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La Cina festeggia oggi il suo Capodanno, primo giorno dell’anno lunare
e da sempre il più celebrato nel Paese. “Quasi due miliardi di persone
- riporta il quotidiano China Daily - si stanno muovendo per
l’occasione, generando l’esodo festivo più grande al mondo. Grandi
lanterne rosse e fiori freschi adornano la sala da ballo dove si tiene
il banchetto di stato, mentre gli astrologhi cercano di indovinare il
futuro”. Ma il 2004 è l’ “anno della scimmia”, assolutamente
“imprevedibile” come il piccolo animale secondo l’oroscopo cinese. Il
giorno della luna si prospetta molto dispendioso: un’indagine condotta
in 10 città della Repubblica Popolare, dimostra che i festeggiamenti
costano a ogni famiglia, tra cene, regali e addobbi, dai 1.500 ai 3mila
yuan (dai 144 ai 288 euro circa). Il 10 per cento della
popolazione cinese è sotto la soglia di povertà.
Tra queste persone e tra i viaggiatori aggrappati ai treni in partenza
ci sono, anche forse alcuni operai che, nei giorni scorsi, hanno fatto
parlare di sé tutto il Paese. Si tratta di centoquarantuno uomini che
un’agenzia locale aveva inviato in Malaysia con la promessa di un
lavoro e di uno stipendio accettabile. Per venti giorni sono stati
impiegati come muratori ma non hanno mai guadagnato neanche uno yuan ,
il soldo cinese. Smascherata la truffa, i lavoratori sono tornati per
il Capodanno dalle loro famiglie più poveri di prima.
Storie di emigrazione e miseria che si ripetono ogni giorno, negli
ultimi mesi. “Stessa sorte era capitata nel maggio scorso – dichiarano
fonti dell’ambasciata cinese di Kuala Lumpur – ad altri milleduecento
lavoratori cinesi che erano arrivati nella capitale malaysiana solo con
un visto turistico. “Altri cinquanta ex dipendenti – si legge sempre
sul China Daily - oggi vagano per le strade di un Paese straniero senza
soldi e senza casa”. Così trascorrono questa festa di Primavera, come
viene anche chiamato il Capodanno. La paura di essere arrestati dalla
polizia malaysiana, impedisce loro di andare dalle autorità per
chiedere aiuto.
“Avevamo pagato dai trenta ai quarantamila yuan (dai 2,886 ai
3,847euro) per venire qui. L’agenzia aveva detto che il passaporto ci
sarebbe stato consegnato dai nostri datori di lavoro e che avremmo
ricevuto un salario di 1800 yuan (173 euro)”, si difendono quelli che
hanno trovato il coraggio di raccontare la loro situazione
all’ambasciata cinese che dichiara: “Sono venuti da noi in moltissimi,
erano disperati e li abbiamo ospitati nell’atrio per la notte”.
Gao Mingyu, invece, non ha mai abbandonato la Cina, ma oggi si batte
contro un destino di povertà e raggiro. Era emigrato a Pechino dalla
provincia centrale di Henan, dove era un contadino e nutriva
l’illusione di far fortuna nella grande metropoli. Un’agenzia gli aveva
trovato diversi lavori temporanei nella capitale: imbianchino,
scavatore, muratore. “Sto ancora aspettando il mio salario”, dice però
l’uomo. Le aziende presso le quali ha prestato servizio, spiegano di
aver pagato al suo posto un fantomatico intermediario.
Le statistiche pubblicate quest’anno dalla Federazione delle Unioni del
Commercio di tutta la Cina stimano che i lavoratori delle zone rurali
hanno un credito con i datori di almeno 12 miliardi di euro, mentre
fonti non ufficiali dicono che questa cifra potrebbe salire fino a 40
miliardi.
Ma a catturare l’attenzione dei media cinesi è anche un altro dato,
assai più confortante. Alla vigilia del nuovo anno l’Ufficio Nazionale
di Statistica comunica che il prodotto interno lordo del Paese è
cresciuto nel 2003 del 9.1 per cento, l’aumento più alto dal 1997. La
Cina sta vivendo un boom economico, “nonostante i recenti disagi
provocati all’economia dalla comparsa un anno fa della Sars (a tutti i
viaggiatori viene controllata tuttora la temperatura dalle forze
dell’ordine) e da disastri naturali troppo frequenti nel 2003”, si
legge sul sito dell’agenzia di stampa Xinhua .
Con questa buona notizia il presidente e segretario del partito
comunista, Hu Jintao, e il primo ministro, Wen Jibao, hanno salutato la
nazione. Ma i media non dimenticano le sfortune degli abitanti di
Wenlou, il villaggio dove l'Aids si è diffusa come un'epidemia.
"Non posso sopportare la vista della fotografia di mio figlio, mia
figlia e mi nuora" - ha detto piangente alla Xinhua l'anziana Cheng
Xeuzhong - sono tutti morti di Aids dopo aver venduto il loro sangue".
In tempo di bilanci arriva anche la denuncia di Amnesty International:
in molti paesi dell’Asia, Cina compresa, stanno aumentando le
esecuzioni capitali. Il caso più eclatante è quello di Singapore con
408 persone condannate alla pena di morte dal 1991. Molti paesi
asiatici cercano di emulare i successi economici della città-stato, ma
stanno anche adottando il suo approccio di tolleranza-zero verso i
crimini. La Cina, per esempio, detiene il triste primato di condanne
eseguite: 1060 nel 2002. Non ci sono dati certi sull’ultimo anno, le
informazioni a riguardo sono sottoposte a “segreto di stato”.