E' la fine dello stereotipo per eccellenza. Anche in Turchia, uno dei Paesi con
il maggior numero di fumatori al mondo, ai primi posti tra i produttori e gli
esportatori di sigarette e soprattutto nell'immaginario collettivo quando si parla
di tabacco, è in vigore da lunedì 19 maggio, una legge che vieta il fumo
nei luoghi pubblici. Dopo averlo impedito 5 anni fa su autobus, taxi e treni,
una dura campagna portata avanti dal governo proibisce ora di fumare all'interno
di fiere, centri commerciali, impianti sportivi, scuole e ospedali, ma anche in
apposite aree all'aperto, come i cortili di tutti gli edifici adibiti ad attività
educative, culturali e assistenziali. Via le sigarette dalle pubblicità per strada
o in televisione e persino dalle mani del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk
nelle foto che lo ritraggono. I turchi si apprestano a convivere con questa nuova
privazione, un provvedimento rivoluzionario che ha già creato polemiche e avrà
forti ripercussioni sulla loro vita sociale.
Una dannosa risorsa. La legge è stata fortemente voluta dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan,
che ha definito la sigaretta "più pericolosa del terrorismo", ma ha suscitato
un diffuso malcontento tra gli stessi parlamentari. I rappresentanti dei collegi
elettorali in cui il tabacco rappresenta un'importante fonte di reddito si sono
detti contrari e non hanno partecipato, nello scorso mese di gennaio, al voto
che ha varato il provvedimento. Dalla Turchia arriva infatti il 4 per cento della
produzione mondiale di tabacco e ne viene esportata una quantità pari a circa
560 milioni di dollari ogni anno. Solo 4 Paesi fanno meglio. Anche il consumo
di sigarette continua però ad aumentare: secondo la Banca Mondiale, dai 37 milioni
di pezzi del 1970 si è passati nel 2000 a 115. Ragionando in termini di pacchetti,
i 90 pro capite di 38 anni fa sono diventati 121 nel nuovo millennio. Ormai circa
la metà della popolazione adulta, sia tra gli uomini che tra le donne, ha il vizio
del fumo e l’età media del primo tiro è scesa a 12 anni. L’università "9 Settembre"
di Izmir ha calcolato che il tabagismo fa ogni anno 160.000 vittime nel Paese.
La tradizione in pericolo. Quella turca è una delle legislazioni antifumo più rigide del mondo. Chi trasgredirà
il divieto dovrà pagare l’equivalente di 25 euro, ma è prevista una multa pari
a 10 euro anche per chi verrà sorpreso a gettare mozziconi per strada. Per punire
la vendita di tabacco ai minorenni invece c’è il carcere, da uno a 6 anni di detenzione.
Rimane da risolvere il problema dei bar, dei ristoranti e dei locali notturni,
in cui il provvedimento avrà effetto solo a partire dal 19 luglio 2009. E’ dai
gestori del settore che arrivano le proteste più forti, tutti insistono sulla
necessità di permettere che vengano riservati degli spazi ai fumatori. Non si
può infatti pretendere che i turchi rinuncino a quella che ormai è un’istituzione
nazionale, il narghilé. Dopo alcuni anni di oblio, il simbolo della Turchia del
passato è diventato di moda anche fra i giovani. La pipa ad acqua si accompagna
da sempre ai bicchieri di tè alla menta o di raki, tradizionale bevanda alcolica,
e viene fumata a turno da gruppi di amici che si ritrovano per giocare a scacchi
o a backgammon.
Al di là dei luoghi comuni. Non è per nulla infondato, dunque, lo stereotipo italiano che associa al turco
un fumatore incallito. Tutto nasce dal sultano Muradiv, che nel 1600 fu il primo
a proibire con la decapitazione il vizio di fumare, talmente radicato nella società
del tempo che lo status di una persona corrispondeva in maniera direttamente proporzionale
alla lunghezza della sua pipa. Quando però il divieto e la relativa pena terminarono,
l’abitudine del fumo per reazione crebbe tantissimo e dalla Turchia si diffuse
in tutta Europa. Certo è che il Paese in questi anni sta cambiando e che misure
come quella del governo Erdogan, benché meno urgenti di altre questioni, come
per esempio il rispetto dei diritti umani, servono per uniformarsi agli Stati
membri dell’Unione Europea, di cui la Turchia vorrebbe un giorno fare parte.