20/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Militava nelle Farc da venti anni e si è consegnata al Das insieme al suo addetto alla sicurezza
Nelly Ávila Moreno, nome di battaglia Karina, la donna comandante del fronte 47 delle Farc, che opera in Antioquia, si è consegnata dalla polizia segreta colombiana del Das, dopo aver contrattato la sua liberazione per settimane. Con lei il suo addetto alla sicurezza, Michín. Sulla sua testa pendeva una taglia di 800 mila dollari.
 
Karina, comandante FarcIpotesi. Considerata fra le più sanguinarie del gruppo rivoluzionario più longevo del mondo, Karina, conosciuta anche come Janet Mosquera Rentería o Rocío Arias, ha 45 anni e milita nella guerriglia da più di venti anni. Sotto il suo comando c'era quel Pedro Pablo Montoya, Rojas, che a marzo riuscì a uccidere Iván Ríos, uno dei più influenti esponenti del Segretariato delle Farc, per poi consegnarsi al governo con in tasca la mano mozzata dal cadavere del guerrigliero, prova inconfutabile della sua 'buonafede' davanti all'esercito. Chissà se la sua consegna sia una conseguenza di quanto avvenuto quel giorno di marzo. Dato che fonti governative assicurano che Karina stava letteralmente morendo di fame, una delle ipotesi papabili è che, considerata indirettamente responsabile del grave tradimento di Montoya, uno dei suoi subalterni, sia stata piano piano isolata dalla guerriglia se non addirittura minacciata di punizioni esemplari. In un periodo così delicato per il gruppo guerrigliero, che sta cercando di serrare le fila dopo perdite importanti, fra le quali Raul Reyes (morto per mano dell'esercito) e lo stesso Ríos, è indispensabile toccare con mano la fedeltà incondizionata dei suo capi, anche i più longevi. Basta un dubbio, e si è tagliati fuori. Per le Farc adesso guardarsi le spalle è più irrinunciabile che mai, l'intento è ottenere un gruppo di comando coeso ed efficiente.
La versioni ufficiale invece la dà come ferita e stanca della guerra, sempre più isolata ma per merito della pressione militare e quindi senza via d'uscita se non la resa. Un'altra ipotesi è, infine, che a giocare un ruolo cruciale sia stato il fatto che abbia un figlio, cresciuto con la sua famiglia, e che quindi sia stato l'amore materno a spingerla a lasciarsi tutto alle spalle.
 
Rafael CorreaIl passato. A quanto pare, la donna combattente aveva partecipato a molti attacchi contro bersagli militari e aveva partecipato anche a sequestri politici. Otto anni fa era nella squadra che rapì il parlamentare Oscar Tulio Lizcano, tuttora in mano Farc e fra i primi della lista di coloro che sarebbero liberati se solo l'accordo umanitario fra governo e guerriglia andasse in porto. Finalmente.
Fra le azioni più violente orchestrate da Karina c'è il blitz perpetrato insieme all'Esercito di liberazione nazionale contro una caserma di polizia, nel quale morirono otto agenti e trenta vennero sequestrati.
Ma sulla sua testa pesavano altri sei ordini di cattura: quattro a Bogotá, la capitale, una a Medellín, città capoluogo di Antioquia, e una a Cali, città del sud-ovest colombiano. Le accuse: omicidio, terrorismo (dato che le Farc sono state inserite su proposta Usa nella lista nera dei gruppi terroristi nata dopo l'11 settembre 2001), ribellione, sequestro a scopo di estorsione e danni a beni altrui.
È infine accusata di aver diretto nel 2002 un'incursione in Arboleda-Pensilvania, nel centro del paese, dove morirono 13 poliziotti e quattro civili, fra i quali una donna che a quanto pare venne messa al rogo perché moglie di un agente.

Situazione ostaggi. Intanto, Alvaro Uribe sta dando segnali di impazienza nell'eterno braccio di ferro con la guerriglia sulla questione ostaggi, e ha lanciato un piano di accerchiamento degli accampamenti dove si presume che le Farc tenga i suoi prigionieri. Iniziativa scongiurata da sempre dai familiari degli ostaggi perché eccessivamente pericolosa per la vita dei loro cari. È risaputo che un blitz militare metterebbe in serio rischio l'incolumità della gente in mano guerrigliera, sia perché potrebbero rimanere vittima del fuoco incrociato sia perché la logica Farc pare imporre l'eliminazione dell'ostaggio piuttosto che la consegna forzata al nemico di sempre, il governo.

Hugo ChavezNo al piano militare di Uribe. A chiedere a gran voce a Uribe di far marcia indietro, infatti, è proprio un ex ostaggio liberato nel febbraio scorso, Eladio Pérez, che ribadisce come unica possibilità di rivedere in libertà i 40 prigionieri è un accordo mediato dal presidente venezuelano Hugo Chavez e dalla senatrice colombiana Piedad Cordoba, grazie ai quali le Farc hanno appunto liberato lui e altre 5 persone dopo anni di cattività. Fondamentale, secondo Pérez, che da quando ha riacquistato la libertà si sta prodigando per far liberare i suoi ex compagni di prigionia, è anche l'interesse che sta mostrando l'ecuadoriano Rafael Correa e il francese Nicolas Sarkozy.
 

Stella Spinelli

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