24/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Serge Michel e Paolo Woods, Contrasto DUE, 2004
 
 
"L’America applaude quelli che combattono per la libertà e l’indipendenza, ma non andrà all’estero alla ricerca di mostri"

(John Quincy Adam Sesto presidente degli Stati Uniti, luglio 1821)
 
"Lei che li conosce, mi dica. Gli americani sono solo idioti e maldestri o il loro progetto è veramente distruggere il nostro paese?"
(Un commerciante di Mosul)
 
Caos americano è un diario viaggio, di quattro viaggi, compiuti dal fotografo Paolo Woods e dal giornalista Serge Michel in Afghanistan e in Iraq. Le immagini di Woods e i racconti di Michel si integrano per fornire un quadro della realtà dei due paesi prima e dopo l’intervento militare statunitense, per mostrare come la guerra ne abbia cambiato il volto. Fino al 2001 Afghanistan e Iraq avevano poco o nulla in comune, oggi sono realtà rese simili proprio dall’invasione americana.
Serge Michel e Paolo Woods hanno compiuto un primo viaggio in Afghanistan nella primavera del 2002; nel loro percorso di 3000 chilometri hanno attraversato un paese che dopo la caduta dei taleban si preparava a ricominciare: hanno sentito parlare del ritorno dei rifugiati, di fine della coltivazione dell’oppio e di ricostruzione. Ma già nel 2003, durante il loro secondo viaggio, il caos aveva ripreso il sopravvento: il Sud del paese, abbandonato dalla comunità internazionale, assisteva al ritorno dei talebani, mentre nel Nord i signori della guerra avevano ricominciato le loro lotte fratricide.

Dopo il viaggio in Afghanistan, nella primavera 2004 Serge Michel e Paolo Woods hanno risalito l’Iraq da sud a nord, da Bassora fino a Mosul. In Iraq l’esercito americano ha creato il caos fin dal suo arrivo, lasciando mano libera ai saccheggiatori rimuovendo gli ingranaggi dell’amministrazione baathista e sciogliendo l’esercito regolare che era in gran parte ostile a Saddam. Michel e Woods raccontano di come gli americani, con la lunga lista di errori commessi siano riusciti a inimicarsi il popolo che dichiaravano di voler liberare, trasformando l’Iraq in un paese dilaniato dall’odio: contro gli americani, contro i fedeli di Saddam, contro gli sciiti, i curdi e i sunniti. Come racconta loro un iracheno: "In questo paese abbiamo conosciuto tutti i regimi: il regno di un impero orientale (quello Ottomano), quello di un impero occidentale (i britannici), il regno di un re, quello di un generale, poi quello di un dittatore. E adesso è il regno del Caos. Gli americani hanno promesso democrazia ma hanno introdotto la caoscrazia."
 
Le vicende umane che i due reporter riportano, incredibili e miserabili allo stesso tempo, fanno capire quanto grande sia la distanza che divide la guerra raccontata dai media dalla realtà dei popoli che la subiscono. Stare fisicamente dalla loro parte del fronte permette loro di mostrare il paradosso delle vittorie militari americane: invece di rendere il mondo più sicuro, stanno fabbricando i nemici di domani. La Pax americana si è trasformata nel Caos americano.
 
Gli autori:  
Serge Michel è un reporter di 35 anni, ha lavorato nell’ex Unione Sovietica, in Europa dell’Est e in Medio Oriente. Vincitore del premio Albert-Londres nel 2001, è stato corrispondente da Teheran e quindi dai Balcani. I suoi racconti riescono a combinare la freschezza dello stile all’accuratezza dell’analisi; nelle sue pagine riesce a veicolare il peso del dolore e la rabbia mantenendo l’equilibrio grazie a colorate digressioni sulla cultura araba e appassionate visioni di ironia collettiva.
Paolo Woods, ha 34 anni, è un fotoreporter. Ha viaggiato ripetutamente in Iran, Iraq, Pakistan e Afghanistan. I suoi reportage sono stati pubblicati da svariate testate internazionali e sono stati esposti in diverse mostre. In questo volume propone una serie di 85 immagini in bianco e nero, utilizzando il formato quadrato tipico delle vecchie macchine fotografiche sei per sei a dare alla raccolta il sapore dalla vita reale, lontana dalle frettolose generalizzazioni delle "Breaking News" dei media occidentali.
 

Naoki Tomasini

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