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Ipotesi. Considerata fra le più sanguinarie del gruppo rivoluzionario più longevo del
mondo, Karina, conosciuta anche come Janet Mosquera Rentería o Rocío Arias, ha
45 anni e milita nella guerriglia da più di venti anni. Sotto il suo comando c'era
quel Pedro Pablo Montoya, Rojas, che a marzo riuscì a uccidere Iván Ríos, uno
dei più influenti esponenti del Segretariato delle Farc, per poi consegnarsi al
governo con in tasca la mano mozzata dal cadavere del guerrigliero, prova inconfutabile
della sua 'buonafede' davanti all'esercito. Chissà se la sua consegna sia una
conseguenza di quanto avvenuto quel giorno di marzo. Dato che fonti governative
assicurano che Karina stava letteralmente morendo di fame, una delle ipotesi papabili
è che, considerata indirettamente responsabile del grave tradimento di Montoya,
uno dei suoi subalterni, sia stata piano piano isolata dalla guerriglia se non
addirittura minacciata di punizioni esemplari. In un periodo così delicato per
il gruppo guerrigliero, che sta cercando di serrare le fila dopo perdite importanti,
fra le quali Raul Reyes (morto per mano dell'esercito) e lo stesso Ríos, è indispensabile
toccare con mano la fedeltà incondizionata dei suo capi, anche i più longevi.
Basta un dubbio, e si è tagliati fuori. Per le Farc adesso guardarsi le spalle
è più irrinunciabile che mai, l'intento è ottenere un gruppo di comando coeso
ed efficiente.
Il passato. A quanto pare, la donna combattente aveva partecipato a molti attacchi contro
bersagli militari e aveva partecipato anche a sequestri politici. Otto anni fa
era nella squadra che rapì il parlamentare Oscar Tulio Lizcano, tuttora in mano
Farc e fra i primi della lista di coloro che sarebbero liberati se solo l'accordo
umanitario fra governo e guerriglia andasse in porto. Finalmente.
No al piano militare di Uribe. A chiedere a gran voce a Uribe di far marcia indietro, infatti, è proprio un
ex ostaggio liberato nel febbraio scorso, Eladio Pérez, che ribadisce come unica
possibilità di rivedere in libertà i 40 prigionieri è un accordo mediato dal presidente
venezuelano Hugo Chavez e dalla senatrice colombiana Piedad Cordoba, grazie ai
quali le Farc hanno appunto liberato lui e altre 5 persone dopo anni di cattività.
Fondamentale, secondo Pérez, che da quando ha riacquistato la libertà si sta prodigando
per far liberare i suoi ex compagni di prigionia, è anche l'interesse che sta
mostrando l'ecuadoriano Rafael Correa e il francese Nicolas Sarkozy. Stella Spinelli