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Nuvoloni neri sono scesi sulla nazione arcobaleno, sul Paese miracolato che riuscì a gestire in maniera relativamente pacifica il passaggio di consegne tra il regime dell'apartheid e quello della maggioranza nera: dallo scorso fine settimana, le townships sudafricane che circondano Johannesburg sono state investite da un'ondata di attacchi xenofobi che hanno provocato almeno 24 morti e costretto alla fuga circa 10.000 immigrati. Una violenza che è solo la punta di un iceberg cresciuto costantemente negli ultimi anni.
Anche se la polizia assicura che la situazione sta tornando sotto controllo,
per il Sudafrica sarà difficile dimenticare quanto accaduto in questi giorni:
dalle townships di Alexandra e Diepsloot, le violenze contro gli immigrati, la maggior parte
dei quali provenienti dallo Zimbabwe, si sono allargate a macchia d'olio a suon
di uccisioni, stupri e saccheggi. Le immagini delle vittime bruciate vive dalla
folla hanno fatto il giro del mondo, spingendo il presidente Thabo Mbeki e l'arcivescovo
Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, a lanciare un appello per fermare le violenze.
Invano Tutu ha ricordato che, durante la lotta contro l'apartheid, erano alcuni tra i Paesi confinanti (Zimbabwe e Mozambico in primis) a dare
rifugio e appoggio politico delle popolazioni ai combattenti sudafricani. Accusati
di essere i primi responsabili della crisi economica e dell'aumento della criminalità
(due tra i principali problemi del Paese), gli immigrati sono ora costretti a
nascondersi per evitare il peggio.
Il Sudafrica è terra di forti contraddizioni, anche in termini di politica verso
l'immigrazione: da un lato, la legislazione a favore di immigrati e rifugiati
politici ha permesso a milioni di persone di trovare ospitalità nel Paese. Ma
il forte numero di stranieri ha provocato una crisi di rigetto che, negli ultimi
anni, è stata cavalcata anche dalle forze politiche. Nelle elezioni del 1999,
esponenti di tutti i partiti politici fecero leva sul malcontento verso gli immigrati
per guadagnare voti. E dal 2002 ad oggi, una serie di leggi ha reso più difficoltosa
la concessione di visti e status di rifugiati agli immigrati. Matteo Fagotto