16/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le tuppe irachene arrestano oltre 800 sospetti miliziani di al Qaeda a Mossul, nel nord dell'Iraq
Oggi a Mossul non c'è il coprifuoco, almeno di giorno, ma la città è ugualmente deserta. Sono in corso due grosse operazioni militari delle forze armate irachene e statunitensi, per liberare la città dai miliziani sunniti legati ad al Qaeda. Non si segnalano scontri, ma la gente è chiusa in casa per il timore di autobombe e ordigni, che potrebbero esplodere contro i militari.

Le operazioni militari in corso sono due. Una è stata chiamata Madre delle due primavere, ed è gestita dalle forze irachene che conducono perquisizioni casa per casa in cerca di armi pesanti e miliziani. L'altra si chiama Il ruggito del leone ed è condotta dai militari Usa, nella zona del lago Tharthar, a sud della città in direzione di Falluja, il luogo che un tempo era il sito di pesca preferito da Saddam Hussein. Lì i marines che cercano di bloccare le linee di fuga e di rifornimento dei miliziani hanno fatto sapere di avere individuato depositi di armi, laboratori per la costruzione di ordigni artigianali e cadaveri di civili abbandonati, che confermerebbero la presenza dei miliziani di al Qaeda.

Come accaduto anche nella provincia di Al Anbar, i soldati iracheni hanno gestito l'operazione all'interno della città in coordinamento con le milizie tribali sunnite della provincia, il cui leader, lo sceicco Fawaz Jarba, ha incontrato il premier Nouri Al Maliki e il suo consigliere per la Sicurezza Muwafaq al Rubaie, con cui ha definito le modalità del raid. Jarba nell'occasione si è lamentato con il premier per il fatto che l'operazione è stata annunciata pubblicamente, cosa che ha lasciato ai miliziani qaedisti il tempo di lasciare la città. Nonostante la presunta fuga dei guerriglieri, le truppe irachene negli ultimi due giorni hanno arrestato 833 persone, sospetti terroristi, delle quali solo 51 sono state rilasciate. L'imponente numero di arresti, secondo le autorità locali, dipende dal fatto che Mossul sarebbe diventata il nuovo rifugio dei qaedisti, cacciati dalla provincia di Al Anbar da altre milizie tribali, anch'esse alleate con gli Stati Uniti.

Durante la sua visita al Maliki ha promesso che la stretta militare sarà seguita da soldi e aiuti, che il governo centrale erogherà per la costruzione di infrastrutture e per creare posti di lavoro. “Siamo venuti per ripristinare la dignità e il potere dello stato nella città” ha dichiarato. Oltre alle promesse il governo iracheno ha anche lanciato un'amnistia diretta ai miliziani. “Il piano è stato concepito per permettere la consegna di armamenti medi e pesanti in cambio di denaro -ha spiegato il ministro della Difesa Mahammed Al Askari-. “A ogni abitazione di Mosul sarà concesso di tenere soltanto un'arma leggera, una pistola o un fucile”.

Le offensive contro i miliziani sunniti di questi giorni seguono quelle condotte in precedenza nel resto del paese, contro le milizie sciite dell'esercito del Mahdi. A marzo si era combattuto a Bassora, nel sud del paese, e ad aprile a Sadr City, il sobborgo sciita di Baghdad controllato da Moqtada Al Sadr. Quest'ultima battaglia, costata la vita a centinaia di persone, tra miliziani e civili, si è conclusa con un accordo di cessate il fuoco tra le parti.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità