì
sotto le macerie del Terminal 4, come devono oggi riconoscere gli
stessi mezzi di informazione spagnoli. Perché nelle cronache
del clamoroso arresto – che è oggettivamente un duro colpo
per Eta - si assiste a uno stupefacente meccanismo. Per raccontare
il 'falco' Thierry le fonti dell'antiterrosimo citate dai media
contraddicono quello che ha sempre affermato il governo Zapatero, e
cioè che dopo Barajas ci sia mai stato ancora dialogo e
incontro diretto fra le parti. Adesso, invece, leggiamo che lo stesso
Thierry era a Loyola, nel maggio del 2007 (cinque mesi dopo Barajas),
di fronte agli emissari di Zapatero, quando naufragò
definitivamente il negoziato.
Dettagli che vanno persi
nell'abbondanza di notizie del momento. Come la confusione su due
macchine con targa contraffatta che erano parcheggiate sotto casa, a
Bordeaux. Per una giudice francese erano pronte da utilizzare per
attentati esplosivi. Per gli agenti spagnoli erano macchine
utilizzate dai quattro per riunirsi.

L'importanza e il peso
dell'operazione viene messa in dubbio anche dal portavoce
parlamentare del Pnv, Josu Erkoreka, secondo il quale le informazioni
“non concordano con quelle di cui siamo in possesso, e che dicono
che gli uomini decisivi dentro Eta sono altri”. Il blitz che ha
portato all'arresto di un presunto membro della direzione di Eta
avviene a pochi giorni da due attentati, di cui uno mortale. Sarebbe
ingenuo dimenticarsi della propaganda istituzionale: un normale
meccanismo che accompagna i conflitti politici più sanguinosi.
Nella soddisfazione di un'operazione congiunta che ha portato a un
arresto di peso, rimane comunque un interrogativo su come farà
Zapatero a sciogliere il nodo basco. Due dati; dalla rottura della
tregua ci sono stati quasi duecento arresti e solo il dieci percento
riguardava presunti militanti di Eta. Gli altri? Esponenti di partiti
messi fuori legge e di associazioni giovanili, giornalisti, volontari
di associazioni di aiuto ai prigionieri politici e ai loro familiari.
Il secondo: Andres Casiniello, nei vertici dei servizi segreti sotto
Franco e durante la Transizione, accusato e poi assolto per
terrorismo di Stato dei Gal degli anni '80, diceva in una intervista
che la ricerca della pace, per un governo di qualsiasi colore, è
un obbligo. Né con bombe, né con repressione ci si può
sedere al tavolo del negoziato. Lo diceva Arnaldo Otegi, portavoce di
Batasuna, oggi in carcere, 'uomo di pace', come l'aveva definito lo
stesso Zapatero.