20/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le violenze contro gli immigrati sono le ultime di una lunga serie

Nuvoloni neri sono scesi sulla nazione arcobaleno, sul Paese miracolato che riuscì a gestire in maniera relativamente pacifica il passaggio di consegne tra il regime dell'apartheid e quello della maggioranza nera: dallo scorso fine settimana, le townships sudafricane che circondano Johannesburg sono state investite da un'ondata di attacchi xenofobi che hanno provocato almeno 24 morti e costretto alla fuga circa 10.000 immigrati. Una violenza che è solo la punta di un iceberg cresciuto costantemente negli ultimi anni.

Baracche distrutte in una township sudafricanaAnche se la polizia assicura che la situazione sta tornando sotto controllo, per il Sudafrica sarà difficile dimenticare quanto accaduto in questi giorni: dalle townships di Alexandra e Diepsloot, le violenze contro gli immigrati, la maggior parte dei quali provenienti dallo Zimbabwe, si sono allargate a macchia d'olio a suon di uccisioni, stupri e saccheggi. Le immagini delle vittime bruciate vive dalla folla hanno fatto il giro del mondo, spingendo il presidente Thabo Mbeki e l'arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, a lanciare un appello per fermare le violenze. Invano Tutu ha ricordato che, durante la lotta contro l'apartheid, erano alcuni tra i Paesi confinanti (Zimbabwe e Mozambico in primis) a dare rifugio e appoggio politico delle popolazioni ai combattenti sudafricani. Accusati di essere i primi responsabili della crisi economica e dell'aumento della criminalità (due tra i principali problemi del Paese), gli immigrati sono ora costretti a nascondersi per evitare il peggio.

Il governo ha inviato centinaia tra membri dell'African National Congress (il partito al potere) e poliziotti per calmare la popolazione ed evitare nuove violenze. Nell'ultima notte si sono registrati altri due morti, ma la situazione sembra stia tornando lentamente alla calma. Tra i seimila e i diecimila immigrati avrebbero abbandonato le proprie case, chiedendo asilo a chiese, stazioni di polizia e sedi di Ong.
Gli immigrati, stimati a 5 milioni ( tre dei quali provenienti dallo Zimbabwe), costituiscono il 10 percento della popolazione circa. Giunti a diverse ondate perché attratti dalle maggiori prospettive economiche o per sfuggire a realtà disastrate, come quella dello Zimbabwe, sono impiegati nei lavori più umili e pericolosi. Ma i problemi economici degli ultimi anni, che comprendono un declino nel settore minerario, alti tassi di disoccupazione e un'inflazione crescente, hanno ridotto i margini di crescita, suscitando il malcontento dei locali. Da qui a percepire gli immigrati come dei “ruba lavoro” e dei criminali, il passo è stato breve.

Ronde anti-immigrati nei pressi di JohannesburgIl Sudafrica è terra di forti contraddizioni, anche in termini di politica verso l'immigrazione: da un lato, la legislazione a favore di immigrati e rifugiati politici ha permesso a milioni di persone di trovare ospitalità nel Paese. Ma il forte numero di stranieri ha provocato una crisi di rigetto che, negli ultimi anni, è stata cavalcata anche dalle forze politiche. Nelle elezioni del 1999, esponenti di tutti i partiti politici fecero leva sul malcontento verso gli immigrati per guadagnare voti. E dal 2002 ad oggi, una serie di leggi ha reso più difficoltosa la concessione di visti e status di rifugiati agli immigrati.
Secondo le ricerche di alcune organizzazioni umanitarie che operano nel Paese, dal 2005 vi sarebbero stati almeno 16 attacchi contro stranieri, la metà dei quali avvenuti negli ultimi sei mesi: in marzo, sette immigrati sarebbero stati uccisi ad Atteridgeville, presso Pretoria, mentre l'8 gennaio due somali sarebbero morti presso Jeffreys Bay e East London. Stando alle cifre fornite dalla Somali Association of South Africa, 417 somali sarebbero stati uccisi dal 1997 ad oggi. Numeri che non sono spiegabili solo con alti tassi di criminalità del Paese, tra i peggiori di tutta l'Africa. E che fanno temere un peggioramento della situazione, se le autorità non affronteranno il problema alla radice.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità