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“Non abbiamo nulla di cui occuparci per il momento. Fino a quando non prenderò
possesso della carica presidenziale, il prossimo 15 agosto, non abbiamo nulla
da vedere. Dal 15 di agosto in poi saremo responsabili di quello che succede.
E comunque la riforma del settore agrario è al primo posto nel nostro programma
di Governo”. Polemico Lugo, che con queste parole vuole sottolineare come nulla
sia stato fatto nel corso degli anni per mettere un limite allo sfruttamento dei
contadini, alla continua violazione dei loro diritti e alla demonizzazione dei
loro comportamenti. E soprattutto, nelle sue parole si nota un'immensa voglia
di iniziare a lavorare per sistemare definitivamente il suo sgangherato Paese.
I fatti. La polemica è esplosa non appena Lugo ha vinto le elezioni: le organizzazioni
di contadini, infatti, consapevoli per la prima volta di avere un Governo democratico,
hanno chiesto a gran voce una riforma agraria. E sembra che l'orientamento di
Lugo porti proprio a questo oltre alla redistribuzione delle ricchezze. E per
dare un primo segnale della sua disponibilità a discutere con tutti per uscire
dalla crisi che attanaglia il settore agricolo, Lugo ha dato appuntamento in una
delle piazze principali di Asuncion alle organizzazioni sindacali, a quelle dei
contadini, a quelle degli indios e agli organismi sociali, e ha ascoltato le loro
rivendicazioni. “Sarà dura riuscire a fornire risposte a ogni tipo di problema.
Però inizieremo con coraggio a dare soluzioni ai problemi del popolo del Paraguay.
E per prima cosa cercheremo di fermare il circolo vizioso che riguarda l'industria
della politica con la quale si cerca anche un arricchimento veloce”.
Non solo crisi contadina. Da Asuncion, la popolazione attende trepidante e fiduciosa l'inizio dei lavori
da parte del neo presidente. Come racconta dal suo blog Juan Perez: “Non possiamo
permetterci di discriminare in base alla nazionalità. Non importa se uno è paraguayano,
brasiliano, argentino o venezuelano. Quello di cui abbiamo bisogno adesso nel
Paese è gente che lavora sodo, imprenditori che creino posti di lavoro e investano
nelle nostre aree. Non possiamo più permetterci di produrre materie prime per
esportarle e basta. Adesso dobbiamo industrializzare il paese. Speriamo che il
Governo nuovo contribuisca con idee e fatti alla realizzazione di questo progetto”.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter