19/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un commento alla situazione in Libano e alla lettura della stessa da parte dei media
Ciò che sta succedendo oggi in Libano è solo un ampliamento della situazione dell’intera regione. Gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali stanno cercando di dimostrare a tutti che la religione è il fattore principale delle dispute in atto e stanno cercando di coprire le motivazioni politiche e in particolar modo gli interessi economici che sono alla base nell’intero processo.

Allo stato attuale in Libano ci sono due posizioni principali: da una parte un progetto colonialista sostenuto dagli Stati Uniti e dal suo maggiore alleato della regione, Israele, il cui portavoce è lo stesso governo libanese, e dall’altro un progetto di sovranità condotto dal movimento di resistenza. Di fatti, non è altro che una guerra tra un movimento patriottico e le potenze straniere. Entrambe le posizioni, infatti, sono composte contemporaneamente da diverse correnti: religiose, settarie e così via. Come si spiega, altrimenti, che Michel Aoun – cristiano maronita – e leader del Movimento Patriottico Libero, e il Partito Comunista siano alleati con Hezbollah?
Lo scopo del governo pro-imperialista e filoccindentale libanese è quello di mettere l’esercito nazionale contro il popolo e la resistenza. Il suo obiettivo è nascondersi dietro l’esercito perché non ha un sostegno popolare. E’ da notare che il comando dell’esercito è ancora in mano ai nazionalisti.

Prima dell’invasione di Israele in Libano nel 2006, c’era una serie di pressioni interne ed esterne per smantellare il legittimo movimento di resistenza in Libano, Hezbollah. Queste pressioni sono aumentate dopo che questo gruppo ha sconfitto l’esercito israeliano e ha restaurato la speranza di altri movimenti di resistenza in varie zone del Medio Oriente. Questa vittoria ha dimostrato senza dubbio che la resistenza contro la globalizzazione da una parte, e la guerra di guerriglia dall’altra è ancora possibile.
Pochi giorni fa, dopo il più lungo mandato del parlamento libanese della sua storia, la coalizione filoccidentale ha votato per rendere illegale la rete di comunicazione di Hezbollah, un sistema di comunicazione che era molto efficace contro l’esercito di Israele nella guerra della scorsa estate. Questa “dichiarazione di guerra” contro la resistenza è solo un ulteriore esempio di come i fantocci locali degli Stati Uniti e di Israele stanno combattendo contro il loro stesso popolo, perché con quest’atto il governo sta veramente smantellando il maggiore strumento che la resistenza usa per combattere contro il progetto colonialista nella regione.

Questa non è una questione secondaria, dato che è la prima volta dagli Accordi di Taif del 1989, che segnarono la fine della guerra civile nel paese e consacrarono la legittimità della resistenza armata di Hezbollah contro Israele, che il governo condanna una rete di comunicazione che è parte dell’apparato di sicurezza del movimento e lo considera una “minaccia illegale contro lo stato”
Ciò che il governo libanese sta facendo oggi non è nient’altro che il lavoro sporco di Israele, solo pochi giorni dopo che il governo degli Stati Uniti ha dichiarato ancora una volta che Hezbollah è un’organizzazione terrorista che tiene nella sua lista nera.
L’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di dare agli Stati Uniti il controllo dell’aeroporto e di tutti i sistemi di comunicazione del paese, con il risultato di screditare la legittima resistenza del popolo contro il loro obiettivo principale, Israele, provocando così lotte interne, che sono facili da aggiungere alla confusione delle dispute religiose, proprio come è già stato fatto in Iraq e in Palestina. Il motivo principale del licenziamento del capo dell’aeroporto è che questi ha dichiarato pochi giorni prima della sua destituzione che al-Hariri aveva incontrato segretamente Bandar, l’Emiro Saudita, all’aeroporto. Bandar fu l’unico arabo ad essere informato da Bush su quando avrebbe avuto inizio l’invasione in Iraq.

La minaccia più grande per un progetto colonialista nella regione, sia per i regimi arabi che per i sostenitori occidentali, è rappresentata dai popoli e dal potere della loro resistenza. Indebolire questa potenza e creare un clima costante di tensione interna è lo scopo di tutti coloro che sono contro un movimento nazionalista arabo in Medio Oriente.
Come si potrebbero spiegare, altrimenti, le accuse di intromissione iraniane in Libano, arrivando anche al punto di chiedere l’espulsione del suo ambasciatore e paralizzare tutti i voli da e verso l’Iran, dovuto all’appoggio a Hezbollah da parte del governo iraniano? Ma allo stesso tempo, perché non si pronuncia una sola parola sull’intromissione esterna degli Stati Uniti in Iraq, non si pronuncia una sola parola contro il fatto che un terzo del Qatar è base militare americana, e non si pronuncia una sola parola contro le forze internazionali, armate fino ai denti, che sotto il falso pretesto di “difendere la democrazia” stanno ignorando il rispetto della territorialità libanese e considerano “terroristi” gran parte dei suoi cittadini?


La Francia, la madre patria, mantiene un’importante presenza militare nell’area, concentrata principalmente sul tentativo di recuperare il progetto colonialista ed ancora una volta facendo il lavoro sporco di un’entità che ha oppresso un intero popolo per più di 60 anni.
L’Egitto e l’Arabia Saudita hanno organizzato una riunione a Città del Cairo, ma perché mai si deve condannare ancora una volta il diritto di un popolo di resistere contro il suo oppressore, proprio come Hezbollah sta facendo efficacemente in Libano? Certamente in quella riunione si discuterà sui modi da utilizzare per fermare l’influenza “negativa” che i sostenitori della resistenza hanno nel paese. Infine, bisogna mettere in evidenza come la Palestina sia il tema principale del conflitto in Libano. Con la fine della resistenza non si vuole “ricostruire” il Libano, ma proteggere Israele e convertirlo in un paese normale nel cuore del Medio Oriente. E’ per questa ragione che la prima decisione dei pro-imperialisti, ammesso che abbiano successo, sarà l’insediamento dei rifugiati palestinesi in Libano in qualunque luogo….all’infuori della Palestina.
 
Nadia Hasan 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano