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“Credo che mi ascoltino sempre le telefonate”, ha detto John Chandler, un veterano
dell'esercito e ora avvocato di Atlanta, che rappresenta sei detenuti di Guantanamo.
Un altro ha ammesso di aver dovuto cambiare il telefono, perché strani suoni lo
avevano convinto che avesse una cimice. Altri legali hanno dichiarato che il sospetto
di essere controllati ha cambiato il loro modo di lavorare, alcuni fino al punto
di non accettare nuovi clienti perché non possono assicurare loro la segretezza
delle loro informazioni. In un caso, un avvocato si è sentito dire dalla sua scorta
militare a Guantanamo “riferimenti a informazioni personali sulla mia famiglia,
che non gli avevo rivelato”.
Non è la prima volta che arrivano accuse di controllo telefonico da parte degli
avvocati di presunti terroristi: le prime risalgono al 2001. Ma un dossier organizzato
come quello presentato dal Center for Constitutional Rights non si era mai visto.
Il dipartimento di Giustizia non ha commentato pubblicamente, ma in una risposta
legale di marzo, i suoi legali hanno scritto che non possono né confermare né
negare le accuse, perché farlo “comprometterebbe le fonti e i metodi delle comunità
di intelligence degli Stati Uniti”. In passato, funzionari del dipartimento di
Giustizia hanno dichiarato che i loro poteri di sorveglianza dei terroristi non
mirano in particolare agli avvocati, ma “telefonate riguardanti queste persone
non vengono automaticamente escluse”.Alessandro Ursic