La Georgia al voto. Saakashvili gioca la carta Abkazia
Domani in Georgia si vota per il rinnovo del parlamento. Un test delicato per
il regime nazionalista guidato dal giovane filo-occidentale Mikheil Saakashvili,
riconfermato alla presidenza del Paese lo scorso 5 gennaio. L’opposizione guidata
dal ‘re del vino’, l’imprenditore Levan Gachechiladze, si dice certa della vittoria
e promette battaglia in caso di “risultati manipolati”.
Saakashvili punta tutto sulla minaccia russa. Per vincere, Saakashvili fa leva sul sentimento nazionalista anti-russo, giocandosi
spregiudicatamente la carta dell’Abkhazia. Nelle ultime settimane, ‘Misha’ ha
bombardato la popolazione di dichiarazioni bellicose e revanchiste contro i separatisti
abkhazi e i loro protettori di Mosca e ha cercato in tutti i modi di provocare
‘incidenti’ che giustificassero un nuovo conflitto.
Ha ammassato truppe al confine, inducendo i russi a fare lo stesso; ha inviato
una schiera di aerei spia sull’Abkhazia, regolarmente abbattuti dalla contraerea
separatista e dai Mig russsi, ha fabbricato false notizie per generare un clima
di tensione, ha promosso l’approvazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite
di una risoluzione che riconosce il “diritto al ritorno” in Abkhazia dei georgiani
fuggiti dalla “pulizia etnica” dei separatisti abkhazi durante la guerra del 1992-’93
(risoluzione approvata con il solo voto di Stati Uniti, Svezia, Azerbaigian, Ucraina,
Albania, repubbliche baltiche e ed est-europee; contrari Russia, Bielorussia,
Serbia, Armenia, Corea del Nord, India, Birmania, Sudan, Iran, Siria e Venezuela).
Una guerra di parole, provocazioni e false notizie. Venerdì scorso, in Abkhazia, i servizi segreti russi hanno arrestato un ceceno
con l’accusa di essere una spia del governo georgiano, infiltrata in zona per
organizzare l’arrivo di volontari dalla Cecenia. Tbilisi ha smentito, parlando
di provocazione russa. Tre settimane fa, il leader separatista ceceno Movladi
Udugov aveva pubblicamente offerto alla Georgia il sostegno dei mujaheddin ceceni
in caso di un conflitto con la Russia in Abkhazia.
Domenica, la Georgia ha arrestato al confine abkhazo sei soldati russi con l’accusa
di aver guidato ubriachi il loro blindato speronando un’auto civile. Mosca ha
smentito, dicendo che la storia è una montatura e una provocazione del governo
georgiano.
La scorsa settimana, le televisioni georgiane hanno annunciato che le autorità
abkhaze hanno imposto il coprifuoco nei villaggi dell’enclave georgiana di Gali.
Ma alcuni reporter stranieri, recatisi sul posto, hanno constatato che non era
affatto così, rivelando invece che l’esercito georgiano ha appena costruito lungo
il confine abkahzo un nuovo tratto di ferrovia fiancheggiato da rampe di cemento
per il rapido carico simultaneo di mezzi militari.
Tra i georgiani d’Abkhazia, che non pensano alle elezioni. Altri giornalisti, dell’
Iwpr, sono andati nel distretto di Gali per vedere come i 50mila georgiani rimasti
da quelle parti vivono questo momento di alta tensione e di vigilia elettorale.
Leila vive nel villaggio di Otobaya e si lamenta per questa guerra di parola
che alla fine danneggia solo la povera gente della zona. “Alcune settimane fa,
la televisione georgiana ha detto che milizie russe avevano violentato una ragazza
georgiana e avevano rubato nelle case in un villaggio qui vicino. Non era vero.
Intanto però le autorità locali abkhaze se la prendono con noi perché pensano
che diamo false notizie ai giornalisti e così, per esempio, chiudono il confine
sul fiume Enguri e non ci fanno entrare in Georgia”.
Tsiala, 62 anni, vive in una modesta di mattoni e campa grazie alle sue mucche
ed alcuni alberi di nocciole. “Sentiamo alla televisione che tutti si minacciano
e che forse ci sarà di nuovo la guerra: se succederà, noi saremo in trappola.
Io non voglio più scappare per poi tornare qui e trovare la mia casa distrutta
come è successo nel ’93”.
Il suo vicino di casa, Ruslan, indica l’edificio della vecchia scuola. “Lì si
sono acquartierati i soldati russi appena arrivati, ma dicono che il grosso dei
rinforzi sono stati posizionati più a nord, a Ochamchira, verso la Valle di Kodori
controllata dalle forze georgiane”.
Alle elezioni di domani non ci pensa nessuno.
“Per votare dovremmo andare oltreconfine, a Zugdidi, in Georgia, ma in questo
momento è molto pericoloso e, onestamente, e anche l’ultimo dei nostri pensieri”.