12/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il partito di Dio ha vinto? Secondo molti ha tradito la fama di baluardo della resistenza
Scritto per noi da
Michaela De Marco

Il governo libanese fa un passo indietro e l'opposizione ritira i miliziani dalle strade della capitale. da Beirut: Il governo libanese sabato pomeriggio ha ritirato le sue richieste "anti-Hizbollah", relative all' "illegalità" del network della "resistenza islamica" e alla rimozione del responsabile della sicurezza dell'aereoporto internazionale di Beirut dal suo incarico. Hizbollah, il Partito di Dio, ha vinto. Ha ottenuto, con la forza, quello che voleva. Ha conquistato Beirut in poco più di dieci ore. Ha mostrato i muscoli. Il governo ora sa di essere letteralmente sotto minaccia.

Nel suo discorso alla nazione, il premier libanese Fuad Siniora, sabato pomeriggio, non ha mancato di esprimere la sua rabbia nei confronti del Partito di Dio che l'ha messo in una posizione a dir poco imbarazzante: "Non siamo stati noi a dichiarare guerra a Hezbollah: è stata Hezbollah a dichiarare guerra a noi. Il nostro Stato non finirà sotto il controllo dei golpisti. Non abbiamo dichiarato e non dichiareremo guerra a Hezbollah, ma non accetteremo l'assalto ai quartieri e alle case e l'uccisione di civili innocenti. Non accetteremo che Hezbollah e le sue armi rimangano nelle condizioni attuali, le armi non ci metteranno paura, non torneremo sulle nostre decisioni, anche se utilizzeranno le loro armi più di quanto hanno fatto fino ad ora". Il premier, nel suo discorso, ha anche attaccato l'esercito: "Ho chiesto al comando dell' esercito di assumersi la sua piena responsabilità per proteggere il libanesi e preservare la pace civile, ho insistito affinché l'esercito facesse fronte ai suoi doveri nazionali, senza esitazioni e ritardi, cosa che invece ancora non ha fatto. Ho nuovamente chiesto all'esercito di imporre la sicurezza a tutti e in tutte le regioni del Paese e di costringere gli uomini armati a lasciare le strade immediatamente, e rimuovere il sit-in in corso da un anno e mezzo nel centro di Beirut".

Hizbollah ha accolto festosamente la sua vittoria e ha iniziato a ritirare le sue milizie dai quartieri occupati riconsegnandoli all'esercito. Ma il comunicato, trasmesso dalla rete televisiva Al-Manar, vicina al movimento, afferma che invece la "disobbedieza civile", e quindi i sit-in in corso nella capitale dal 2006, continuerà, fino a quando non saranno accolte le richieste del partito. L'azione di forza di Hizbollah ha tuttavia scosso l'opinione pubblica libanese. Ziad Talhouq, giornalista ANSA a Beirut, ha commentato: "Una volta rispettato o comunque tollerato da molti libanesi come una formazione di guerriglieri anti-isreliani, con il suo blitz di ieri a Beirut, il movimento sciita Hizbollah è ormai definitivamente sceso dal suo 'piedistallo' di baluardo della 'resistenza' per trasformarsi in una 'volgare' milizia". Di fronte al notiziario in tv, una studentessa libanese di venticinque anni ha commentato le dramatiche immagini degli scontri per le strade di Beirut: "Il Libano è un paese unico nella sua specie. Nel resto del mondo arabo la situazione politica la puoi semplificare con uno schema esaustivo: da una parte il dittatore con la sua cerchia, dall'altra i sudditi. Nel Paese dei Cedri non vale questa logica. Qui in Libano, l'eterogeneità confessionale e comunitaria, non consente tali semplificazioni. Il Libano non lo può comandare nessuno, perchè è un grogiuolo di minoranze che vogliono tutte avere un peso nella sfera politica. Forse non c'è "democrazia", nel senso che alla fine siamo pur sempre soggetti alle decisioni dei padroni lì in parlamento, come voi in Italia del resto. Ma c'è libertà di espressione. In Siria non potresti mai parlare di politica, è proibito. Qui in Libano puoi farlo nella massima libertà. Certo non hai la stessa libertà a Dahiye, il quartiere sciita di Beirut: non puoi certo andar lì a parlare male di Hizbollah. Ed infatti se c'è qualcuno che qui in Libano odia la democrazia e la combatte in tutti i modi, questo è Hizbollah: 'Non la pensi come me? allora ti sparo'. Ti pare 'democratica' quest'occupazione della città? Oggi hanno occupato mezza città, o forse più. Hanno chiesto alla gente che ne pensava? No. Loro si prendono quello che vogliono con le armi. Che razza di governo potrebbe mai nascere da azioni del genere?".

E mentre negli ambienti di potere si studia una possibile mediazione, nei quartieri colpiti da quella che molti hanno definito la "guerra IN-civile" la gente tenta di farsi strada tra i rottami, e piange i suoi trentaquattro morti. Sabato notte a Tripoli, nel nord del Libano, s'è consumata l'ennesima battaglia tra miliziani della maggioranza e miliziani dell'opposizione. Secondo fonti locali, circa 7mila persone hanno abbandonato la città per sfuggire ai combattimenti, che hanno provocato al morte di almeno un civile, una donna, e il ferimento di decine di persone. La mattina successiva è tuttavia giunta la rassicurante notizia che l'esercito ha ripreso il controllo dei quartieri settentrionali della città dove ieri si son tenuti i tragici scontri. Sabato sera il cuore di Beirut, generalmente invaso dalla vivace gioventù libanese, era deserto. Anche nel quartiere cristiano, relativamente sicuro, i pochissimi ristoranti aperti erano vuoti. Le strade della città erano più bloccate che mai. Il compromesso raggiunto nel pomeriggio si dimostra estremamente fragile. Una donna alla guida del suo taxi s'è rifiutata di portarmi nel quartiere sunnita da quello cristiano di Ashrafiye: "Cosa vuoi andarci a fare laggiù? è tutto bloccato, e io ho francamente paura di avventurarmi per quelle strade. Dicono che è passato in mano all'esercito, ma ci sono ancora molti di Hizbollah. Non troverai nessuno disposto a portarti lì. Oggi pomeriggio ho visto Siniora in televisione. Poi abbiamo sentito su Al-Manar che Hizbollah rinuncia all'occupazione. Ma in questo momento a Tripoli ci sono in corso altri scontri. Vogliono farci credere che la guerra è finita? Bugiardi! Tu mi dirai che noi libanesi ci siamo abituati a queste cose? Bè, ti dico che non ci si abitua mai alla guerra. Se avessi un passaporto me ne andrei volentieri in Europa! Anzi, sai che ti dico? Che ora ti riaccompagno a casa e me ne vado a casa da mio marito anche io, che qui per strada, questa sera, tira una aria cattiva!".
 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano
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