
Se era un terrorista già prima, ormai sarà difficile accertarlo. Ma di sicuro
il kuwaitiano Abdallah Salih al Ajmi lo è stato quando si è fatto saltare in aria,
la settimana scorsa a Mosul, uccidendo diverse persone. Un attentato suicida come
tanti, tra quelli che da anni insanguinano l'Iraq, se non fosse per un particolare:
che il kamikaze era un ex detenuto di Guantanamo.
Al Ajmi era stato trasferito nel 2005 in Kuwait, dove in seguito un tribunale
lo assolse dalle accuse del terrorismo, rimettendolo in libertà. Cosa ha fatto
in questi anni non è noto, ma nei giorni scorsi i giornali arabi sono riusciti
a ricostruire le sue ultime settimane. Insieme a due suoi presunti complici, al-Ajimi
si è recato un mese fa in Siria, grazie a nuovi passaporti che a loro non avrebbero
mai dovuto essere dati. Dalla Siria, l'ex “nemico combattente” di Guantanamo ha
comunicato le sue intenzioni suicide alla famiglia, poi è entrato in Iraq e ha
compiuto l'attentato suicida il 29 aprile. Le famiglie sono state avvertite qualche
giorno dopo la morte da alcune telefonate anonime, che fanno presumere la presenza
di un'organizzazione terroristica dietro gli attentati.
Secondo il comandante di Marina Scott Rye, un portavoce del Centcom, il comando
centrale delle forze Usa con sede a Tampa che controlla le attività militari in
Iraq, l'obiettivo dell'attentato suicida in cui è morto Ajmi era un'unità delle
forze militari irachene.