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In
genere i rom provengono dall’est, mentre a ovest troviamo i sinti,
i manus, i kale, i romanichals (o romanicèls), con esigue
minoranze di rom. Si tratterebbe quindi di una «minoranza
diffusa», dispersa e transnazionale. In questa situazione si
complica quindi la definizione dei diritti dei rom. Secondo uno
studio pubblicato da Aggiornamenti sociali, mensile gesuita, su scala
nazionale, i rom e i sinti acquisiscono diritti esclusivamente come
individui, quando sono riconosciuti cittadini di uno Stato (e
risultano quindi «territorializzati», almeno a questa
scala). I rom non hanno una patria comune, né tanto meno una
terra promessa ove fare ritorno. Subiscono le conseguenze della
concezione di Stato-nazione moderno che consiste nell'identificare
luogo e cultura, intrappolando persone e istituzioni entro schemi
territoriali che non permettono di rendere conto di tutte le
situazioni.
In
Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone
e in qualche paese del centro e dell'est europa (Romania, Bulgaria,
Serbia, Turchia, Slovacchia) arrivano a rappresentare fino al 5%
della popolazione. In base alle informazioni che abbiamo a
disposizione, si può dire che la Romania guida la classifica
dei paesi con maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale
per la Romania (2002) parlava di una minoranza che si aggira tra il
milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna
e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca
(520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il
rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero
almeno un milione di zingari, Regno Unito (300 mila), Macedonia (260
mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L'Italia è
al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un
censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero
è salito fino a 150-170 mila. Angelo Miotto