13/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Quattordici leader delle Auc, fra cui il famigerato Mancuso, estradati negli Usa. Fallisce l'accordo in base alla legge Justicia y Paz
 
Nella prima mattinata di martedì, il Governo, a sorpresa, ha ordinato l'estradizione negli Stati Uniti di 14 dei più potenti capi del paramilitarismo colombiano, primi fra tutti Salvatore Mancuso, il fondatore dell'Autodifesa unita della Colombia. La motivazione: narcotraffico. La protezione garantita loro dalla legge Giustizia e pace è venuta meno. Il rapporto privilegiato con Alvaro Uribe si è rotto. Qualcosa è cambiato e il tempo ci dirà fino a che punto.

aucDestinazione Usa. Sono già nelle mani della Dea statunitense. Alle 6.45, Mancuso, Jorge 40, Gordolindo, Don Berna, Cuco Vanoy e Hernan Giraldo, fra gli uomini più ricchi e potenti al mondo fino a poco tempo fa, sono stati consegnati, catena al collo, agli agenti Usa.
Dal carcere di Itagüí, Barranquilla, e La Picota, Bogotá, i grandi capi sono stati portati direttamente all'aereoporto di Catam, dove uomini dell'Agenzia antidroga Usa li aspettavano per portarli diretti come fusi in Florida, da dove saranno accompagnati in varie carceri del paese.

alvaro uribeQualcosa è cambiato. Gli uomini consegnati sono i membri della famigerata Auc che avevano accettato l'accordo con il governo di Uribe: smobilitare il gruppo dei paracos con il compromesso di non tornare più a delinquere, e in cambio carcere morbido e senza estradizione. Inoltre, se avessero ammesso tutte le loro colpe e accettato di consegnare i loro beni allo Stato, che poi li avrebbe usati per risarcire le vittime, si sarebbero assicurati pene più lievi. Ma qualcosa è andato storto e la richiesta di estradizione pendente sulle loro teste e autorizzata dalla Corte Suprema ha avuto la meglio.
Le motivazioni ufficiali sono che uno di loro, il così chiamato Macaco, avrebbe continuato a delinquere nonostante la promessa e che molti altri non hanno consegnato i beni per il risarcimento delle vittime, quelle migliaia di famiglie che hanno visto i propri cari morire sotto i colpi dei paracos.

alvaro uribe e george w. bushFra amici. La mossa di Alvaro Uribe arriva nel pieno dello scandalo sulla collusione fra politica e paramilitarismo che lo sta travolgendo, tanto che è stato appena aperto un procedimento a suo carico, basato sulle testimonianze di paramilitari smobilitati. Il cerchio si chiude e il presidente non ha carte da giocare se non quella di cercare di allontanare le fonti primarie di tante notizie scomode e pericolose. Specialmente in vista della riforma costituzionale che dovrebbe permettergli di ricandidarsi, cavalcando l'onda della popolarità, che nonostante tutto ancora lo accompagna.
Per molti analisti, concedendo l'estradizione i leader delle Auc dimostra di negoziare con l'amico George Bush, per cercare di non perderne il prezioso appoggio, indispensabile ora come non mai.

Tasselli mancanti. Proprio adesso che il bandolo dell'intricata matassa della verità colombiana si stava dipanando, dunque, vengono allontanati gli attori principali. Quel che avranno da dire sarà ascoltato negli Usa e chissà se troverà la strada per tornare in Colombia, dove tanta, troppa gente sta ancora aspettando di sapere. Troppi capitoli restano da affrontare: quello sulla parapolitica e sui rapporti fra i notabili e i leader paracos era appena all'inizio. Mancava ancora, per esempio, tutta la parte sui loschi legami in Antioquia, pagine interessanti e troppo scomode per chi in quella regione ci ha costruito la carriera politica. Vedi Uribe. Ed era appena all'inizio lo scottante paragrafo sul rapporto fra le multinazionali delle banane e le Auc. Ma adesso è tutto rinviato a data da destinarsi. Sempre che arrivi mai.

Stella Spinelli

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