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Il principale teatro degli scontri nella notte
e questa mattina è stata la zona di Ras el Nabeh, dove
miliziani di Hezbollah e Amal si sono scontrati con quelli d
Mustaqbal, mentre elementi delle forze libanesi sparavano dai tetti
con i cecchini, che pare abbiano causato il ferimento di sette
civili.
Mentre ancora si sentono spari nel quartiere
occidentale di Hamra, la zona commerciale della città, giungono notizie di altri
miliziani della maggioranza che si
arrendono. Poco fa hanno consegnato le armi i miliziani di Hariri e
Jumblatt nella cona di Bchamoun, e la televisione di Hezbollah
annuncia che si è arreso anche un ufficiale delle milizie del
druso, che avrebbe invitato i suoi uomini ad arrendersi, accusando
Jumblatt di averli venduti. Nella battaglia delle ultime ore colpisce
il relativo disimpegno delle Forze Libanesi, le milizie maronite di
Samir Geagea, che sono rimaste praticamente inattive, come se
attendessero sviluppi ulteriori (come l'intervento di forze straniere
o dell'Unifil) o come se avessero deciso di abbandonare le milizie,
ormai sconfitte di Hariri. Poco fa l'ambasciatore saudita in Libano
ha persino consigliato al premier Fouad Siniora di rassegnare le
dimissioni. Sono in corso colloqui telefonici tra il presidente del
parlamento Nabih Berri, di Amal ed esponenti della maggioranza, che
però non avrebbero per ora portato risultati.
Ieri durante il suo discorso, inaspettatamente violento e
minaccioso rispetto al suo registro abituale, Nasrallah aveva
accusato la maggioranza di aver dichiarato guerra all'opposizione. Si
riferiva alla decisione di smantellare la rete di telecomuinicazioni
del gruppo, un provvedimento che indebolirebbe sensibilimente le loro
capacità militari. Nasrallah ha proposto alla maggioranza di
abbandonare la tendopoli delle opposizioni che da un anno e mezzo
occupa il centro di Beirut, in cambio della possibilità di
mantenere la rete di telecomuinicazioni, ma Hariri ha deciso di
passare la patata bollente nelle mani di Michel Suleiman, capo
dell'esercito libanese e principale canditato alla poltrona
presidenziale. Secondo il generale Michel Aoun, alleato delle
opposizioni, per questa scelta Hariri sarebbe responsabilie della
devastazione delle ultime 24 ore in città. Hariri viene
accusato di essere uno strumento nelle mani degli interessi stranieri
in Libano: sauditi, israeliani, statunitensi e francesi. “Il sostegno internazionale
al governo è
inutile -diceva ieri Aoun- quel che conta è chi può
combattere”. Anche Nasrallah nel discorso di ieri aveva spiegato
che quella in corso non è una guerra civile o confessionale tra
sciiti e sunniti, ma “la guerra tra una resistenza patriottica da
un lato e un piano americano dall'altro”. “Noi non siamo deboli
-diceva- mentre il goveno ha paura di fallire nel suo piano”. I
fatti sul terreno per ora gli danno ragione, ma ancora una volta
Beirut si trova ad essere un teatro di guerra, una situazione che non
può essere una vittoria per nessuno.Naoki Tomasini