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Da più fronti. Gli attacchi a Chavez non arrivano
soltanto dagli Usa, anzi, un fuoco incrociato si sta levando contro
Caracas. Se da Palazzo Narino, a Bogotà, sin dal giorno dopo
l'uccisione di Reyes si andava dicendo che i documenti ritrovati in
quell'accampamento inchiodavano il Venezuela a pesanti responsabilità
di filo-terrorismo, con tanto di fughe di notizie finite su importanti
settimanali come Semana, (che pubblicarono parte dei contenuti
scottanti in edizioni speciali), adesso a rincarare la dose ci pensa la stampa
Usa. Il Wall Street
Journal ha già scritto che fonti di intelligence
considerano veritieri gli archivi dell'ormai famigerato pc e quindi tutte le insinuazioni
contro Caracas. E non solo.
Le accuse di Chavez. Ma il carismatico presidente
venezuelano non ci sta e passa al contrattacco. “Il governo
colombiano sì che ha seri problemi, perché lì ci
sono gli assassinati. Lì stanno le prove dell'invasione dell'Ecuador,
delle bugie del presidente Uribe”, ha detto, aggiungendo che
il computer di Reyes si chiama "Geroge W.-Uribe". Quindi si è rivolto direttamente
ai suoi
cittadini: “Allerto il popolo venezuelano e le Forze Armate
sull'intenzione del governo della Colombia di provocarci”, di
scatenare una guerra per giustificare l'intervento armato Usa, in
particolare insistendo in manovre sotterranee negli stati di Zulia e Tachira,
sul confine colombiano. In particolare nel ricco Zulia, governato dal
leader dell'opposizione venezuelana Manuel Rosales, gli Usa
starebbero finanziando intenti secessionisti.
Grandi manovre. E mentre gli animi si scaldano, gli Usa fanno le prove
generali. Dopo 58 anni, ripristinano la Quarta Flotta,
disattivata dopo la Seconda guerra mondiale. Dal primo luglio di
quest'anno, dunque, l'Armata Usa tornerà ad avere un comando di alto
livello specificamente dedicato a supervisionare il lavoro delle sue
unità in America Latina e nei Caraibi. Un portavoce militare statunitense ha assicurato
però a Bbc Mundo che questo non implicherà
un aumento della presenza militare statunitense nella regione. Ma per
molti osservatori, siamo di fronte a una mossa molto simbolica, con la quale la
Casa
Bianca intende far la
voce grossa con i vari governi anti-Usa nati ultimamente in
Sudamerica. Si tratterebbe più di una decisione politica che
militare, dunque, dovuta al fatto che a causa dell'imponente impegno in Afghanistan
e Iraq, gli Stati Uniti hanno dovuto lasciar perdere il
controllo da sempre avuto sul continente americano, che di
conseguenza si è sganciato dalla sua influenza. E adesso corrono ai ripiari,
mostrando i muscoli. “Anche se i vari paesi del Sudamerica sono
impegnati in una corsa agli armamenti, nessuno potrà
mai rappresentare una minaccia militare per gli Stati Uniti”, ha
spiegato a Bbc Mundo Alejandro Sanchez, analista associato al
Consiglio sugli affari emisferici. E a futura memoria dell'onnipotenza Usa, da
ora in poi ci saranno anche le navi militari
a stelle e strisce che solcheranno in lungo e in largo i mari del sud. Non bastava
la miriade di basi sparse nel
continente. Stella Spinelli
Parole chiave: chavez, sudamerica, colombia, venezuela, stati uniti, quarta flotta