14/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Continua lo sciopero degli agricoltori, decisi a trattare con i governatori e far pressione sul governo. Che non cede
L'Argentina continua a essere scossa dallo sciopero degli agricoltori, grandi e piccoli. Gli enti che li raggruppano in questa settimana hanno in previsione vari incontri con i governatori delle province agricole, strategia per trovare una via d'uscita al conflitto con il governo scatenato dall'aumento delle tasse sull'esportazione dei prodotti del campo. Dopo essere scesi in piazza, paralizzando il paese, a metà di marzo, e dopo essersi placati per le promesse della presidente, Cristina Kirchner, una settimana fa hanno ripreso lo sciopero per il niente di fatto con il governo. Che resta fermo sulle sue posizioni: per esportare grano, soia e semi di girasole l'imposta è dal 35 al 44 percento in più. Niente discussioni. La Kirchner e il suo entourage sono convinti che il settore agricolo sia in parte responsabile dell'inflazione, e ha pensato che rincarare l'esportazione significhi disincentivare i produttori a vendere all'estero e a svuotare così il mercato interno, costringendo gli argentini a comprare sul mercato internazionale dominato da prezzi altissimi. Rincarare le imposte dell'export significa dunque preservare il mercato interno e placare l'inflazione.

proteste argentineI blocchi. In questa seconda fase di protesta che, a quanto è stato annunciato, durerà fino a giovedì prossimo, i coltivatori sono tornati a bloccare le strade, frenando il passaggio dei camion che trasportano il grano e gli alimenti di prima necessità. Nella settimana di sciopero scatenatosi a marzo, molti negozi di generi alimentari si svuotarono per lo stop ai rifornimenti. Questa volta, però, sembrano intenzionati a impedire il passaggio unicamente ai trasportatori del grano destinato all'estero, senza pregiudicare il mercato interno.

proteste agricoleMa perché incontrare i governatori delle province? Si tratterebbe di un piano per rompere o almeno danneggiare l'alleanza di alcuni di loro con il governo centrale e far pressione per averla vinta. Si sono incontrati per ora con Juan Schiaretti, governatore di Cordoba, che si è quindi autoescluso dalle fila dei kirchneristi. Ha infatti già ribadito che è d'accordo con molte delle richieste dei produttori e ha fatto sapere che non sarà presente al congresso di domani del justicialismo, il movimento che ora fa capo ai Kirchner all'interno del quale era candidato a ricoprire la carica di portavoce.
Al contrario, Daniel Scioli, della provincia di Buenos Aires, ha lasciato la palla a tre funzionari per mantenersi distante da ogni coinvolgimento, tanto da attirarsi le ire degli scioperanti: “Atteggiamento da pagliacci”, hanno commentato. Ma secondo Scioli chiedere un dialogo in queste condizioni di tensione è assurdo, dato che dovrebbe avvenire senza nessun tipo di condizionamento. E in più ha precisato che la protesta è ormai politicizzata e lui, che fu vice di Nestor Kirchner, non vuole desidera che nessuna metta zizzania tra di loro.
Sembrano probabili riunioni con Hermes Binner, Santa Fe, Alberto Rodriguez Saà, Sal Luis, e Jorge Capitanich, del Chaco. E, se l'incontro con Saà sembra logico data la sua lontananza con la maggioranza, l'incontro con Capitanich suona molto improbabile, dato che si tratta di uno dei governatori più vicini a Kirchner.

proteste argentineIl Governo. Se alla Casa Rosada arrivano da ogni parte segnali nefasti che questo sciopero durerà ben oltre giovedì, (“Non c'è nessun motivo che ci sia una tregua”, ha dichiarato Eduardo Buzzi presidente della Federazione agraria), i Kirchner ribadiscono la linea dura. Anzi, l'ex presidente, nell'atto di domani, pare pronuncerà un discorso molto pesante contro i quattro enti agricoli in conflitto.
Ma Buzzi, forte dell'atteggiamento di Schiaretti, non si è limitato a dichiarare che lo sciopero potrebbe prolungarsi, ha anche incitato gli altri governatori a seguire il buon esempio: “Ci sono presidenti di provincia che si animano, e questo è un esempio. È il primo che riceve i quattro enti in sciopero e a dire che le imposte di export devono essere abbassate. Che Schiaretti marchi la via ad altre province”.

Contraccolpi. In bilico per la protesta degli agricoltori è, di riflesso, l'industria dell'export. Gli imbarchi di prodotti del campo sono di nuovo congelati per lo sciopero e se si considera che l'Argentina è uno dei maggiori esportatori di alimenti agricoli del mondo, il conto è presto fatto. Le perdite economiche sono inestimabili. Come gravi sono i contraccolpi che arrivano al mercato finanziario: i bonus argentini sono caduti del 20 percento.
Il clima è di totale incertezza, dato che la soluzione sembra lontana, e la paura di una nuova crisi finanziaria dilaga, anche via web, tanto da costringere la Banca Nazionale a fare un annuncio pubblico per tranquillizzare gli argentini: nessuna fuga di capitali, quindi niente panico. Ma la ferita è ancora troppo aperta e brucia ancora.
 

Stella Spinelli

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