Dopo 65 morti, 200 feriti e 30 ore di trattative maggioranza e opposizione trovano un accordo
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Sessantacinque
morti e duecento feriti per revocare due punti politici (e non per
la resistenza). Trenta ore per giungere ad un accordo. “Dopo
venti lunghi mesi e una mini-guerra un accordo alla fine è
stato raggiunto dalla maggioranza e l’opposizione”. Così
si è espresso il segretario generale della Lega Araba, Amr
Mousa, nel corso della conferenza stampa a conclusione del
raggiungimento dell’accordo.

Stavolta
la missione della delegazione araba, guidata dal premier del Qatar
Hamad bin Jasem al Thani in via eccezionale, è stata efficace
riuscendo a realizzare qualche passo verso la soluzione della crisi
libanese (cominciata il 6 maggio scorso quando Hezbollah in una
dimostrazione di forza aveva preso il controllo di Beirut) aprendo
oggi un dialogo nazionale a Doha, il cui inizio è previsto in
serata. La maggioranza e l’opposizione oggi in viaggio verso la
capitale del Qatar, sullo stesso volo come riferisce l’emittente
televisiva libanese LBC, faranno di tutto per cercare un compresso
dove non ci siano né vincitori né vinti.
Lo
sottolinea il vice segretario di Hezbollah, sheikh Naim Qasim, che ha
dichiarato: “Cerchiamo un compromesso dove non ci sia né un
vincitore né un vinto. Vogliamo collaborare per far sì
che il potere non sia monopolio di nessuno. Vogliamo cooperare per
edificare un Libano insieme. Non abbiamo bisogno dell’America, né
di un’altra ingerenza esterna”, si legge sulla stampa libanese di
oggi.

Intanto
il portavoce del dipartimento di Stato Usa Sean McCormak aveva già
annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a fornire equipaggi
militari all’esercito libanese”, si legge sul quotidiano libanese
As-Safir. Una folla di dimostranti pacifici ha raggiunto stamani
l’aeroporto di Beirut indirizzando slogan ai leader libanesi
partecipanti al dialogo: “Se non vi mettete d’accordo non
ritornate”, annuncia la radio libanese Voix du Liban. Il quotidiano
Ad-Diyar fa sapere che il Sayed Hasan Nasrallah, segretario generale
di Hezbollah, non sarà presente a Doha per ragioni di
sicurezza. Sarà rappresentato dai deputati Mohammad Raad,
Mohammad Fneish e Hussein Hajj Hussein. Anche il generale Aoun, uno
dei leader dell’opposizione sarà assente e rappresentato
dal parlamentare Giubran Bassil. Aoun avrebbe chiesto, invano
durante la redazione dell’accordo, che il nome del generale
dell’esercito e candidato consensuale alla presidenza, Michel
Sleimane non figurasse sul documento finale.

Walid
Joumblatt, leader della maggioranza, dopo l’incontro con il suo
rivale Talal Arslan, leader druso di opposizione dichiara: “ Non
beneficeremo dell’utilizzo di armi. Khalde (sede della residenza di
Arslan) è la nostra casa e Moukhtara (sede della residenza
storica dei Joumblatt ) è la casa dell’emiro Arslan. Insieme
affermiamo che la coesistenza è possibile con i nostri sciiti
della montagna”, riferisce l’agenzia ufficiale libanese NNA.
L’accordo, raggiunto ieri in tarda serata, grazie alla mediazione
della delegazione araba, prevede sei punti tra cui l’avvio del
dialogo di oggi a Doha, una nuova legge elettorale e l’elezione di
Sleimane a presidente della Repubblica, carica vacante dal novembre
scorso. Nel documento finale è anche previsto il
consolidamento dell’autorità statale in tutto il Paese e “le
sue relazioni con le varie organizzazioni politiche”. Entrambe le
parti si impegnano a non usare più le armi o violenza per fini
politici.

Uno
dei punti dell’accordo sottolinea il ritorno alla situazione che
regnava prima del 5/5/2008, giorno in cui il governo Seniora ha
dichiarato illegale la rete telefonica terrestre di Hezbollah e ha
chiesto di rimuovere il capo della sicurezza dell'aeroporto
internazionale di Beirut, il generale Wafiq Shuqeir, considerato uomo
vicino a Hezbollah, dopo la scoperta di una rete di videosorveglianza
non autorizzata installata dal partito di Dio nei pressi dello scalo,
per spiarne le attivita'. Insomma fare come se niente fosse
accaduto. La ferita tra i libanesi è profonda e le vittime e i
morti di questa settimana di scontri sono una dolorosa realtà.
L’accordo riuscirà ad alleviare il dolore?