09/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, a breve un referendum per la possibile revoca del mandato presidenziale
Ormai è una questione di giorni e sapremo se il governo di Morales potrà continuare il suo progetto di sviluppo sociale del Paese.
  
I fatti. E' stato lo stesso Evo Morales ha dare l'annuncio: “Il più presto possibile sarà promulgata la legge approvata dal Senato che prevede la convocazione di un referendum per la possibile revoca del mandato presidenziale e di quello dei nove governatori delle provincie del Paese”. Dunque, ancora pochi mesi, tre, e sapremo con esattezza che fine farà il governo del leader indigeno, il primo nella storia del Paese andino. “Spero che il Senato mi dia presto la possibilità di promulgare la legge e che questo referendum rispetti i tempi” ha detto Morales che ha aggiunto: “Il referendum che potrebbe revocare il mio mandato è un bene per il Paese. Con questo metodo si rispetta le legalità, lo stato di diritto e soprattutto si rispetta il Congresso Nazionale”. E dire che questo referendum revocatorio (il cui progetto iniziale fu voluto dallo stesso Morales nel dicembre scorso), potrebbe mettere definitivamente la parola fine sulla crisi socio-politica che da mesi sta interessando il Paese, mandando all'aria i progressi fatti finora e i risultati ottenuti.

Il referendum. Strano percorso quello del referendum. Il progetto voluto da Morales fu subito approvato dalla Camera dei deputati (a maggioranza Mas, il partito del presidente), ma bloccato al Senato per via di alcuni cavilli sulla forma del progetto stesso. Sono passati alcuni mesi e ecco che, dopo i referendum semi-legali sull'autonomia svolti nella provincia di Santa Cruz, anche il il Senato ha deciso di rispolverare il progetto dell'esecutivo e di approvarlo in toto a margine di una seduta. Entro novanta giorni, quindi,come prevede la legge boliviana, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla continuazione del mandato presidenziale e dovranno scegliere: continuare sulla strada che fino a oggi ha condotto il Paese verso l'unità nazionale e l'alleanza fra Stati progressisti del continente o optare per le richieste di autonomia delle ricche province che ritengono l'esperienza Morales ormai conclusa.

Giornate convulse. Da novembre a oggi la Bolivia ne ha vissute parecchie di giornate dense di colpi di scena. Dall'approvazione della nuova carta costituente, votata senza la presenza dell'opposizione, nel novembre scorso, fra sostenitori di Morales e prefetti legati all'opposizione è stata battaglia. Battaglia sfociata con la decisione dei governatori delle provincie più ricche del Paese di indire referendum per l'approvazione di statuti autonomi per le loro regioni. E i risultati, almeno nel primo referendum (quello ritenuto illegale dall'esecutivo), tenutosi a Santa Cruz sembrano dare loro ragione: l'85 percento della popolazione, infatti ha votato a favore dell'autonomia (anche se nel conteggio si deve considerare l'alto tasso di astensione alle urne).
Per portare la Bolivia a nuove elezioni non è sufficiente che i contrari alla continuazione del mandato presidenziale siano la maggioranza della popolazione. Per revocare il mandato, infatti, i voti contro il leader boliviano dovranno superare quelli ottenuti alle elezioni presidenziali da Morales, ossia dovranno essere più del 53,7 percento. E in caso la popolazione decidesse di revocare il mandato presidenziale e quello del vicepresidente, Morales dovrà convocare le elezioni entro un periodo di tempo che va da tre a sei mesi. Intanto la Bolivia, dopo Haiti, resta il paese più povero del continente americano.

Alessandro Grandi

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità