Uno dei processi di pace più lunghi del continente, cominciato nell'estate del
2006 con la firma della tregua tra governo e ribelli, è sul punto di collassare.
Dopo interminabili trattative, disconoscimenti dei mediatori e accuse reciproche,
gli scontri dell'ultimo mese tra l'esercito e le
Forces Nationales de Liberation hanno messo in pericolo il futuro del Burundi. La fine della guerra civile,
così vicina un anno fa, potrebbe rivelarsi un'utopia.

Che il clima sia cambiato rispetto all'anno passato, lo hanno dimostrato gli
ultimi colloqui avvenuti domenica nella capitale Bujumbura. Le parti (governo
e ribelli), nonostante si siano riunite anche lunedì, non sono riuscite ad accordarsi
sulla cessazione delle ostilità che, nell'ultimo mese, hanno provocato più di
cento morti. Di fatto, sembra che la tregua, durata più di un anno e mezzo, sia
finita, come dimostrano gli scontri scoppiati ieri nei dintorni della capitale.
L'esercito avrebbe attaccato le
Fnl nei pressi della collina di Gitwaro, da dove i ribelli stavano sparando colpi
sulla città. Una versione contestata dalle
Fnl, secondo cui le Forze Armate avrebbero attaccato deliberatamente gli avamposti
ribelli.
Va da sé che le parti si rimbalzano anche la responsabilità del fallimento dei
colloqui, che negli ultimi mesi sono regrediti vanificando anni di sforzi. La
verità è che ribelli e governo non sono mai riusciti ad accordarsi sulla composizione
del nuovo esercito, in cui sarebbe dovuta entrare parte delle Fnl, come successo agli altri tre gruppi ribelli che, nel 2003, deposero le armi
permettendo la tenuta delle prime elezioni del dopo guerra civile. Le Fnl, che assieme agli altri gruppi ribelli Hutu reclamavano più potere per la loro
comunità, che compone la stragrande maggioranza della popolazione burundese, sono
l'ultimo residuo della guerra, che dal 1993 ha provocato più di 300.000 vittime.

Il successo del precedente processo di pace è dimostrato dal fatto che l'ex-leader
dei ribelli, Pierre Nkurunziza, sia stato eletto presidente. Le
Fnl però ritengono l'attuale amministrazione solo un fantoccio nelle mani dei Tutsi
che, dopo aver governato il Burundi dall'indipendenza al 2003, manterrebbero ora
un controllo indiretto sulle redini del potere.
Il processo di pace, avviato nel 2006 anche con le Fnl, aveva fatto sperare che un accordo definitivo fosse vicino. Ma le trattative
si sono prima arenate sulla composizione delle Forze Armate (le Fnl chiedono che i loro organici siano ridiscussi completamente, il governo offre
solo l'integrazione di un certo numero di ribelli nei ranghi), poi sulla richiesta
dei ribelli di cambiare i mediatori sudafricani. Uno stillicidio che ha progressivamente
sfilacciato l'intero processo e che, dopo gli ultimi scontri, potrebbe far ripiombare
il Burundi negli anni bui di una vera guerra civile.