10/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La situazione nelle Aree Tribali peggiora di giorno in giorno. Sono i civili a pagare

Soldati pachistani in WaziristanCome ogni altro giorno, l’altro ieri sera il bazar di Wana era affollato di persone che mercanteggiavano tra le bancarelle. Uomini scesi a fare spese in città dai villaggi pashtun sparsi per il Waziristan del Sud, regione pachistana al confine con l’Afghanistan. Membri della tribù dei waziri ahmadzai e dei mashud, ma anche molti pashtun afgani fuggiti dal loro paese dopo l’invasione americana. Tutti con il turbante e la barba lunga tipici di queste genti che vivono a cavallo tra Pakistan e Afghanistan. Due entità statali che per loro significano poco di fronte al ‘Pashtunistan’, la patria dei pashtun divisa dai coloni inglesi alla fine dell’ottocento da un confine che esiste solo sulla carta.

Improvvisamente le contrattazioni e le chiacchiere vengono interrotte dal boato di un'esplosione. Fuori dal bazar un camion dell’esercito pachistano è saltato in aria su una mina anticarro. I corpi dilaniati e senza vita di alcuni soldati giacciono sul terreno, mentre i loro compagni iniziano a sparare alla cieca verso il bazar. Si scatena l’inferno. La gente scappa, si getta a terra e si nasconde sot to le bancarelle. I soldati continuano a sparare ad altezza d’uomo fino a quando non esauriscono le munizioni, poi si dileguano. A terra rimangono i cadaveri di otto persone e una ventina di feriti, che vengono subito portati in ospedale dalle persone presenti sulla scena della sparatoria.

Tra i ricoverati c’è Samir Gul. “Subito dopo l’esplosione i soldati hanno iniziato a sparare contro di noi che stavamo nel mercato”, ha raccontato a un reporter dell’Associated Press. “Non sappiamo chi abbia attaccato i militari, ma i soldati hanno ucciso molti nostri fratelli senza nessuna ragione”. La notizia di quanto accaduto si sparge subito per la città e in tutta la regione. La paura e la rabbia si diffondono tra i villaggi, in molti dei quali la notte trascorre in assemblee di anziani che si riuniscono per discutere la situazione.

E’ così anche nel villaggio di Khunkhela, una ventina di chilometri a nord-est di Wana, nella zona tribale dei mashud. Decine di persone, sembra non solo abitanti del villaggio (“stranieri” dirà poi il governo), sono riunite in discussione. Un aereo-spia militare sorvola le case di argilla di Khunkhela e subito dopo un missile lanciato da un elicottero centra l’assemblea. E’ una strage. Tutti gli abitati del villaggio accorrono per soccorrere i feriti e proprio in quel momento i caccia-bombardieri della Paf (Forze aeree pachistane) piombano sulla scena sganciando alcune bombe sulla folla. Oltre ottanta persone, forse addirittura un centinaio, rimangono uccise. Decine i feriti.

CartinaAlam Khan, un abitante di Ladha, un villaggio poco lontano, ha dichiarato alla televisione pachistana Geo Tv che anche i villaggi circostanti sono stati bombardati nel corso del raid, che è durato un paio d’ore e al quale, riferisce il testimone, hanno partecipato almeno due caccia-bombardieri a reazione e una decina di elicotteri dell’esercito.

Il mattino successivo il generale Shaukat Sultan, portavoce delle forze armate pachistane, conferma l’uccisione di cinquanta persone, affermando che l’obiettivo era legittimo poiché si trattava di un campo di addestramento di al-Qaeda e che la maggior parte dei morti erano terroristi arabi, ceceni e uzbechi pronti a compiere attacchi in varie zone del paese. Le perdite civili sono state commentate come “inevitabile prod tto di questa guerra non convenzionale”.

Le decine di morti degli ultimi giorni rappresentano una drammatica escalation di questa ‘guerra del Wazirisitan’, una guerra che prosegue ormai dall’inizio dell’anno nel più totale silenzio dei media internazionali. Una guerra che sembra non interessi a nessuno, nonostante abbia già fatto centinaia di morti e nonostante la posta in ballo sia mediaticamente succulenta: la distruzione delle roccaforti talebane e la cattura di Osama bin Laden e del mullah Omar.

Una guerra che il regime pachistano del generale Pervez Musharraf sta combattendo su commissione, cioè per conto degli Stati Uniti che, sul fronte orientale della ‘guerra al terrorismo’, impantanati come sono in Iraq, riescono a mala pena a difendersi dai crescenti attacchi dei talebani in Afghanistan. Per dar loro la caccia nelle roccaforti pachistane, e magari per riuscire a catturare bin Laden in tempo utile per le elezioni presidenziali Usa di novembre, gli strateghi di Bush si sono affidati al generale Musharraf, convincendolo a inviare settantamila soldati sulle montagne delle cosiddette ‘aree tribali’ abitate dai pashtun e divenute da tre anni (con la complicità degli stessi servizi segreti pachistani filo-talebani) rifugio dei talebani e di al-Qaeda.

Il presidnete MusharrafMusharraff è stato costretto a obbedire agli ordini di Washington sapendo bene che altrimenti avrebbe fatto la fine di tanti altri regimi, velocemente passati dalla condizione di alleato strategico degli Usa a quella di Stato canaglia. Ma accettando di scatenare una guerra contro il suo stesso popolo, in una regione storicamente considerata come una zona franca intoccabile, e andando contro quei settori dei servizi e dell’esercito pachistani tradizionalmente filo-talebani e legati ai partiti integralisti islamici pachistani, Musharraf rischia grosso. Gli attentati contro di lui ormai non si contano e il rischio che lo scontento dei fondamentalisti pachistani si tramuti in rivolta armata, non solo nelle ‘aree tribali’ ma in tutto il paese, è sempre più concreto. E se il Pakistan, che è una potenza nucleare, cadesse in mani sbagliate, per Washington non sarebbe un bel risultato.

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