09/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli sciiti in Libano sono moderati, Hezbollah e Amal fanno solo parte della comunità
Beirut, 9 maggio 2008. La guerriglia per le strade della capitale libanese coinvolge anche il muftì di Tiro, sayyed Ali Amin, i cui uffici sono stati presi d'assalto dalle milizie di Amal, il partito sciita del presidente del parlamento Nabih Berri. “Queste azioni non hanno niente a che fare con lo sciismo, ma solo con la politica e quindi non ci appartengono” ha dichiarato lo stesso Amin alla televisione al-Arabiyà. Amin è da sempre un critico della politica di Hezbollah e di Amal. Pochi giorni fa Erminia Calabrese lo ha intervistato per noi.

Scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
 
Lo sheikh sayyed Ali Amin, mufti di Tiro e discendente della famiglia del profeta è la voce della comunità sciita che si oppone alla politica di Hezbollah. Ex-insegnante nella scuola religiosa Nedjaf Hawza è stato molto vicino ai leader del partito di Dio: Abbas al-Moussawi, Sobbi Tufaili e Hasan Nasrallah. Alla fine degli anni ’80 si oppose a Hezbollah quando questi iniziò il rapimento degli stranieri lasciando la scuola di Beirut per rifugiarsi al sud del paese, dove iniziò ad insegnare.
Oggi lo sheikh ritiene che la maggioranza degli sciiti in Libano siano “moderati” e che i movimenti come Amal e Hezbollah rappresentino solo il 40 per cento della comunità sciita.

Ali el AminIn cosa consiste il suo disaccordo con Hezbollah?
Non sono d’accordo con Hezbollah perché spinge in Libano nella guerra. Hezbollah deve cercare di diventare un partito politico. Non ha il diritto di essere una milizia. Le sue armi dovrebbero essere sotto la sovranità dello Stato libanese. E’ lo Stato libanese che deve decidere della guerra o della pace, non Hezbollah.

Eppure una volta lei è stato vicino alla leadership del partito.
Questo risale all’epoca dell’invasione israeliana del 1982. Ero in Iran, a Qom dove insegnavo diritto musulmano quando sono rientrato in Libano. Hezbollah si stava formando e molti studenti e uomini di religione, tra cui dei leader importanti di Hezbollah, venivano da me per chiedermi dei consigli. Ma le nostre relazioni erano limitate allo studio, alla religione non alla politica.

Quando e perché si è allontanato dal partito?
A quel tempo Hezbollah non era ancora un partito era solo un movimento culturale. È proprio quando questo movimento si è politicizzato che ho preso le distanze da loro. Si erano allineati su idee puramente importate dall’Iran e volevano eliminare chiunque non le condividesse. Tra il 1986 e il 1987 Hezbollah è entrato in conflitto con Amal, allora ho lasciato Beirut e sono andato al Sud per insegnare. Ho sposato la linea moderata sostenendo per qualche tempo Amal.

Perché in Occidente è diffusa l’idea che gli sciiti in Libano siano tutti con Hezbollah?
Ci sono molte ragioni. Una delle principali è che Hezbollah possiede dei media molto forti. La seconda è che il governo libanese non prende in considerazione lo sciita “moderato”, ma ogni volta che deve comunicare con la comunità sciita libanese lo fa attraverso Hezbollah che non rappresenta la maggioranza degli sciiti in Libano. Tutti gli aiuti dello Stato al Sud arrivano tramite Hezbollah così chi non è con questo partito è debole. Lo Stato libanese e neanche gli Stati stranieri vedono i “moderati”. Ogni volta che arriva qui una delegazione italiana o francese tratta con gli estremisti e non con noi. Questo l’ho detto ad un responsabile italiano quando è venuto a Tiro. Gli ho detto: i vostri aiuti li avete dati solo agli estremisti ed è solo con loro che stabilite relazioni. I francesi al congresso Saint-Cloud hanno invitato come rappresentanti della comunità sciita solo Hezbollah. E noi moderati?

C’è possibilità che le armi di Hezbollah vengano integrate in quelle dello Stato?
Questo è il nostro scopo. Bisogna che i miliziani entrino a far parte dell’esercito libanese e che Hezbollah diventi solo un partito politico.

Cosa pensa della vittoria divina dopo la guerra dell’estate 2006?
Ma quale vittoria divina. Dio non fa guerre, vuole che la gente viva in pace. Non c’è nessuna vittoria. Io ero al sud ai tempi del bombardamento e ho visto morire molta gente e distruggere interi villaggi. Io non li ho visti gli effetti della vittoria.

Pensa a un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah?
E’ molto probabile. Basti pensare alla situazione interna in Libano, nel sud e nel governo in Israele. So che qualcosa succederà, tutte queste manovre israeliane al confine fanno paura.

Chi ha ucciso Imad Moughniyye?
Non siamo esperti di investigazioni e i siriani stanno ancora indagando. Alcuni dicono Israele altri agenti di sicurezza internazionale. Noi aspettiamo.

Ci sarà un presidente prima delle legislative del 2009?
Lo speriamo, per il nostro paese. Forse nella prossima sessione (il 13 maggio, ndr) avremo un presidente.

Quale è la sua visione del Libano? E’ per l’eliminazione del sistema confessionale?
Certo che si. Vogliamo uno Stato dove le leggi siano uguali per tutti e dove sia lo Stato ad essere l’unico riferimento. Come cittadino le dico che mi è indifferente l’appartenenza confessionale di un ministro, di un deputato o di un funzionario. Ciò che conta per me è la sua competenza e la sua preparazione professionale.

Quanta influenza hanno le sue idee nella comunità sciita ?
Noi non abbiamo un partito ma lavoriamo per uno Stato dove ci sia la convivenza pacifica tra tutte le confessioni. La nostra voce rappresenta la più influente nella comunità sciita. Vogliamo uno Stato per tutti. Il supporto che la comunità sciita ha dato ad Hezbollah fu solo per scacciare Israele dal Sud ora l’occupazione del Sud è finita. Noi purtroppo non abbiamo né la capacità mediatici né quella militare di Hezbollah.

E le fattorie di Cheba’?
Dopo la guerra del 12 Luglio è stato accettato che questo affare fosse risolto attraverso mezzi diplomatici e le forze Onu.

L’idea di fare un partito?
No, sono un uomo di religione. Io metto in guardia gli sciiti dalla politica di Hezbollah e di Amal.

Eppure c’è chi dice che alle prossime elezioni del 2009 presenterà un partito?
Anche se ci sarà un nuovo partito non sarò io alla guida.

E di Nasrallah e della sua strategia cosa ne pensa?
Nasrallah è un uomo con molto carisma. La gente lo ama molto ed è anche molto rispettato e una persona distinta ma ha una capacità militare enorme supportata dall’Iran. La sua strategia è quella dell’Iran.
 
Parole chiave: Ali el Amin,
Categoria: Politica, Religione
Luogo: Libano
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