Il
governo libanese fa un passo indietro e l'opposizione ritira i
miliziani dalle strade della capitale. da
Beirut: Il governo libanese sabato pomeriggio ha ritirato le sue
richieste "anti-Hizbollah", relative all' "illegalità"
del network della "resistenza islamica" e alla rimozione
del responsabile della sicurezza dell'aereoporto internazionale di
Beirut dal suo incarico. Hizbollah, il Partito di Dio, ha vinto. Ha
ottenuto, con la forza, quello che voleva. Ha conquistato Beirut in
poco più di dieci ore. Ha mostrato i muscoli. Il governo ora
sa di essere letteralmente sotto minaccia.

Nel suo discorso
alla nazione, il premier libanese Fuad Siniora, sabato pomeriggio,
non ha mancato di esprimere la sua rabbia nei confronti del Partito
di Dio che l'ha messo in una posizione a dir poco imbarazzante: "Non
siamo stati noi a dichiarare guerra a Hezbollah: è stata
Hezbollah a dichiarare guerra a noi. Il nostro Stato non finirà
sotto il controllo dei golpisti. Non abbiamo dichiarato e non
dichiareremo guerra a Hezbollah, ma non accetteremo l'assalto ai
quartieri e alle case e l'uccisione di civili innocenti. Non
accetteremo che Hezbollah e le sue armi rimangano nelle condizioni
attuali, le armi non ci metteranno paura, non torneremo sulle nostre
decisioni, anche se utilizzeranno le loro armi più di quanto
hanno fatto fino ad ora". Il premier, nel suo discorso, ha anche
attaccato l'esercito: "Ho chiesto al comando dell' esercito di
assumersi la sua piena responsabilità per proteggere il
libanesi e preservare la pace civile, ho insistito affinché
l'esercito facesse fronte ai suoi doveri nazionali, senza esitazioni
e ritardi, cosa che invece ancora non ha fatto. Ho nuovamente chiesto
all'esercito di imporre la sicurezza a tutti e in tutte le regioni
del Paese e di costringere gli uomini armati a lasciare le strade
immediatamente, e rimuovere il sit-in in corso da un anno e mezzo nel
centro di Beirut".

Hizbollah ha accolto festosamente la
sua vittoria e ha iniziato a ritirare le sue milizie dai quartieri
occupati riconsegnandoli all'esercito. Ma il comunicato, trasmesso
dalla rete televisiva Al-Manar, vicina al movimento, afferma che
invece la "disobbedieza civile", e quindi i sit-in in corso
nella capitale dal 2006, continuerà, fino a quando non saranno
accolte le richieste del partito. L'azione di forza di Hizbollah ha
tuttavia scosso l'opinione pubblica libanese. Ziad Talhouq,
giornalista ANSA a Beirut, ha commentato: "Una volta rispettato
o comunque tollerato da molti libanesi come una formazione di
guerriglieri anti-isreliani, con il suo blitz di ieri a Beirut, il
movimento sciita Hizbollah è ormai definitivamente sceso dal
suo 'piedistallo' di baluardo della 'resistenza' per trasformarsi in
una 'volgare' milizia". Di fronte al notiziario in tv, una
studentessa libanese di venticinque anni ha commentato le dramatiche
immagini degli scontri per le strade di Beirut: "Il Libano è
un paese unico nella sua specie. Nel resto del mondo arabo la
situazione politica la puoi semplificare con uno schema esaustivo: da
una parte il dittatore con la sua cerchia, dall'altra i sudditi. Nel
Paese dei Cedri non vale questa logica. Qui in Libano, l'eterogeneità
confessionale e comunitaria, non consente tali semplificazioni. Il
Libano non lo può comandare nessuno, perchè è un
grogiuolo di minoranze che vogliono tutte avere un peso nella sfera
politica. Forse non c'è "democrazia", nel senso che
alla fine siamo pur sempre soggetti alle decisioni dei padroni lì
in parlamento, come voi in Italia del resto. Ma c'è libertà
di espressione. In Siria non potresti mai parlare di politica, è
proibito. Qui in Libano puoi farlo nella massima libertà.
Certo non hai la stessa libertà a Dahiye, il quartiere sciita
di Beirut: non puoi certo andar lì a parlare male di
Hizbollah. Ed infatti se c'è qualcuno che qui in Libano odia
la democrazia e la combatte in tutti i modi, questo è
Hizbollah: 'Non la pensi come me? allora ti sparo'. Ti pare
'democratica' quest'occupazione della città? Oggi hanno
occupato mezza città, o forse più. Hanno chiesto alla
gente che ne pensava? No. Loro si prendono quello che vogliono con le
armi. Che razza di governo potrebbe mai nascere da azioni del
genere?".

E mentre negli ambienti di potere si studia
una possibile mediazione, nei quartieri colpiti da quella che molti
hanno definito la "guerra IN-civile" la gente tenta di
farsi strada tra i rottami, e piange i suoi trentaquattro morti.
Sabato notte a Tripoli, nel nord del Libano, s'è consumata
l'ennesima battaglia tra miliziani della maggioranza e miliziani
dell'opposizione. Secondo fonti locali, circa 7mila persone hanno
abbandonato la città per sfuggire ai combattimenti, che hanno
provocato al morte di almeno un civile, una donna, e il ferimento di
decine di persone. La mattina successiva è tuttavia giunta la
rassicurante notizia che l'esercito ha ripreso il controllo dei
quartieri settentrionali della città dove ieri si son tenuti i
tragici scontri. Sabato sera il cuore di Beirut, generalmente invaso
dalla vivace gioventù libanese, era deserto. Anche nel
quartiere cristiano, relativamente sicuro, i pochissimi ristoranti
aperti erano vuoti. Le strade della città erano più
bloccate che mai. Il compromesso raggiunto nel pomeriggio si dimostra
estremamente fragile. Una donna alla guida del suo taxi s'è
rifiutata di portarmi nel quartiere sunnita da quello cristiano di
Ashrafiye: "Cosa vuoi andarci a fare laggiù? è
tutto bloccato, e io ho francamente paura di avventurarmi per quelle
strade. Dicono che è passato in mano all'esercito, ma ci sono
ancora molti di Hizbollah. Non troverai nessuno disposto a portarti
lì. Oggi pomeriggio ho visto Siniora in televisione. Poi
abbiamo sentito su Al-Manar che Hizbollah rinuncia all'occupazione.
Ma in questo momento a Tripoli ci sono in corso altri scontri.
Vogliono farci credere che la guerra è finita? Bugiardi! Tu mi
dirai che noi libanesi ci siamo abituati a queste cose? Bè, ti
dico che non ci si abitua mai alla guerra. Se avessi un passaporto me
ne andrei volentieri in Europa! Anzi, sai che ti dico? Che ora ti
riaccompagno a casa e me ne vado a casa da mio marito anche io, che
qui per strada, questa sera, tira una aria cattiva!".