La pace in Sudan passa per il distretto di Abyei, dove ieri nuovi scontri tra
l'esercito e gli ex-ribelli del
Sudan People's Liberation Army hanno provocato decine di vittime e altrettanti feriti. Oggi la situazione sembra
essere tornata alla calma, ma i combattimenti mettono in forse gli accordi di
pace firmati nel 2005, che hanno permesso la fine di una guerra civile ventennale,
costata la vita a due milioni di persone.

Secondo quanto riportato dall'esercito, uomini del
Spla avrebbero attaccato le forze governative nel distretto, uccidendo 22 soldati
e ferendone altri 45. Sempre secondo l'esercito, i ribelli, che sarebbero stati
respinti dopo una battaglia durata quattro ore, avrebbero subìto numerose perdite,
al momento non quantificabili. Il
Spla non ha rilasciato commenti su quanto accaduto. Già la scorsa settimana si era
combattuto ad Abyei, e i nuovi scontri hanno spinto il segretario generale dell'Onu,
Ban Ki-moon, a lanciare un appello alle parti perché i progressi compiuti con
la firma degli accordi di pace non vengano sprecati. Anche l'amministrazione Usa
ha offerto la propria mediazione per far rientrare la crisi, una delle più difficili
dal 2005 ad oggi.
Ricco di petrolio, il distretto di Abyei è conteso tra il governo di Khartoum
e l'amministrazione meridionale autonoma, che nel 2011 deciderà tramite referendum
se costituirsi in Stato indipendente o rimanere all'interno del Sudan. Nello stesso
anno, in Abyei si terrà un referendum per decidere sotto quale amministrazione
finire. Nord e sud si accusano a vicenda per il mancato rispetto degli accordi
di pace, che prevedono la divisione al 50 percento dei proventi petroliferi e
il ritiro in determinate zone dell'esercito e dei contingenti del Spla. Il mancato rispetto di questi punti spinse gli uomini del Sudan People's Liberation Movement (ala politica del Spla) ad abbandonare il governo federale a inizio anno.