21/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Confederazione della nazionalità indigine dell'Ecuador rompe con il presidente Rafael Correa
Scritto per noi da
Paola Colleoni* 
 
Lo scorso 12 maggio, in un graffiante comunicato, Conaie (la Confederazione delle nazionalità Indigene dell’Ecuador) ha sancito la sua rottura politica con il partito di governo Alianza Pais, ritirando l’appoggio al presidente Rafael Correa. Il motivo, il rifiuto da parte dell’Assemblea Costituente riunita da cinque mesi a Montecristi di inserire nella nuova Costituzione la richiesta dell’agenda politica del movimento indigeno ecuadoriano: il riconoscimento della “plurinazionalità” dello Stato ecuadoriano e l’introduzione di un meccanismo di consulta basata sulle nazionalità indigene in materia di sfruttamento delle risorse nei loro territori ancestrali.
I tempi in cui l’allora presidente di Conaie Luis Macas salutava nel novembre del 2006 l’elezione di Correa riconoscendolo come rappresentante e portavoce delle istanze indigene sembrano lontani anni luce. Ma cosa è successo in quest’anno e mezzo di governo e perché le cose sono precipitate? Innanzitutto, manca una rappresentanza indigena nel governo e nell’assemblea, dato che a Montecristi sono presenti solo 4 rappresentanti del partito Pachacutick, il “braccio politico” di Conaie. Questa assenza, che adesso Correa interpreta come mancanza di peso politico della proposta indigena nel paese, per il presidente di Conaie, Marlon Santi vuol dire che il movimento indigeno, che ha dato il suo voto a Correa, adesso potrebbe ritirarlo, provocando conseguenze serie alla stabilità politica del paese.

rafael correa e il suo viceLe intenzioni di Correa. Nonostante i torni rassicuranti di Rafael Acosta, presidente della Costituente, Correa aveva più volte dichiarato la sua volontà di aprire il paese agli investimenti nel settore minerario: più di trecento concessioni, che coinvolgono per la maggior parte territori indigeni della sierra e della zona amazzonica di Zamora e Morona Santiago. Si era pronunciato a favore del corridoio amazzonico Manaus-Manta nel piano di integrazione infrastrutturale dell’IIRSA e stava facendo ben poco per appoggiare la moratoria petrolifera nell’Amazzonia e nel parco Yasuni (la proposta ITT di lasciare il petrolio sottoterra nel parco Yasuni in cambio di buoni monetari internazionali che “inspiegabilmente” non decolla nonostante l’appoggio del governo). Tutti temi controversi e motivo di scontro latente con il movimento indigeno e all’interno del governo stesso, dato che attualmente l’ex ministro dell’ambiente Acosta è in rotta di collisione col presidente e la sua consigliera Esperanza Martinez, della potente Ong Accion Eologica si è dimessa dal suo incarico a Montecristi. Lo scorso marzo, Marlon Santi, leader amazzonico dei Kichwa di Sarayacu, (la cui lotta contro l’estrazione petrolifera è una tra le più riconosciute localmente ed internazionalmente), avvertiva che il movimento indigeno rinnovava il suo appoggio al presidente Correa, ma non a discapito della fedeltà al volere delle comunità indigene di base, contrarie al progetto di sviluppo minerario su larga scala, alla privatizzazione dell’acqua e all’ampliamento della frontiera petrolifera.

Lontani mille miglia. Se la Costituzione del 1998 riconobbe l’Ecuador come paese “multiculturale”, ciò a cui aspira oggi il movimento indigeno, la “plurinazionalità”, darebbe un passo ulteriore al riconoscimento dell’autodeterminazione delle popolazioni indigene sulle loro terre e risorse. Più precisamente, implicherebbe il diritto delle nazionalità indigene di autodeterminarsi nei propri territori. E ciò implicherebbe un controllo sulla politica economica del paese. Niente di più lontano rispetto all’idea di popolo e nazione proposta da Correa. Il diniego degli assembleisti di inserire la plurinazionalità e il diritto alla “consulta previa” come articoli costituzionali segnala la volontà di frenare e limitare l’autonomia decisionale delle popolazioni indigene e significa che la proposta politica di Correa si basa su un’ideologia criolla di “popolo e nazione” che disconosce la realtà sociale e culturale dell’Ecuador, costituita in maggioranza da popolazioni indigene che esprimono realtà sociali e culturali composite.
E mentre il presidente di Conaie annuncia che farà appello all’Organizzazione degli Stati Americani e al convegno 169 affinché vigilino sull’assemblea costituente e sul rispetto dei trattati internazionali che proteggono i diritti delle popolazioni indigene, si annunciano nel paese nuovi e imminenti scontri politici.
Parole chiave: conaie, correa, ecuador
Categoria: Diritti
Luogo: Ecuador