Giorno
importante l'11 maggio 2008 per la Serbia e i destini del
Kosovo.
I cittadini serbi – di Serbia e Kosovo - sono alle prese con
questa nuova scadenza elettorale per rinnovare il Parlamento e le
amministrazioni locali.

Una doppia scadenza tutta incentrata su temi
legati al destino dell’integrità territoriale della Serbia,
al suo futuro e all’inaccettata indipendenza del Kosovo da parte di
Belgrado che hanno acceso una campagna elettorale altrimenti poco
emozionante. Per il modo in cui sono giunte queste elezioni –
dimissioni del governo Kustunica proprio a seguito della recente
autoproclamata indipendenza del Kosovo – la partita oggi è
stata molto seguita tra i cittadini serbi kosovari. Anche Unmik,
seppur ancora in mezzo ai tanti problemi di management venuti a galla
dopo i recenti scontri di Mitrovica, si è fatta sentire. E’
da un mese che Joachim Rucker, massimo rappresentante Unmik, dopo una
fase iniziale di titubanza e non-decisione, continua a ribadire
giorno per giorno che, sebbene i serbi del Kosovo siano considerati
idonei a votare per i propri rappresentanti in occasione di questa
tornata elettorale -è riconosciuta loro la doppia
cittadinanza- lo stesso non può dirsi per le elezioni locali
che saranno dichiarate invalide da Unmik non ultimo in quanto, parole
del suo capo, “alimentano e rafforzano quelle strutture parallele
che Belgrado ha supportato sin dal 1999”. “Elezioni illegali non
potranno avere conseguenze legali”, sentenzia Rucker. Basso profilo
quindi di Unmik e inesistente presenza di delegati Osce evidente ai
seggi di Gracanica. Visibile era invece la presenza di pattuglie Kfor
fuori dai seggi e lungo le arterie cittadine.

Nel
giorno tanto atteso delle elezioni serbe qui si respirava così
un’aria tesa nonchè carica di pioggia in questo piccolo
villaggio nel cuore del Kosovo. Situata a pochi chilometri da
Pristina, Gracanica conta la più alta concetrazione di serbi
kosovari, Mitrovica escusa ovviamente, anche se la città
sull’Ibar oggi più di ieri è simbolo della
demarcazione politico-territoriale tra Kosovo e Serbia. La piccola
comunità di Gracanica è l’espressione più
colorita di multietnicità sul suolo kosovaro. Accanto alla
popolazione serba vi vivono infatti un ristretto numero di albanesi
kosovari, rom e bosniaci. Tuttavia, anche se per lo meno agli occhi
di uno straniero non risalta una divisione netta e una duplice
immagine della città, come succede invece con Mitrovica,
parlare di osmosi tra le varie etnie presenti a Gracanica è
sicuramente eccessivo. Proprio qui nel 2004 un diciassettenne,
Dimitrije Popovic, venne ucciso da proiettili
sparati da una macchina in transito sulla strada principale che
attraversa Gracanica e che collega Pristina ad altri centri albanesi.
La peculiarità di Gracanica la rendeva oggi importante e
carica di significato; poteva renderla anche particolarmente
vulnerabile. Infatti se disordini potevano verificarsi oggi in Kosovo
in occasione delle elezioni serbe, certo Mitrovica questo 11 maggio
sarebbe stata risparmiata. Possibili bersagli da parte di “teppisti”
potevano essere invece proprio centri come Gracanica.

Fortunatamente
così non è stato. Una mattinata calma e tranquilla si è
vissuta qui, sia dentro il seggio, affollato sin dalle prime ore del
voto, che sulla strada principale, dove autobus e macchine di
albanesi kosovari la attraversavano indisturbati e indifferenti. Come
prevedibile alta è stata l’affluenza alle urne. Tante le
persone che già alle 11.30 di mattina avevano votato,
sopratutto persone di mezza età, maggiormente uomini, e
particolarmente anziani. I tanti giovani hanno a disposizione
l’intero pomeriggio per farlo e sicuramente lo faranno. Visibile è
stata anche la presenza di alcuni membri della comunità rom.
Giornata importante anche per loro quindi, i quali, decidendo di
votare, hanno popolato la scuola sede del seggio, dove le tante
signore rom, quasi a sottolineare l’unicità dell’evento,
sfoggiavano un’eleganza ed un’accuratezza nell’abbigliamento
piuttosto inusuale. Considerando la posta in gioco, ossia le
aspettative e il futuro stesso dei cittadini serbi del Kosovo, queste
elezioni sono state percepite come molto importanti. Ciò è
riflesso oltre che nelle parole della gente, che fuori dai seggi
mostrava speranze rimaste inalterate negli anni, nell’alta
affluenza ai seggi, sicuramente in controtendenza rispetto al resto
della Serbia: l’espressione quasi certa di un voto che sarà
radicale.