Mentre le
sirene suonano in occasione del giorno commemorativo dell’Olocausto,
Ari Roth riflette sulla fondazione di Israele.
L’11 marzo
1938 le truppe tedesche attraversarono il confine austriaco.
Il giorno
successivo, Adolf Hitler annunciò l’inizio dell’
operazione di Anschluss (inclusione), o Unione, tra i due stati;
l’Austria fu ingoiata dal Terzo Reich.
Una vita
spezzata. Ari Rath, un ebreo austriaco, all’epoca aveva 13
anni, e fino a quel momento aveva vissuto una vita agiata a Vienna,
anche se ciò stava per cambiare per sempre.
E infatti la
sua vita cambiò la notte che le truppe tedesche invasero
l’Austria.
“Non c’è
dubbio che Hitler fece di me un Sionista. Ero un bambino e fino a
quel momento non avevo mai pensato a emigrare in Palestina o in
qualsiasi altro posto, per quel motivo, in più''. dice
''Ma quando
scesi in strada la notte successiva all’Anschluss e vidi l’intero
corpo di polizia viennese portare al braccio la fascia con la
svastica nazista, capii che la mia vita non avrebbe potuto continuare
lì''.
Otto mesi
dopo, Rath si imbarca su una nave di rifugiati ebrei alla ricerca di
una nuova vita in quella che ancora era un protettorato Britannico,
la Palestina.
Ari si era
lasciato alle spalle la maggior parte della sua famiglia, inclusi i
genitori, e si stava lanciando verso un futuro incerto.
Rath ricorda: ''Quando sbarcammo sul molo, provai prima una sensazione di sollievo
e di gioia, e immediatamente dopo di tristezza. La nuova realtà
ci aveva come schiaffeggiati. La mia infanzia era ufficialmente
finita, ero da solo e dovevo prendermi cura di me in una nuova,
strana terra''.
Ma il giovane
Rath non si rese conto che la Palestina era scossa da un conflitto
interno tra gli Arabi, che vi avevano vissuto per generazioni, e gli
immigrati Ebrei che vi volevano costruire la sospirata madre patria.
Inizialmente
Rath venne mandato a lavorare la terra e pulire i campi – che erano
stati acquistati dagli ebrei da proprietari terrieri arabi locali –
dalle rocce e dalle pietre.
Il lavoro era
duro, da spezzarsi la schiena, e spesso i pionieri dovevano vedersela
con i vicini arabi per ottenere una delle risorse più
preziose: l’acqua.
L’Onu decise
infine di appianare le conflittuali richieste da ambo le parti e
disegnò un piano di divisione della Palestina in uno stato
arabo ed uno ebraico.
Il 14 maggio
1948 finiva il protettorato Britannico della Palestina.
Qualche ora
prima della fine del mandato, David Ben Gurion – leader sionista
che sarebbe poi diventato il primo capo del governo del nuovo Stato –
proclamò la nascita del nuovo Stato di Israele.
Indipendenza.
''Ben Gurion mi disse che dichiarare la nascita dello stato fu
una delle decisioni più sofferte della sua vita'', ricorda
Rath.
''La pesante
pressione statunitense per posporre la dichiarazione, uno staff già
diviso al suo interno, l’esercito che avvertiva che non sarebbe
stato in grado di fronteggiare cinque armate arabe in caso
d’invasione, avrebbero fermato chiunque e lui invece tirò
dritto e fece nascere lo stato''.
Gli
avvertimenti militari furono accorti: i confinanti stati arabi
rifiutarono di accettare il nuovo stato ebraico, visto come una vera
e propria invasione geografica, e così scoppiò la
guerra.
Quando ormai i
combattimenti si spensero, Israele aveva già conquistato molti
territori, e i Palestinesi erano stati spesso cacciati dalle loro
stesse case. I Palestinesi chiamano il periodo “al-Nakba”, ovvero
“la catastrofe”.
Ari sostiene
che oggi Israele sia una delusione per la generazione dei fondatori.
Ma aggiunge
anche ''Quella palestinese è stata una catastrofe
auto-inflitta, sfortunatamente. Perché se gli Arabi e i
Palestinesi avessero accettato subito il piano di divisione dell’Onu,
ora avrebbero uno stato che sarebbe il doppio di quella che è
Gerusalemme est, Gaza e il West Bank oggi''.
Dalla sua
prima vittoria nel 1948, Israele ha combattuto altre guerre e annesso
altri territori, nonché costruito insediamenti abusivi, e
costruito un muro che li divide dalla terra palestinese.
Per Rath è
un’eredità macchiata dalla vergogna.
''Israele oggi
è molto deludente per noi fondatori. Finchè noi
israeliani non saremo pronti a tornare ai confini del ’67, quelli
della Linea dell’Armistizio per intenderci, non potremo avere o
chiedere pace''.
Mentre le
sirene suonano nel giorno commemorativo dell’Olocausto, Rath
riflette con noi su di un viaggio lungo 70 anni e su tutti quei
giovani ebrei di Vienna che non ce l’hanno fatta.