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Da ieri sono al lavoro a Dublino centinaia di diplomatici e organizzazioni non governative provenienti da tutto il mondo per elaborare una bozza per la messa al bando delle cluster bombs, le cosiddette bombe 'a grappolo'. La conferenza ha persino ricevuto la benedizione del pontefice, Benedetto XVI, che ha espresso l'auspicio di poter presto giungere a un 'accordo internazionale' sui temibili ordigni. L'incontro di Dublino è l'ultimo di una serie cominciata nel febbraio 2007 a Oslo, quando è stata creata la Cluster Munition Coalition (Cmc), la cui prima dichiarazione impegnava appunto i Paesi a decretare la messa al bando delle "armi a sub munizioni cluster" entro il 2008. Il documento fu sottoscritto da 47 Paesi su 49 presenti, tra cui l'Italia. Successivamente a Lima, dal 23 al 25 maggio 2007, è stato sviluppato un altro processo negoziale con la partecipazione di altri 27 Paesi che si sono aggiunti ai 47 iniziali, con i quali è stata confermata la data del 2008 come traguardo per la messa a bando delle bombe a grappolo.
Ma cosa sono le 'cluster bombs'? Le cluster bomb sono armi di grandi dimensioni sganciate da aerei o esplose
da sistemi di artiglieria, lanciarazzi e lanciamissili, in grado di rilasciare
nell'aria bombe più piccole, chiamate bomblet, o submunizioni. I modelli più comuni
sono stati concepiti in funzione anti-uomo o anti-blindatura. Altri tipi di bomba
a grappolo vengono utilizzati per distruggere infrastrutture militari o civili,
linee di trasmissione elettrica, disperdere armi chimiche o biologiche, disseminare
il terreno di mine anti-persona. La loro caratteristica più 'apprezzata' da un
punto di vista militare è la loro capacità di dispersione in un'area molto vasta,
ampia quanto due o tre campi di calcio. Un'altra 'qualità' delle cluster bomb
è la durata nel tempo del loro effetto letale. Inesplose, possono rimanere attive
per molti anni, contaminando il terreno al pari delle mine anti-uomo.
Centinaia di migliaia di morti. Nel corso degli ultimi 40 anni anni le cluster bombs sono state utilizzate in
tutto il mondo. Negli anni '60 e '70, in Laos, Vietnam e Cambogia, gli Stati Uniti
fecero un uso esteso di bombe a grappolo, soprattutto nelle campagne. Secondo
la Croce Rossa Internazionale, solo in Laos, rimangono dai 9 ai 27 milioni di
ordigni inesplosi. Nel '73 e nel '78 Israele lanciò bombe a grappolo sui campi
di addestramento di militanti islamici vicino Damasco e in Libano, mentre le forze
armate marocchine le utilizzarono dal '75 all'88 nel Sahara Occidentale. I sovietici
le impiegarono dal '79 all'89 in Afghanistan. I britannici alle Falklands nell'82,
i francesi in Ciad nell'86. Dal '91 (prima guerra del Golfo) furono usate diffusamente
in Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Bosnia e Erzegovina, Tagikistan, Cecenia, Croazia,
Sudan, Sierra Leone, Etiopia, Eritrea, Albania, Kosovo, nuovamente Afghanistan
(ma dagli statunitensi), Libano e Israele (questa volta da Hezbollah). Impossibile
stimare il numero dei morti a causa delle cluster, variabile tra centomila e un
milione.
Made in Italy. L'Italia, nonostante tra i più attivi per la messa al bando (anche con una risoluzione
bipartisan presentata al governo nel gennaio 2007), è uno dei 57 Paesi al mondo
che hanno nei propri arsenali munizioni cluster. Il nostro Paese ha partecipato
a missioni internazionali nelle quali è stato fatto uso, da parte di forze alleate,
di tali armamenti (ad esempio in Kosovo), anche se non risulta averne mai utilizzate
direttamente. L'Italia risulta però anche Paese produttore. Al giugno 2007, un
rapporto dell'ong 'Landmine Action', citava la Simmel Difesa Spa di Colleferro
come azienda produttrice di munizioni cluster, nello specifico bombe da mortaio
da 81 e 120 millimetri e proiettili d'artiglieria da 155 millimetri, entrambi
contenenti sub-munizioni. L'azienda ha però negato di produrre questi armamenti,
e dal 2004 ha reso inaccessibile al pubblico il proprio catalogo on-line. Nel
2006 un'inchiesta di RaiNews24 ha dimostrato che l'azienda continuava ad esportare
una tipologia di missili che contengono cluster, basandosi sulle relazioni annuali
del governo stilate in base alla legge 185 del 1990 sul commercio di armamenti.
Da quando è stata oggetto di contestazioni, anche a seguito della morte di un
operaio in un incidente, nell'ottobre 2007, la Simmel ha pubblicato sul proprio
sito un comunicato che afferma che la produzione di cluster bombs è ormai cessata.
Luca Galassi