Tornare a casa oppure no? Se lo chiedono i migranti ecuadoriani che risiedono
all'estero da almeno un anno. A loro infatti è indirizzato il
Plan Retorno, un progetto del governo di Quito che, dallo scorso febbraio, offre una serie
di incentivi a chi decide di rientrare in Ecuador, agevolazioni che riguardano
l'accesso al credito e l'avvio di attività di lavoro autonomo. Un'iniziativa che
ha spaccato in due la comunità ecuadoriana in Italia, divisa tra chi ringrazia
il presidente Rafael Correa, che per primo si interessa di coloro che hanno abbandonato
il Paese, e chi è scettico, impaurito o semplicemente contento della sua nuova
vita.
A servizio del Paese. Alla fine degli anni novanta, l'Ecuador ha attraversato
una seria crisi politica, che ha contribuito a un rapido impoverimento dell'economia
nazionale. Il Pil del Paese è calato nel solo 1999 del 7,3 per cento, tanto che
nel 2000 il reddito medio di un ecuadoriano era pari al 43 per cento di quello
sudamericano. Più di un milione di persone ha quindi deciso di cercare fortuna
negli Stati Uniti e in Europa, portando a 3 milioni il numero degli ecuadoriani
all'estero, equivalente a quasi un quarto dell'intera popolazione nazionale rimasta
in patria.
Oggi le condizioni politiche ed economiche sono cambiate e il nuovo governo,
in carica dal 2007, ha scelto di scommettere sul ritorno degli emigranti, incentivando
il loro ritorno per mettere a servizio dell'Ecuador l'esperienza e le competenze
acquisite in Paesi più avanzati e i nuovi stimoli maturati lontano da casa. E'
stata perciò creata alla fine dello scorso anno la
Secretarìa Nacional del Migrante
(Senami), attraverso cui si vogliono creare le condizioni per mettere in atto
un rientro volontario dignitoso e sostenibile.
Una nuova sfida. Il
Plan Retorno permette di portare con sé al momento del
rientro tutti i beni di proprietà, compresi i macchinari per attività professionali
e l'automobile, che non saranno tassati. Viene quindi superato il cosiddetto
menaje,
che prevedeva per ogni emigrante di ritorno un bagaglio del valore massimo di
4.000 dollari. Sono inoltre previsti finanziamenti per chi intende ritornare con
un progetto imprenditoriale, soprattutto se inerente al settore turistico, in
modo da attrarre sempre più persone in visita dalle mete dell'emigrazione.
Di queste agevolazioni approfitterà Ruperto Ceron, che, dopo 18 anni a Milano,
a fine dicembre rientrerà a Quito. "Sono molto grato a Correa, gli altri presidenti
si sono sempre dimenticati di noi ecuadoriani all'estero", ha detto Ruperto a
PeaceReporter, "Lui invece è venuto a trovarci, ha capito come viviamo e adesso
ci dà la possibilità di tornare per mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato
in questi anni". Ceron rientrerà perché, dopo vent'anni di lontananza, vuole di
nuovo vivere nel suo Paese. Considera concluso il suo periodo di vita in Italia,
di cui conserverà un ricordo "molto, molto positivo", e tra pochi mesi tornerà
in Ecuador con un nuovo progetto di lavoro.
Il rovescio della medaglia. Lorena invece vive a Genova, la città italiana che
ospita il maggior numero di ecuadoriani: circa 35.000, di cui solo 12.000 sono
regolari. Lei è qui da 10 anni e fa la donna delle pulizie, ma a tornare in Ecuador
non ci pensa. "Il
Plan Retorno non è per nulla chiaro, ci sono molte clausule
nascoste e aspetti controversi a cui nessuno sa rispondere. Rientrare con le garanzie
offerte al momento è un vero e proprio salto nel buio", sostiene Lorena. Lei si
dice convinta che possa tornare solo chi ha già una certa sicurezza economica.
Il governo ha infatti proposto un buono per la
vivienda di 7000 dollari per chi
non ha una casa e un sostegno per l'assistenza agli indigenti, ma le buone intenzioni
non sono ancora state realizzate. C'è poi la paura che, una volta rientrati, non
si possa più tornare indietro. "Siccome è il governo che ti sostiene nell'attività
che decidi di intraprendere e portare avanti, sei legato a doppio filo con le
istituzioni", prosegue Lorena, sicura che non ci sarà spazio per alcun ripensamento.
Gli scettici del
Plan Retorno, apprezzano l'apertura delle autorità ecuadoriane
verso i migranti, ma rilanciano: perché - chiedono - non dare la precedenza a
piani di sviluppo che aiutino questi migranti a integrarsi nel Paese dove vivono
e in cui pensano di rimanere?