16/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Militari e polizia hanno portato via 14 cittadini in pieno giorno, mentre il paese marciava per la pace in Colombia
“A nome del gruppo pastorale della parrocchia di San Isidro Labrador rifiuto la maniera in cui è stato realizzato l’operativo dell’Esercito e del Cti, Corpo tecnico d'indagini della polizia, a Remolino. Gli agenti hanno eseguito vere e proprie detenzioni di massa, proprio di domenica, mentre la comunità stava partecipando alla Marcia per la pace in Colombia. Con il loro comportamento, soldati e poliziotti hanno traumatizzato i bambini e i giovani impegnati nella manifestazione, con tanto di cartelloni, striscioni e bandiere inneggianti la fine della guerra. Hanno provocato il panico. Tutti i ragazzi, nel vedere lo sconcerto e l’angoscia della loro gente, si sono spaventati e hanno smesso di marciare”. A denunciare questo atto di violenza gratuita, senza rispetto per chicchissia, perpetrata dall’esercito e dalla polizia colombiana è don Angelo Casadei, parroco dell’unica chiesa cattolica che opera nel vasto territorio amazzonico di Remolino del Caguàn.
 
elicotteriLa testimonianza. Secondo il padre, si è trattato di un’azione che non ha tenuto conto dei diritti della comunità. È stato un operativo molto plateale a scopo dimostrativo, e che porta con sé molti soprusi. Tanto per cominciare, l’esercito ha imposto che il centro Telecom e il centro internet, unici contatti di questo sperduto paese della selva con il resto del mondo, venissero chiusi per ore, fino alla fine del blitz. Dalle 10.45 del mattino alle sei e mezzo del pomeriggio: dieci ore di isolamento forzato, negando la possibilità ai diciassette detenuti di poter comunicare con familiare e avvocati. “Un sopruso”, incalza il padre, che ha deciso di denunciare il tutto, con tanto di documenti e testimonianze, alla Fiscalia 251 di Bogotà.  
 
dietro le sbarreDetenzioni arbitrarie. Ma a quanto pare, lo smisurato uso della forza non è stata l’unica violazione. “Le colpe attribuite alle persone arrestate sono di ribellione, coltivazione illecite, terrorismo e per alcuni anche omicido – spiega don Angelo – tutte accuse davanti alle quali restiamo perplessi. Si tratta di colpe che cozzano con le attitudini di queste persone che da sempre ci dimostrano la loro preoccuapazione per il benessere della comunità. Per questo abbiamo deciso di rivolgerci  alla Procura di Bogotà, che dovrà gestire i procedimenti: chiediamo che questi casi vengano studiati secondo giustizia, tenendo in conto la realtà della popolazione civile di questa martoriata regione, che ha vissuto momenti molto difficili a causa della guerra, delle coltivazioni di coca e del totale abbandono dello Stato”. Remolino del Caguan è stato per decenni in mano alla guerriglia delle Farc e negli anni Ottanta era un mercato di pasta di coca a cielo aperto. Lo Stato non ha mai fatto niente per questa gente, abbandonata fra pallottole e narcotrafficanti. L’unico sentore della presenza statale, questi colombiani segregati in un triangolo di Amazzonia, ce l’hanno avuta attraverso i militari. Negli ultimi anni sono riusciti a spingere la guerriglia un po’ più a sud e si sono stanziati stabilmente a Remolino, dove controllano e schedano ogni movimento di ogni singolo passante. Ma finora, era stato un convivere piuttosto tranquillo, un sopportarsi a vicenda. Mentre domenica tutto è cambiato: è stato dato l’ordine di intervenire e di ammanettare tutti i sospetti filo-Farc e i presunti coltivatori di foglia di coca. Gente comune, contadini poverissimi, madri di famiglia, che stanno tentando di cambiare vita coltivando piante lecite, come il cacao e il caucho, grazie anche all’aiuto della Chiesa, ma che fanno fatica a sbarcare il lunario e quindi cadono facilmente nella tentazione di piantare un po’ di coca, che li aiuti a arrotondare uno stipendio miserrimo. E in tutto questo, lo Stato non c’è, sennò, appunto, negli operativi militari alla ricerca dell’illegalità. L’accusa di essere filo-guerriglieri, invece, è molto difficile da provare come da smentire. In questo posto tutto è promiscuo, per questa gente, che ha convissuto fino a poco fa con i ragazzi guerriglieri, è difficile giudicare il bene e il male. Il cambiamento è duro e lungo. E non si fa certo a colpi di blitz e di sorpusi.  
 
esercitoSuper partes. “Testimonio personalmente che la comunità sta vivendo un processo di cambiamento accogliendo i progetti alternativi lanciati dallo stato e dalla parrocchia, cacao, caucho e bestiame – precisa il missionario della Consolata - Siamo consapevoli che si tratta di un processo lento e proprio per questo dobbiamo appoggiarlo, stimulando le persone che si stanno aprendo a una mentalità nuova dopo tanti anni”. Ed è questo che vuole far presente alla Fiscalia. Prima di arrestare, processare e condannare della povera gente occore aver coscienza del dove e del come hanno vissuto in tutti questi anni. Remolino è un luogo complesso dalla storia allucinante. È il sunto di quanto è accaduto negli ultimi cinquant’anni in Colombia: la guerriglia, la coca, i paracos, il narcotraffico, l’esercito e in mezzo la gente comune, i civili, uniche vere vittime di questa dinamica di violenza.
“Ho scritto al procuratore quale portavoce dei sentimenti dei bambini e delle bambine di Remolino – incalza il parroco – che esprimono la loro angoscia e chiedono alle autorità competenti che li ridiano presti i loro familiari. Anzi, i bambini hanno scritto di loro pungo una lettera che io ho inoltrato a chi di dovere”.
 
 

Stella Spinelli

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