12/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito controlla Beirut, ma si combatte a Tripoli e in zone druse
Mentre rimane spettrale la situazione a Beirut, dove le strade sono pattugliate dall'esercito e i quatrieri sono frazionati da decine di posti di blocco, la battaglia si infiamma nel resto del paese, coinvolgendo anche le milizie che fino a ieri erano rimaste in disparte.

Nella notte tra sabato e domenica si sono verificati diversi scontri armati a tripoli, dove miliziani di Hezbollah e alawiti si sono scontrati con filogovernativi armati legati al partito Mustaqbal di Saad Hariri. Una persona è morta e alcune altre sono rimaste ferite. Questa mattina sembrava tornata la tranquillità, ma poi gli scontri sono ripresi con ancor maggiore violenza, nei quartieri di Bab al Tebbaneh, Kobbeh e Jabal Mohsen. Spari ma anche esplosioni e colpi di armi pesanti hano terrorizzato la popolazione civile. Sono almeno 7mila le persone che hanno lascianto le proprie case per mettersi al riparo. Più difficile fare un bilancio delle vittime, che secondo alcune fonti sarebbero diciassette.

Sporadici scontri a fuoco si sono registrati anche nella valle della Bekaa, mentre la strada che porta verso la Siria è rimasta chiusa dai sostenitori del governo. Ma il nuovo fronte che sembra essersi aperto domenica è quello delle zone druse, a sud-est di Beirut, dove miliziani del partito di Walid Jumblatt, alleati con la maggioranza al governo, hanno combattito contro miliziani sciiti di Hezbollah. Queste ultime violenze sono scoppiate nei paesi abitati da sciiti nella zona del Monte Libano, area a maggioranza drusa. Anche qui la battaglia aveva avuto una prova generale sabato, quando simili scontri avevano provocato la morte di due sciiti nella città di Aley. A fianco degli sciiti e contro le milizie di Jumblatt combattono oggi anche i drusi alleati con le opposizioni, quelli del partito di Talal Arslan, nella zona litorale a sud di Beirut. Domenica Jumblatt ha chiesto al suo rivale druso Arslan di consentire che il Sud della regione del Monte Libano venga messo sotto l'autorità dell'esercito. “Chiedo al comandante dell'esercito, il generale Michel Suleiman, di schierare i soldati in tutta la regione” ha dichiarato poco dopo in televisione Arslan, che nel contempo ha chiesto alle milizie di Jumbletti di consegnare le armi all'esercito. Un cessate il fuoco è stato deciso per le 18 di domenica, ma un ora dopo combattimenti erano ancora in corso a Ras el Jabal e i media locali parlano di altre cinque vittime.

L'ennesimo terremoto politico e militare del paese dei Cedri è seguito con grande attenzione da tutti i paesi che in Libano hanno interessi e infulenza. Dalla Siria il quotidiano governativo Al Baath sostiene che l'azione di Hezbollah sia stata necessaria per scongiurare un complotto ordito a Washington: “L'opposizione – si legge - ha ristabilito la situazione in Libano, strappandolo dalle tutele straniere e sradicando alla radice il complotto che mirava a trasformare il Libano, o parte di esso, in un protettorato israeliano e in una nuova testa di ponte americana nella regione”. La lega araba ha convocato una riunione di emergenza al Cairo per studiare la situazione ed istituire una specie di tavolo negoziale per le parti in causa. Ali Yussef, presidente di turno della Lega e ministro degli Esteri del Gibuti, ha lanciato un appello ai libanesi affinchè diano prova di moderazione e accettino le proposte di soluzione arabe. Israele invece, fin dalla prima ora ha fatto sapere di seguire con apprensione le vicende libanesi che considera pilotate da Hezbollah, in quanto lunga mano dell'Iran e anche della Siria. “Israele deve essere pronto a tutto” ha dichiarato domencia il ministro della Difesa Ehud Barak. Il Libano, ha aggiunto il vice premier Haim Ramon, non ha più un governo ed è ormai uno stato di Hezbollah.
 

Naoki Tomasini

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