
Si apre domani a Dublino la Conferenza internazionale sul Processo di Oslo che
mira a ottenere un accordo fra 170 Paesi per sottoscrivere un Trattato sulla messa
al bando delle bombe a grappolo. Una Conferenza a cui ha dato molta importanza
anche Benedetto XVI che ha invitato la comunità internazionale a pensare a “uno
strumento forte e credibile in grado di rimediare a errori del passato e che produca
una Convenzione che interdica questi micidiali ordigni”.
Nel 2007 a Oslo era stato firmato da 46 Paesi un accordo che prevedeva la costituzione
entro il 2008 di uno strumento vincolante in grado di vietare l'uso, la produzione,
il trasferimento e lo stoccaggio delle bombe a grappolo. In quell'occasione Romania,
Polonia e Giappone non firmarono la dichiarazione. Non si presentarono invece
Usa, Russia e Cina, tre nazioni produttrici dei micidiali ordigni. E hanno già
fatto sapere che non si presenteranno nemmeno a Dublino. Insieme a loro Pakistan,
India e Israele, anche loro ai vertici mondiali per la produzione di cluster bombs.
Possibili colpi di scena sono stati ipotizzati da Greenpeace (una delle 50 organizzazioni
non governative che nel 2007 parteciparono alla conferenza di Oslo), che ha fatto
trapelare la notizia secondo cui la Spagna potrebbe durante la conferenza non
schierarsi a favore della totale eliminazione delle bombe a grappolo preferendo
una posizione che prevede l'eliminazione di quelle considerate vecchie sostenendo
la sicurezza di quelle di nuova produzione.
Le cluster bombs sono ordigni micidiali programmati per esplodere sopra il terreno
e rilasciate altri piccoli ordigni che esplodono in un secondo momento. Secondo
un rapporto di Handicap International le vittime delle bombe a grappolo sono per
il 98 percento civili.