25/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I trafficanti di clandestini hanno un nemico in più: le comunità zapatiste del Chiapas
 
Clandestini fermati per un controllo
Li chiamano polleros in Messico. Sono i trafficanti di clandestini, gente spietata che non esita ad uccidere. Fino ad oggi hanno vissuto una condizione di impunità pressoché totale, grazie alla corruzione dilagante del paese. Adesso però hanno un nuovo nemico: la Junta del Buen gobierno zapatista (Jbg).
Da qualche tempo i polleros hanno dovuto dare una sterzata ai loro piani e cambiare anche i percorsi che conducevano i clandestini dalle regioni centro americane agli Usa. Guatemala, Nicaragua e Panama sono i paesi maggiormente colpiti da questa forma di emigrazione.
Il traffico di immigrati irregolari centroamericani è stato uno dei primi problemi incontrati dalla Jbg da quando si è insediata nel 2003.
Uno dei problemi principali è stato il modo di trattare i clandestini da parte dei polleros.
Il governo autonomo zapatista ha decretato, per le comunità zapatiste, l’impegno e l’obbligo di intervenire in caso di bisogno nei confronti dei "fratelli dell'America Manifesto pro ChiapasCentrale, dare loro cibo ed alloggio gratuiti e proteggerli dagli abusi dei polleros o di qualsiasi autorità corrotta".
 
Prigionieri sì, prigioni no. Insolita è anche la condanna che viene inflitta ai polleros dalla giunta del buon governo. Non esistendo carceri non si possono mettere in prigione i condannati. Essi vengono giudicati davanti alle loro vittime e davanti ai loro famigliari. Durante il periodo nel quale scontano la pena possono ricevere la visita dei loro cari, che ne accertano le condizioni fisiche e sanitarie. Gli imputati condannati pagano i crimini commessi lavorando ai progetti socialmente utili promossi delle comunità zapatiste. Come è successo ad un trafficante di clandestini guatemalteco, ora in libertà, ma impegnato da giugno 2004 nella costruzione di un ponte che unirà la clinica di San José del Rio con diverse comunità.
"I condannati sono trattati come esseri umani" dice la giornalista messicana Concepción Villafuerte "semplicemente sono obbligati a rimanere nel luogo loro assegnato. Dovranno effettuare lavori a beneficio della comunità ogni giorno fino a che avranno scontato la loro condanna. Si fornisce loro cibo, assistenza medica se ne hanno bisogno, alloggio, giorno di riposo, e possono Nessuna persona è illegale essere visitati dai loro parenti se lo vogliono."
 
Le regole. La Junta del buen gobierno ha voluto a tutti i costi di mettere in guardia gli abitanti della regione già conosciuti per la loro inclinazione a dedicarsi a questo tipo di "traffico" illecito: la loro attività è illegale, e va contro i principi dell’autonomia zapatista. Da qui in poi "non sarebbero state tollerate nei municipi ribelli certe azioni", come rende noto la giunta stessa. Casualmente il centro dei polleros, dove risiedono i capi delle organizzazioni illegali, è la comunità di San Quintín. Qui si trova la più grande base militare della selva Lacandona. "Raccolgono la loro gente sul fiume Euseba, e li portano verso Ocosingo", riferisce un membro della Jbg.
 
Cambia la rotta. I polleros della selva di confine e le gole di Las Margaritas adesso ci pensano due volte. Preferiscono tentare rotte più sicure fuori dal territorio zapatista, così si perdono l'opportunità di realizzare opere per il bene comune, imparare un mestiere e dare dignità alla loro vita.

Alessandro Grandi

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