29/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Torna dopo quattro anni la pena capitale nelle Filippine

Camera della morteRoberto Lara e Roderick Licayan, due filippini detenuti dal 1999 per rapimento, rimarranno nel braccio della morte per almeno trenta giorni ancora. La Corte Suprema ha deciso di riaprire il caso a 24 ore dalle esecuzioni, previste per venerdì pomeriggio. Si sono fatti avanti, infatti, nuovi testimoni che potrebbero scagionarli. La pena di morte è tornata nelle Filippine dopo che un mese fa il presidente Gloria Arroyo aveva deciso di riformare il sistema giudiziario reintroducendo la pena capitale, sospesa da quattro anni. Posizione che l’Arroyo ha ribadito in questi giorni: “Contro il crimine è necessario procedere con il pugno di ferro”, ha detto alla stampa. “Anche l’opinione pubblica – ha dichiarato il Direttore del quotidiano Philippines Daily Inquirer – è in gran parte favorevole al ripristino della pena di morte”.

L’ interesse dei mezzi di comunicazione è alle stelle. Tanto che l'amministrazione penitenziaria era stata costretta a sorteggiare, tra un gruppo troppo numeroso di giornalisti, chi avrebbe potuto assistere alle esecuzioni. “I posti a sedere – aveva spiegato - sono pochi rispetto alle richieste pervenute”. Fonti del penitenziario nazionale di Mantinlupa, alla periferia meridionale di Manila, hanno comunicato che la camera per l’iniezione letale era stata allestita e che gli spettatori avrebbero guardato attraverso un vetro. Fino al 1999 le sedie spettavano alla stampa, agli esponenti del governo e alle famiglie dei condannati e delle vittime. Non è chiaro chi potrebbe assistere questa volta oltre ai giornalisti.

Abolita nel 1987, la pena di morte è stata reintrodotta nel Paese asiatico negli ultimi mesi del ’93 e poi sospesa di nuovo con una moratoria durante la presidenza dell’Arroyo, dal 2000 a oggi. Tra il ’99 e il 2000 sette persone sono state uccise con un’iniezione letale, mentre i detenuti inviati nel braccio della morte dopo il ’94 sono stati circa millenovecento e per almeno 168 di questi la Corte Suprema ha emesso una condanna definitiva. Tra i crimini puniti con l’esecuzione capitale ci sono rapimento, pirateria, corruzione e narcotraffico.

Gloria Arroyo Con queste parole il presidente Arroyo dice di voler lottare contro la nuova ondata di sequestri che ha colpito il Paese negli ultimi dieci anni: “L’ordine è necessario per sostenere lo sviluppo economico e la neutralizzazione delle bande di rapitori resta una priorità del governo. Gli investimenti arriveranno se gli uomini d'affari non avranno paura di essere rapiti”. E’ evidente il riferimento alla triste vicenda di Betty Sy, 32 anni, dirigente della Coca Cola: a novembre è stata rapita e abbandonata senza vita in un’auto. Nel corso del 2003 sono state sequestrate più di 100 persone, la maggior parte nel distretto periferico di MetroManila, con la frequenza di un rapimento ogni tre giorni.
La ricca comunità cinese, a cui apparteneva la Sy e principale obiettivo dei rapitori, ha ben accolto la determinazione dell’Arroyo, osteggiata invece dall’Unione Europea e da Amnesty International che sottolineano: “La pena di morte non funziona come deterrente dei crimini”.

No pena di morte Per tutta la giornata di martedì gli attivisti dell’ organizzazione filippina Mamamayang Tutol sa Bitay hanno manifestato fuori dal penitenziario affinché la Corte Suprema riaprisse il caso di Lara e Lycaian. “Stop alle esecuzioni. Cambiate il sistema”, si leggeva su cartelli dipinti di rosso e nero.
La causa è controversa. Le due vittime del sequestro, un uomo d’affari cino-filippino e la sua assistente, avrebbero identificato, una volta rilasciate, Lara e Lycaian come le guardie del nascondiglio in cui erano tenuti. In tutt’altra direzione vanno le testimonianze degli ideatori del rapimento, catturati di recente: “Lara non ha nulla a che fare con questa faccenda”. E poi ci sono i dubbi del capo della Procura Generale (Pao): “Forse il rapimento è stato solo una messinscena. Non è stato condotto un processo equo, gli avvocati assegnati ai due condannati potrebbero aver fatto degli errori.” La vita di Lara e Lycaian è appesa a un filo lungo trenta giorni.

 
Francesca Lancini
 
 



 

Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Filippine