Scritto per noi
da
Erminia Calabrese
La
capitale senza presidente e senza un governo (ormai) sembra essere
arrivata ad un punto di non ritorno. La khat al tamas (
letteralmente “linea di contatto”, conosciuta come linea verde,
quella cioè che durante la guerra civile divideva Beirut in
due) è stata di nuovo innalzata. Per chi l’avesse
dimenticato quello di ieri era uno sciopero, indetto dalla
Confederazione generale dei lavoratori, per chiedere un aumento
salariale e protestare contro l’aumento dei prezzi, che ha toccato
anche gli alimenti di prima necessità

Ancora una
volta il confronto sempre più aspro tra la maggioranza
(Hariri- Geagea- Joumblatt, blocco 14 Marzo) e l’opposizione
(Nasrallah- Berri- Aoun, blocco 8 Marzo) ha avuto la meglio spogliando
lo sciopero della sua vera essenza e rivestendolo con abiti
“comunitari” o di “scontro tra confessioni”. Così le
milizie illegali hanno potuto giustificare la loro discesa in campo
presentandosi come ai tempi della guerra civile (1975-1990) come
“protettrici della loro zona”, legata chiaramente ad una
confessione. Gli uomini delle milizie hanno ripreso a sparare, gli
stessi uomini che nel corso di varie manifestazioni a Beirut
organizzate lo scorso Aprile per commemorarare l’anniversario
dell’inizio della guerra civile (13 Aprile 1975) avevano giurato
che mai più avrebbero preso le armi per puntarle contro un
altro libanese. “Stavolta è diverso, se il nostro leader ci
chiama noi dobbiamo rispondere”, mi dice un miliziano di Amal.

Nei quartieri
di Beirut, nella valle della Bekaa, a nord così come al sud
ancora oggi si continua a sparare. Una donna uccisa e altre quattro
persone sono rimaste ferite in scontri avvenuti nella città di
Saadnayel, riferisce la tv al- Jazeera, mentre l’agenzia ufficiale
libanese Nna riferisce di due feriti durante gli scontri a Tripoli,
al nord del paese. Auto dell’ambasciata iraniana sono state prese a
sassate al confine con la Siria mentre atitvisti del movimento al-
Mustaqbal, capeggiato da Saad Hariri, hanno chiuso le strade che
conducono al confine siriano. Il capo dell’esercito, Michel
Sleimane, candidato alla nomina presidente della repubblica, ha
dichiarato al settimanale libanese Magazine che “garantirà
l’unione dell’Esercito e che i leader politici non hanno
diritto di sabotare l’unità del paese”. “Hezbollah vuole
il dialogo e vuole mantenere le sue armi e la sua rete telefonica”
ha invece dichiarato il segretario generale di Hezbollah, Hasan
Nasrallah nel corso di un discorso televisivo trasmesso dalla
televisione al- Jazeera. Il leader ha inoltre inviato una
proposta al governo Seniora a cui avrebbe offerto di “smantellare il sit- in di
piazza dei Martiri” (sit-in che blocca il
centro città dal 1 Dicembre 2006 chiedendo le dimissioni del
premier Sinora e nuove elezioni) in cambio del mantenimento della rete di telecomunicazioni
.

Pochi giorni fa
il governo Seniora ha dichiarato illegale la rete telefonica privata
e il sistema di videosorveglianza delle piste dell’aeroporto
allestiti da Hezbollah. Il governo aveva tolto dall’incarico il
responsabile della sicurezza il generale Wafiq Chouchair. Intanto a
Beirut girano varie voci sugli avvenimenti degli ultimi giorni. Per
alcuni attivisti dell’opposizione il responsabile della crisi
sarebbe il leader druso Joumblatt “che sta ora portando a termine
il lavoro degli israeliani”, quello cioè di creare caos nel
paese. Per altri ancora Amal e Hezbollah avrebbero rifiutato
l’offerta generosa di Hariri e Joumblatt di riattivare
quell’alleanza tripartita del 2005 che gli permise di vincere le
elezioni e ne stanno ora pagando il prezzo. Al di la di ogni
supposizione e idee di complotto, che sono sempre le prime a venir
alla luce in Libano, gli avvenimenti degli ultimi due giorni hanno
mostrato quanto le due coalizione siano pronte ad una guerra. Se non
è già questa una guerra.