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I fatti. E' stato lo stesso Evo Morales ha dare l'annuncio: “Il più presto possibile sarà
promulgata la legge approvata dal Senato che prevede la convocazione di un referendum
per la possibile revoca del mandato presidenziale e di quello dei nove governatori
delle provincie del Paese”. Dunque, ancora pochi mesi, tre, e sapremo con esattezza
che fine farà il governo del leader indigeno, il primo nella storia del Paese
andino. “Spero che il Senato mi dia presto la possibilità di promulgare la legge
e che questo referendum rispetti i tempi” ha detto Morales che ha aggiunto: “Il
referendum che potrebbe revocare il mio mandato è un bene per il Paese. Con questo
metodo si rispetta le legalità, lo stato di diritto e soprattutto si rispetta
il Congresso Nazionale”. E dire che questo referendum revocatorio (il cui progetto
iniziale fu voluto dallo stesso Morales nel dicembre scorso), potrebbe mettere
definitivamente la parola fine sulla crisi socio-politica che da mesi sta interessando
il Paese, mandando all'aria i progressi fatti finora e i risultati ottenuti.
Il referendum. Strano percorso quello del referendum. Il progetto voluto da Morales fu subito
approvato dalla Camera dei deputati (a maggioranza Mas, il partito del presidente),
ma bloccato al Senato per via di alcuni cavilli sulla forma del progetto stesso.
Sono passati alcuni mesi e ecco che, dopo i referendum semi-legali sull'autonomia
svolti nella provincia di Santa Cruz, anche il il Senato ha deciso di rispolverare
il progetto dell'esecutivo e di approvarlo in toto a margine di una seduta. Entro
novanta giorni, quindi,come prevede la legge boliviana, i cittadini saranno chiamati
ad esprimersi sulla continuazione del mandato presidenziale e dovranno scegliere:
continuare sulla strada che fino a oggi ha condotto il Paese verso l'unità nazionale
e l'alleanza fra Stati progressisti del continente o optare per le richieste di
autonomia delle ricche province che ritengono l'esperienza Morales ormai conclusa.
Giornate convulse. Da novembre a oggi la Bolivia ne ha vissute parecchie di giornate dense di colpi
di scena. Dall'approvazione della nuova carta costituente, votata senza la presenza
dell'opposizione, nel novembre scorso, fra sostenitori di Morales e prefetti legati
all'opposizione è stata battaglia. Battaglia sfociata con la decisione dei governatori
delle provincie più ricche del Paese di indire referendum per l'approvazione di
statuti autonomi per le loro regioni. E i risultati, almeno nel primo referendum
(quello ritenuto illegale dall'esecutivo), tenutosi a Santa Cruz sembrano dare
loro ragione: l'85 percento della popolazione, infatti ha votato a favore dell'autonomia
(anche se nel conteggio si deve considerare l'alto tasso di astensione alle urne).Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter