20/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Georgia al voto. Saakashvili gioca la carta Abkazia
Domani in Georgia si vota per il rinnovo del parlamento. Un test delicato per il regime nazionalista guidato dal giovane filo-occidentale Mikheil Saakashvili, riconfermato alla presidenza del Paese lo scorso 5 gennaio. L’opposizione guidata dal ‘re del vino’, l’imprenditore Levan Gachechiladze, si dice certa della vittoria e promette battaglia in caso di “risultati manipolati”.
 
Parata militare a TbilisiSaakashvili punta tutto sulla minaccia russa. Per vincere, Saakashvili fa leva sul sentimento nazionalista anti-russo, giocandosi spregiudicatamente la carta dell’Abkhazia. Nelle ultime settimane, ‘Misha’ ha bombardato la popolazione di dichiarazioni bellicose e revanchiste contro i separatisti abkhazi e i loro protettori di Mosca e ha cercato in tutti i modi di provocare ‘incidenti’ che giustificassero un nuovo conflitto.
Ha ammassato truppe al confine, inducendo i russi a fare lo stesso; ha inviato una schiera di aerei spia sull’Abkhazia, regolarmente abbattuti dalla contraerea separatista e dai Mig russsi, ha fabbricato false notizie per generare un clima di tensione, ha promosso l’approvazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite di una risoluzione che riconosce il “diritto al ritorno” in Abkhazia dei georgiani fuggiti dalla “pulizia etnica” dei separatisti abkhazi durante la guerra del 1992-’93 (risoluzione approvata con il solo voto di Stati Uniti, Svezia, Azerbaigian, Ucraina, Albania, repubbliche baltiche e ed est-europee; contrari Russia, Bielorussia, Serbia, Armenia, Corea del Nord, India, Birmania, Sudan, Iran, Siria e Venezuela).
 
AbkhaziaUna guerra di parole, provocazioni e false notizie. Venerdì scorso, in Abkhazia, i servizi segreti russi hanno arrestato un ceceno con l’accusa di essere una spia del governo georgiano, infiltrata in zona per organizzare l’arrivo di volontari dalla Cecenia. Tbilisi ha smentito, parlando di provocazione russa. Tre settimane fa, il leader separatista ceceno Movladi Udugov aveva pubblicamente offerto alla Georgia il sostegno dei mujaheddin ceceni in caso di un conflitto con la Russia in Abkhazia.
Domenica, la Georgia ha arrestato al confine abkhazo sei soldati russi con l’accusa di aver guidato ubriachi il loro blindato speronando un’auto civile. Mosca ha smentito, dicendo che la storia è una montatura e una provocazione del governo georgiano.
La scorsa settimana, le televisioni georgiane hanno annunciato che le autorità abkhaze hanno imposto il coprifuoco nei villaggi dell’enclave georgiana di Gali. Ma alcuni reporter stranieri, recatisi sul posto, hanno constatato che non era affatto così, rivelando invece che l’esercito georgiano ha appena costruito lungo il confine abkahzo un nuovo tratto di ferrovia fiancheggiato da rampe di cemento per il rapido carico simultaneo di mezzi militari.
 
Valico di EnguriTra i georgiani d’Abkhazia, che non pensano alle elezioni. Altri giornalisti, dell’Iwpr, sono andati nel distretto di Gali per vedere come i 50mila georgiani rimasti da quelle parti vivono questo momento di alta tensione e di vigilia elettorale.
Leila vive nel villaggio di Otobaya e si lamenta per questa guerra di parola che alla fine danneggia solo la povera gente della zona. “Alcune settimane fa, la televisione georgiana ha detto che milizie russe avevano violentato una ragazza georgiana e avevano rubato nelle case in un villaggio qui vicino. Non era vero. Intanto però le autorità locali abkhaze se la prendono con noi perché pensano che diamo false notizie ai giornalisti e così, per esempio, chiudono il confine sul fiume Enguri e non ci fanno entrare in Georgia”.
Tsiala, 62 anni, vive in una modesta di mattoni e campa grazie alle sue mucche ed alcuni alberi di nocciole. “Sentiamo alla televisione che tutti si minacciano e che forse ci sarà di nuovo la guerra: se succederà, noi saremo in trappola. Io non voglio più scappare per poi tornare qui e trovare la mia casa distrutta come è successo nel ’93”.
Il suo vicino di casa, Ruslan, indica l’edificio della vecchia scuola. “Lì si sono acquartierati i soldati russi appena arrivati, ma dicono che il grosso dei rinforzi sono stati posizionati più a nord, a Ochamchira, verso la Valle di Kodori controllata dalle forze georgiane”.
Alle elezioni di domani non ci pensa nessuno.
“Per votare dovremmo andare oltreconfine, a Zugdidi, in Georgia, ma in questo momento è molto pericoloso e, onestamente, e anche l’ultimo dei nostri pensieri”. 

Enrico Piovesana

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