08/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Guantanamo, gli avvocati dei detenuti accusano: abbiamo i telefoni controllati
Che le telefonate verso l'estero di molti americani fossero controllate dall'intelligence Usa, si sapeva: esigenze di sicurezza nazionale in tempi di guerra al terrorismo, si è sempre difesa Washington. Ma che venissero origliate pure le conversazioni degli avvocati che difendono i presunti terroristi di Guantanamo, è una nuova accusa e viene direttamente da alcuni dei legali, che si sono rivolti a un tribunale con l'assistenza del Center for Constitutional Rights.

“Credo che mi ascoltino sempre le telefonate”, ha detto John Chandler, un veterano dell'esercito e ora avvocato di Atlanta, che rappresenta sei detenuti di Guantanamo. Un altro ha ammesso di aver dovuto cambiare il telefono, perché strani suoni lo avevano convinto che avesse una cimice. Altri legali hanno dichiarato che il sospetto di essere controllati ha cambiato il loro modo di lavorare, alcuni fino al punto di non accettare nuovi clienti perché non possono assicurare loro la segretezza delle loro informazioni. In un caso, un avvocato si è sentito dire dalla sua scorta militare a Guantanamo “riferimenti a informazioni personali sulla mia famiglia, che non gli avevo rivelato”.

Non è la prima volta che arrivano accuse di controllo telefonico da parte degli avvocati di presunti terroristi: le prime risalgono al 2001. Ma un dossier organizzato come quello presentato dal Center for Constitutional Rights non si era mai visto. Il dipartimento di Giustizia non ha commentato pubblicamente, ma in una risposta legale di marzo, i suoi legali hanno scritto che non possono né confermare né negare le accuse, perché farlo “comprometterebbe le fonti e i metodi delle comunità di intelligence degli Stati Uniti”. In passato, funzionari del dipartimento di Giustizia hanno dichiarato che i loro poteri di sorveglianza dei terroristi non mirano in particolare agli avvocati, ma “telefonate riguardanti queste persone non vengono automaticamente escluse”.
 

Alessandro Ursic

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