Quattordici leader delle Auc, fra cui il famigerato Mancuso, estradati negli Usa. Fallisce l'accordo in base alla legge Justicia y Paz
Nella prima mattinata di martedì,
il Governo, a sorpresa, ha ordinato l'estradizione negli Stati Uniti
di 14 dei più potenti capi del paramilitarismo colombiano,
primi fra tutti Salvatore Mancuso, il fondatore dell'Autodifesa unita
della Colombia. La motivazione: narcotraffico. La protezione
garantita loro dalla legge Giustizia e pace è venuta meno. Il
rapporto privilegiato con Alvaro Uribe si è rotto. Qualcosa è
cambiato e il tempo ci dirà fino a che punto.
Destinazione Usa. Sono già nelle mani della Dea
statunitense. Alle 6.45, Mancuso, Jorge 40, Gordolindo, Don Berna,
Cuco Vanoy e Hernan Giraldo, fra gli uomini più ricchi e
potenti al mondo fino a poco tempo fa, sono stati consegnati, catena
al collo, agli agenti Usa.
Dal carcere di Itagüí,
Barranquilla, e La Picota, Bogotá, i grandi capi sono stati
portati direttamente all'aereoporto di Catam, dove uomini
dell'Agenzia antidroga Usa li aspettavano per portarli diretti come
fusi in Florida, da dove saranno accompagnati in varie carceri del
paese.
Qualcosa è cambiato. Gli uomini consegnati sono i membri
della famigerata Auc che avevano accettato l'accordo con il governo
di Uribe: smobilitare il gruppo dei paracos con il compromesso di non
tornare più a delinquere, e in cambio carcere morbido e senza
estradizione. Inoltre, se avessero ammesso tutte le loro colpe e
accettato di consegnare i loro beni allo Stato, che poi li avrebbe
usati per risarcire le vittime, si sarebbero assicurati pene più
lievi. Ma qualcosa è andato storto e la richiesta di
estradizione pendente sulle loro teste e autorizzata dalla Corte
Suprema ha avuto la meglio.
Le motivazioni ufficiali sono che uno
di loro, il così chiamato Macaco, avrebbe continuato a
delinquere nonostante la promessa e che molti altri non hanno
consegnato i beni per il risarcimento delle vittime, quelle migliaia
di famiglie che hanno visto i propri cari morire sotto i colpi dei
paracos.
Fra amici. La mossa di Alvaro Uribe arriva nel
pieno dello scandalo sulla collusione fra politica e paramilitarismo che lo sta
travolgendo, tanto che è stato appena aperto un procedimento a suo carico, basato
sulle testimonianze di
paramilitari smobilitati. Il cerchio si chiude e il presidente non ha
carte da giocare se non quella di cercare di allontanare le fonti primarie di
tante notizie scomode e pericolose. Specialmente in vista della
riforma costituzionale che dovrebbe permettergli di ricandidarsi,
cavalcando l'onda della popolarità, che nonostante tutto
ancora lo accompagna.
Per molti analisti, concedendo
l'estradizione i leader delle Auc dimostra di negoziare con l'amico
George Bush, per cercare di non perderne il prezioso appoggio, indispensabile
ora come non mai.
Tasselli mancanti. Proprio adesso che il bandolo
dell'intricata matassa della verità colombiana si stava
dipanando, dunque, vengono allontanati gli attori principali. Quel
che avranno da dire sarà ascoltato negli Usa e chissà
se troverà la strada per tornare in Colombia, dove tanta,
troppa gente sta ancora aspettando di sapere. Troppi capitoli restano
da affrontare: quello sulla parapolitica e sui rapporti fra i
notabili e i leader paracos era appena all'inizio. Mancava ancora, per
esempio, tutta la parte sui loschi legami in Antioquia, pagine
interessanti e troppo scomode per chi in quella regione ci ha
costruito la carriera politica. Vedi Uribe. Ed era appena all'inizio
lo scottante paragrafo sul rapporto fra le multinazionali delle
banane e le Auc. Ma adesso è tutto rinviato a data da
destinarsi. Sempre che arrivi mai.