La Banca Mondiale è contraria ad intervenire sul mercato internazionale nonostante
il forte rialzo dei prezzi dei beni alimentari. In nome delle teorie liberali
di Adam Smith, l'organismo finanziario rifiuta qualsiasi azione correttiva nell'immediato,
convinto che la forte carestia dei prodotti di base come il riso, a causa della
quale la capacità di sussistenza di milioni di persone è andata in crisi, continuerà
per anni. Ma più che per una cieca fede nella capacità di regolazione spontanea
del mercato, che non richiede interventi esterni per raggiungere un equilibrio,
la World Bank sceglie un ruolo defilato per lasciare campo alla componente fortemente
speculativa che sta alla base del problema. Quello che è necessario è perciò creare
una soluzione stabile, puntare ad un aumento dell'offerta incrementando la produzione
alimentare a livello mondiale.
La povertà guadagna terreno. Juan José Daboud, amministratore delegato della Banca Mondiale, ha ammesso che
la velocità di
rincaro dei prezzi dei beni primari negli ultimi mesi è stata allarmante e che
il costo del riso ha raggiunto i livelli record toccati durante la crisi di metà
anni Settanta. Secondo i calcoli della World Bank, il fatto che il prezzo dei
prodotti di base sia raddoppiato negli ultimi 3 anni equivale alla perdita di
7 anni di lavoro nella lotta contro la povertà. "Torneremo il punto in cui eravamo
nel 2001", ha detto Daboud nel corso di una lezione che ha tenuto oggi all'università
di Singapore. Ciò nonostante, l'alto funzionario ha bocciato la proposta, avanzata
all'inizio del mese dall'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale (Asean),
di costituire un cartello per fissare il livello di produzione del riso e il relativo
prezzo, mantenendo così l'equilibrio tra domanda e offerta. "La manipolazione
dei prezzi potrebbe portare a benefici temporanei", ha osservato, "ma condurrebbe
ad un'errata ripartizione delle risorse nel lungo periodo".
Aumento dell'offerta. Cina, Giappone, Thailandia e Vietnam, tra i maggiori produttori mondiali di riso,
sono stati contattati dalla Banca Mondiale ed è stato loro chiesto di unirsi per
riuscire a vendere un'ulteriore milione di tonnellate del cereale, alleggerendo
così la pressione dei prezzi sul mercato. "L'elemento chiave nella risoluzione
della crisi è l'aumento della produzione di cibo, non esistono soluzioni magiche
e non c'è spazio per misure temporanee", sostiene infatti Daboud, ex ministro
dell'Economia di El Salvador.
La Banca Mondiale vuole farsi promotrice di una nuova politica del cibo
a livello mondiale, che prevede, nel breve periodo, la realizzazione di
reti di sicurezza alimentare e di assistenza immediata per i più
poveri, oltre a programmi di più ampio respiro che incoraggino la
produzione di riso. Nessuna misura verrà però presa per contrastare le
grandi concentrazioni della distribuzione che controllano gli scambi
locali e internazionali. Vere e proprie oligarchie che speculano sui
beni alimentari, provocandone un rialzo dei prezzi ulteriore rispetto a
quello determinato dai fattori naturali ed economici.
Niente aiuti causa debiti. Al mancato intervento sul mercato per risolvere la crisi dei beni alimentare
si aggiunge il rifiuto di assistere il Myanmar, in ginocchio dallo scorso 2 maggio
dopo il passaggio del ciclone Nargis. La Banca Mondiale ha deciso di non fornire
il sostegno economico
necessario per le opere di soccorso nel Paese del sud-est asiatico, perchè la
giunta militare al potere non ha ancora onorato un debito contratto con il centro
finanziario internazionale nel 1998. "La politica della banca è quella di non
destinare aiuti finanziari di alcun genere ai Paesi che non hanno ripagato
i loro debiti", ha riferito Daboud.